26 maggio 2017

Presidi sulle barricate «Sottopagati e umiliati rivogliamo la dignità»

laura biagiotti in fin di vitail personaggiotremila in piazza vicino al ministero con bandiere e cartelli «pochi soldi, troppa burocrazia». rassicurazioni dalla fedeliuccisi padre e figlio, erano camorristiil casolaura biagiotti in fin di vitail personaggiotremila in piazza vicino al ministero con bandiere e cartelli «pochi soldi, troppa burocrazia». rassicurazioni dalla fedeliuccisi padre e figlio, erano camorristiil caso
Ha festeggiato due anni fa alla Milano Fashion Week i 50 anni di carriera. Mezzo secolo di creatività che l’ ha spinta a guidare il made in Italy – tra le poche stiliste donne, insieme a Krizia – alla conquista dei mercati globali. Da ieri Laura Biagiotti è ricoverata in condizioni gravissime all’ ospedale Sant’ Andrea di Roma, in seguito all’ arresto cardiaco che l’ ha colpita nella sua residenza di Guidonia. Le manovre rianimatorie hanno consentito la ripresa dell’ attività cardiaca, ma il quadro clinico e gli accertamenti effettuati hanno attestato un grave danno cerebrale ed è stato avviato l’ iter di accertamento di morte cerebrale. di Tiziana CaroselliwROMAMeta notturna degli adolescenti romani, piazza San Cosimato, a due passi dal ministero dell’ Istruzione, è stata «espropriata» ieri mattina dai presidi. In diverse centinaia, arrivati da tutta Italia, si sono ritrovati nel cuore di Trastevere per dire «basta».«Primi per responsabilità, ultimi per retribuzioni», «contratto subito», «chi svende i dirigenti svende la scuola» gli slogan dei cartelli sventolati assieme alle bandiere dell’ Anp, l’ associazione che ha organizzato la protesta (anche inviando un drappello di manifestanti davanti a Montecitorio). Sullo sfondo del palchetto allestito per l’ occasione un enorme striscione con la scritta «La rabbia dei presidi». Ne ha sintetizzato le ragioni il presidente dell’ Anp, Giorgio Rembado. «Hanno cercato di deriderci chiamandoci presidi-sceriffi. Siamo qui – ha spiegato – per dire basta. A chi pensa che manifestiamo per i soldi e per avere le prerogative che ci spettano diciamo che sì è vero. Ma manifestiamo in primo luogo per la nostra dignità». La categoria rivendica da tempo il diritto a una equa retribuzione. «I nostri stipendi – ha detto Rembado – vanno almeno equiparati a quelli degli altri dirigenti della pubblica amministrazione». Tuttoscuola, che ha messo a confronto le retribuzioni nel settore pubblico, conferma che rispetto ai 62.890 della retribuzione media annua di un preside, un dirigente di seconda fascia degli enti pubblici non economici ne guadagna, ad esempio, 127.606. Eppure i presidi di responsabilità ne hanno tante. «Un capo d’ istituto ha in media 152 dipendenti, governa 6 o 7 plessi scolastici (ma qualcuno è arrivato a gestirne 25) e in ogni scuola entrano in media un migliaio di studenti» ha sottolineato Rembado. Il vice presidente dell’ Anp, Mario Rusconi, ha definito ormai «insostenibile» la situazione: «Grave sia dal punto di vista stipendiale sia da quello delle risorse, che non vengono date alle scuole, dotate di pochissime persone in segreteria, con moltissime responsabilità: dalla sicurezza degli edifici ai vaccini». Un «successo» anche lo sciopero indetto da un’ altra sigla sindacale, l’ Udir. «I presidi – commenta il presidente Marcello Pacifico – non ce la fanno più a sostenere un ruolo professionale fatto di responsabilità crescenti e soddisfazioni ridotte sotto lo zero. Ascoltandoli abbiamo compreso che sono gli stessi dirigenti a non volere più tacere su questioni che comportano implicazioni anche di carattere penale, quali sono la sicurezza degli istituti, oltre che le reggenze impossibili e la mancanza di supporto da parte dell’ amministrazione».Un primo risultato la protesta l’ ha sortito. Una delegazione di dirigenti è stata ricevuta dalla ministra Fedeli. «Ci ha detto – ha riferito Rembado – di essere favorevole all’ armonizzazione dei nostri trattamenti con quelli di università ed enti di ricerca come anche all’ eliminazione di forme vessatorie di burocrazia. E ha aperto un tavolo al quale siederanno anche le altre sigle sindacali del settore. Aperture ci sono state, ma la strada sarà lunga e faticosa». A fianco dei presidi si schiera il Codacons che lancia un ricorso collettivo per chiedere al Tar del Lazio la piena equiparazione dei loro diritti economici rispetto alle altre figure dirigenziali della pubblica amministrazione.
tiziana caroselli