26 maggio 2017

Presidi in piazza: «Ridateci la nostra dignità»

Tiziana Caroselli Roma. Meta notturna degli adolescenti romani, piazza San Cosimato è stata “espropriata” ieri mattina dai presidi. In parecchie centinaia, arrivati da tutta Italia (3.000 secondo i promotori) si sono ritrovati nel cuore di Trastevere per dire «basta». “Primi per responsabilità, ultimi per retribuzioni”, “contratto subito”, “chi svende i dirigenti svende la scuola” gli slogan dei cartelli sventolati assieme alle bandiere dell’ Anp che ha organizzato la protesta (anche inviando un drappello di circa 300 manifestanti davanti a Montecitorio). Sullo sfondo del palchetto allestito per l’ occasione un enorme striscione con la scritta “La rabbia dei presidi”. Ne ha sintetizzato le ragioni il presidente dell’ Associazione, Giorgio Rembado. «Hanno cercato di deriderci chiamandoci presidi-sceriffi. Siamo qui – ha spiegato – per dire basta. A chi pensa che manifestiamo per i soldi e per avere le prerogative che ci spettano, diciamo che è vero. Ma manifestiamo in primo luogo per la nostra dignità». La categoria rivendica da tempo il diritto a una equa retribuzione. «I nostri stipendi vanno almeno equiparati – ha detto Rembado – a quelli degli altri dirigenti della pubblica amministrazione». Tuttoscuola conferma che rispetto ai 62.890 della retribuzione media annua di un preside, un dirigente di seconda fascia degli enti pubblici non economici ne guadagna 127.606. Eppure i presidi di responsabilità ne hanno tante. «Un capo d’ istituto ha in media 152 dipendenti, governa 6 o 7 plessi scolastici (qualcuno è arrivato a gestirne 25) e in ogni scuola entrano in media un migliaio di studenti» ha sottolineato Rembado. Il vice presidente dell’ Anp, Mario Rusconi, ha definito ormai «insostenibile» la situazione: «grave sia dal punto di vista stipendiale sia da quello delle risorse, che non vengono date alle scuole, con moltissime responsabilità: dalla sicurezza degli edifici ai vaccini». Un «successo» anche lo sciopero indetto ieri da un’ altra sigla sindacale, l’ Udir. «I presidi – commenta il presidente Marcello Pacifico – non ce la fanno più a sostenere un ruolo professionale fatto di responsabilità crescenti e soddisfazioni ridotte sotto lo zero». Un primo risultato la protesta l’ ha sortito. Una delegazione di dirigenti è stata ricevuta dalla ministra Fedeli. «Ci ha detto – ha riferito Rembado – di essere favorevole all’ armonizzazione dei nostri trattamenti con quelli di università ed enti di ricerca e ha espresso la volontà di chiudere i contratti entro ottobre. Intanto ha aperto un tavolo al quale siederanno anche gli altri sindacati del settore». L’ Anp proseguirà lo stato di agitazione ribadendo l’ indisponibilità ad accettare incarichi di reggenza, a effettuare la chiamata diretta ad agosto, a compilare il portfolio per la valutazione. I dirigenti si rifiuteranno anche di surrogare l’ Avvocatura dello Stato per la difesa nel primo grado di giudizio dell’ Amministrazione. Al loro fianco si schiera il Codacons.