5 Aprile 2021

PREMIO NERONE 2021

    Il Codacons conferisce alla Sindaca di Roma, Virginia Raggi, il prestigioso premio “Nerone” 2021, per aver, in soli 5 anni, messo a ferro e fuoco la città di Roma.

    Il riconoscimento -che con grande orgoglio le viene consegnato- ricorda le gesta del grande Imperatore romano che ebbe la straordinaria capacità di radere al suolo la metropoli egemone, culturalmente e politicamente, del mondo antico, distruggendo 10 delle quattordici regioni che componevano la città, edifici pubblici, monumenti, insieme a circa 4.000 insulae e 132 domus.

    Per il lavoro dell’Amministrazione Raggi, sempre svolto con altissimo senso di inefficienza ed inefficacia, che ha condotto per mano la città di Roma, in ogni suo aspetto (rifiuti, trasporto pubblico locale, verde pubblico, cimiteri capitolini, manutenzione del manto stradale, opere incompiute, periferie dimenticate, solo per citarne alcuni) nella sua condizione peggiore a partire dall’incendio del 64 d.c., alla Sindaca il premio “Nerone” 2021.

    Si riportano di seguito, alcune delle gesta compiute dall’Amministrazione, rivissute anche tramite le pagine delle attuali cronache che, come Tacito negli Annales, hanno raccontato il più grave e terribile disastro che ha colpito la città di Roma negli ultimi anni.

    IL DISASTRO DEI RIFIUTI

    Raccolta differenziata e riduzione dei rifiuti

    Nel programma elettorale di Virginia Raggi si leggeva «Efficientamento della raccolta differenziata» e «progressiva riduzione della produzione dei rifiuti». Ed invece, per la prima volta in 10 anni, nel 2018 la differenziata, anziché aumentare, è diminuita clamorosamente e perfino l’Ama ha dovuto smentire quanto promesso dalla Raggi: nessuna possibilità di arrivare al «70% entro il 2021», si potrà arrivare al massimo al 55%.  Nel 2020, la nuova classifica stilata nel dossier di Legambiente ha visto la città metropolitana di Roma ancora una volta in ultima posizione, con appena il 50%.

     

    L’emergenza

    Sono ormai note alla cronaca, perché hanno fatto il giro del mondo approdando anche sul New York Times, le immagini dei cassonetti strapieni in tutti i quartieri, topi che scorrazzano tra l’umido che imputridisce al sole, allerta delle Asl per le condizioni igieniche dei marciapiedi, foto con distese di vermi. Una situazione emergenziale che ha attirato sulla città di Roma l’attenzione del Paese, oltre che della magistratura che ha aperto una inchiesta per verificare le eventuali responsabilità. Ma cosa ha fatto concretamente il governo della Sindaca Virginia Raggi per la raccolta e smaltimento dei rifiuti?

    Il piano rifiuti e le promesse su riciclo e compost

    “Non chiamiamoli rifiuti ma materiali post consumo”.  Questo lo slogan con cui Pinuccia Montanari, ex assessore all’Ambiente presentava il piano rifiuti licenziato in giunta ad aprile del 2017. Se non fosse che questo piano rivoluzionario non sia mai diventato realtà. Le promesse su riciclo e compost sono rimaste tali.

    Raccolta commerciale

    Un fallimento conclamato è stata anche l’applicazione del modello alle utenze non domestiche. Negozi, scuole, ospedali hanno lamentato per anni disservizi continui, da quando l’appalto del valore di 150 milioni di euro, con esternalizzazione ai privati, avrebbe invece dovuto portare grandi, e positivi, cambiamenti.

    I bilanci di AMA

    AMA, come è noto, continua a gestire il servizio per Roma Capitale, senza che sia stato ancora approvato il bilancio 2017. Un’azienda che sul fronte contabile naviga a vista, appesa a linee di credito che le banche non erogano più, a fornitori che hanno perso fiducia, impossibilitata a progettare e, soprattutto, ad assumere. Un’azienda che, nel corso dell’amministrazione Raggi ha visto avvicendarsi 7 cambi di vertice. Un’azienda che dispone di soli 2.500 mezzi, di cui ad oggi sono funzionanti solamente il 55%, poco più della metà.

    Gli interventi della Regione e la discarica in città

    La disastrosa situazione dei rifiuti correlata all’inerzia dell’Amministrazione Raggi ha imposto altresì l’intervento della Regione Lazio per tentare di arginare l’emergenza, dapprima con una ordinanza (quella del 5 luglio 2019), poi con la successiva del novembre 2019, nell’ambito della quale si è imposto a Roma capitale di individuare uno o più siti o impianti sul suo territorio che possano essere destinati allo smaltimento dei rifiuti ed infine con quella del gennaio 2020, emanata dopo la minaccia del commissariamento nel caso in cui l’Amministrazione non avesse indicato un sito definitivo per lo smaltimento dei rifiuti. E’ arrivata quindi la delibera di Giunta del 31 dicembre 2019 che ha individuato Monte Carnevale come sito definitivo. Scelta, questa, che è costata all’Amministrazione ricorsi al Tar presentati da alcuni cittadini con il fine di evitare che venisse costruita una discarica in un luogo ritenuto idrogeologicamente inidoneo, vicino a una area protetta, e alle abitazioni. E non solo. Notizie di stampa riportano che la Procura della Repubblica di Roma, in persona della dott.ssa Nunzia D’Elia, a seguito dell’esposto presentato dal consigliere regionale Marco Cacciatore il 3 marzo 2020, avrebbe aperto un fascicolo di indagine proprio in merito all’iter che ha condotto all’emanazione della delibera  con la quale Roma Capitale ha individuato la cava di Monte Carnevale come sito definitivo per lo smaltimento dei rifiuti.

    L’autmento della TARI

    “Non aumenteremo mai la tariffa” avevano promesso Virginia Raggi e Lemmetti.

    Ed invece alcuni quotidiani nazionali il 24 settembre 2020 hanno riportato la notizia che i cittadini romani, ai quali sono già imposte le aliquote TARI più alte d’Italia, subiranno un ulteriore aumento del 4%.

    La motivazione? Da un lato la Giunta capitolina ha approvato il piano economico finanziario della sua municipalizzata per il 2020 per un ammontare di 819,5 milioni per l’annualita’ in corso. Trentatre’ milioni di euro in piu’ rispetto al Pef del 2019 che aveva ricevuto un via libera per un totale di 786,9 milioni di euro. Lo scostamento, dunque, peserà sulle tasche dei cittadini.

    Dall’altro, a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi previsti dal contratto di servizio,  Roma Capitale ha irrogato una sanzione nei confronti di AMA che tuttavia, versando in una situazione economico-finanziaria disastrosa, “scaricherà” la multa sui cittadini attraverso un aumento delle tariffe.

    TRASPORTI PUBBLICI

    Inutile dire che anche sul versante dei trasporti pubblici, l’Amministrazione di Virginia Raggi ha fallito clamorosamente. Il trasporto pubblico, infatti, proprio per via della mancata adozione di misure adeguate di implementazione del servizio, non è stato e continua a non essere in alcun modo in grado di far fronte alla complessiva domanda di mobilità e comunque di assicurare tempi di percorrenza certi, tempi di attesa accettabili e ragionevoli, adeguati collegamenti tra le zone della città, condizioni di viaggio secondo standard di qualità, efficienza e sicurezza, rete di TPL capillarmente diffusa su tutto il territorio comunale, congruità delle tariffe.

    Trasporto di superficie

    Come noto, la produzione di superficie, sulla quale grava la fetta più consistente degli spostamenti nella Città di Roma (circa 2/3), è calata di oltre il 25% in soli 8 anni, passando dai 112,8 milioni di km nel 2010 agli 84,6 del 2017 e agli 82,4 del 2018. Numerose sono state le soppressioni di intere linee per mancanza bus causa guasti (nel 2018, 1,65 mln di corse soppresse in più del 2015 e circa 4.380 corse di media in meno) incluse linee essenziali per gli ospedali.

    Le corse soppresse nel 2019 nel trasporto pubblico gestito da Atac sono state: Servizio metropolitano; 34.000 (93 in media al giorno); trasporto di superficie: 1.626.805 (1.813 in media al giorno), legate principalmente a guasti delle vetture, per mancanza di manutenzione e/o all’indisponibilità dei pezzi di ricambio, con il conseguente allungamento dei tempi di ripristino.
    Non solo. Oltre ad estenuanti attese alle fermate sovraffollate, è frequente vedere bus con display guasti e insegne scritte a mano, pannelli pericolanti, pulsanti di “fermata prenotata” rotti, porte che non si aprono, per non parlare degli oltre 60 autobus andati a fuoco tra il 2018 e il 2019. Mezzi andati in cenere in ogni angolo della città, dall’Appio Latino al centro storico, da Roma Nord alla Pontina.

    Senza dimenticare che le vetture hanno un’età media molto alta (12 anni), e la manutenzione si fa sempre più affannosa per mancanza di ricambi e carenza di manutentori.

    Trasporto metropolitano

    E il discorso, in termini di inadeguatezza, non muta neppure passando ad analizzare il trasporto pubblico metropolitano. Non deve di certo qui rammentarsi la presenza a Roma di sole 3 linee della metro, indiscutibilmente insufficienti per coprire l’enorme estensione della Città e garantire – quindi – la mobilità dei cittadini da una zona ad un’altra della Capitale.

     

    Disservizi

    Soltanto dall’inizio del 2020, l’Atac ha dovuto chiudere ben nove volte almeno una stazione della malandata linea A, senza contare le fermate off-limits per più tempo (su tutti piazza della Repubblica – 8 mesi e Barberini – 14 mesi, senza dimenticare Cornelia – 5 mesi, Spagna – 40 giorni e Policlinico – 2 mesi, Baldo degli Ubaldi – 3 mesi), il c.d blue Monday del 21 gennaio, con dimezzamento della linea A, fermate chiuse, navette sostitutive insufficienti, calca alle fermate per salire sui bus, il rallentamento del servizio in entrambe le direzioni di marcia fra Ottaviano e Battistini per un “guasto tecnico” del 22 gennaio, il cedimento della scala mobile della Stazione Furio Camillo del 9 febbraio, la chiusura tra Ottaviano e Battistini del 7 e 11 febbraio.

    Sulla linea B si è del pari assistito alla chiusura della stazione Bologna per guasto del 12 febbraio, all’interruzione delle tratte del 29 ottobre per la caduta di rami sulla rete elettrica, il blocco dell’intera linea per black out del 25 ottobre, il guasto alla stazione Garbatella con correlativa interruzione del servizio del 22 agosto, il guasto tecnico con correlativa sospensione del servizio del 18 agosto, il guasto alla stazione Magliana con linea in tilt fino a Termini del 6 agosto, il blocco del servizio per guasto tecnico tra Conca d’Oro-Ionio del 25 luglio.

    La “nuovissima” Metro C, analogamente alle concorrenti A e B, ha già presentato grandi problemi, a partire dal decoro urbano delle stazioni, alla mancanza di illuminazione nelle stazioni più periferiche con correlativo aumento dei rischi per la sicurezza di chi rientra in tarda sera, per arrivare e concludere con la frequenza delle corse del tutto insufficiente.

    Detta in altri termini, la Sindaca Raggi e l’amministrazione hanno continuato a concentrarsi su aspetti marginali della questione trasporti tralasciando quelle più importanti che stanno finendo di trascinare nel baratro l’intera mobilità cittadina.

    Accessibilità

    L’accessibilità al servizio metropolitano per le persone con disabilità è diventata sotto l’Amministrazione Raggi quasi impossibile. Nel periodo 2016-2019 si è assistito ad un abbassamento vertiginoso degli standard di qualità: montascale: dal 92,4% al 51,4%; ascensori: dal 98,6% al 68,7%; scale e tappeti mobili: dal 92,3% al 63,7%.

    Lo stallo delle infrastrutture

     

    Le talpe della linea C

    Era il 5 luglio 2019, e dopo 3 anni di mandato, Virginia Raggi annunciava con un tweet che il progetto della linea a piazza Venezia è “sempre più concreto”.  Le talpe sono arrivate a destinazione il 2 agosto, ma sono partite solo a inizio settembre per poi fermarsi nuovamente ad aprile 2020 a metà strada tra il Colosseo e i Fori Imperiali per l’ennesima inerzia dell’Amministrazione Comunale. Gli scavi sono poi ripresi, a seguito della delibera della Giunta capitolina del giugno 2020, ma ad oggi proseguono a rilento.

    Il nodo di San Giovanni rimasto incompleto

    Inaugurata nel 2018, come grande risultato dell’Amministrazione Raggi, la stazione San Giovanni ad oggi si presenta ancora incompleta. Il corridoio di collegamento tra i piani corrispondenze delle stazioni delle linee A e C non è mai stato aperto, a causa delle difformità, in termini di normativa antincendio, della stazione della Linea A. Per permettere il completamento del nodo servirebbe adeguare la stazione, ma a quanto risulta nessuno è stato incaricato di progettare l’adeguamento né è stato pianificato di alcun progetto.

     

    La dimenticata linea d

    Dal 2016 sulla scrivania dell’Assessore ha campeggiato una bozza di delibera che avrebbe permesso, da subito, di far ripartire la progettazione della linea D. Ad oggi ancora non c’è una delibera, ma solo promesse.

     

    I prolungamenti delle metro

    Nonostante gli interventi previsti dal PUMS, nessun prolungamento di metropolitana è stato portato avanti nella progettazione. 

    Roma Metropolitane verso il fallimento

    Roma Metropolitane, tra bilanci non approvati (l’ultimo bilancio approvato è del 2014), piani industriali fantasma e paventati licenziamenti rischia il fallimento, ancor più -poi- a seguito della recente sentenza della Corte d’Appello di Roma che ha condannato la municipalizzata al pagamento di oltre 20 milioni di euro al consorzio Metro C Spa, raggruppamento di imprese affidatario dal 2006 dei lavori per la terza linea metropolitana della Capitale.

    Il liquidatore della società Andrea Mazzotto ha inviato una lettera alla Sindaca dove si legge che “Dal 31 marzo 2021 la società non sarà in grado di onorare gli impegni correnti, divenendo dunque insolvente e, di conseguenza, trovandosi a dover interrompere ogni attività“.

     

    La gestione dell’emergenza covid-19

    Non è andata meglio per quanto concerne la gestione da parte dell’Amministrazione dell’emergenza Covid-19 in riferimento al TPL. Più in particolare, sin dall’inizio della c.d. Fase 2 gli utenti hanno denunciato vagoni dei convogli della metro sovraffollati, guasti alle scale mobili che comportano un inevitabile assembramento di persone, “marker” che dovrebbero assicurare la distanza di sicurezza di almeno 1 metro,  che non sono stati posizionati sul pavimento delle banchine in maniera corretta, assembramenti al di fuori delle stazioni fin dalle prime luci dell’alba con un’attesa di oltre 1 ora per salire su un vagone,  mezzi di trasporto,  da metropolitana, autobus, tram e treni,  abbandonati alla consueta sporcizia e non sanificati.

    Permessi ztl non rimborsati

    E’ caos sui rimborsi spettanti a cittadini ed esercenti per i permessi di accesso alle Ztl della capitali, inutilizzati durante il lockdown. Il totale immobilismo del Comune ha portato il Tar del Lazio a nominare un commissario ad acta che si sostituisca all’amministrazione per tutelare i diritti di utenti e lavoratori, e disporre in loro favore il rimborso di quanto pagato per le Ztl o il prolungamento della validità dei pass.

     

    IL DISASTRO DELLE CICLABILI

    Le piste ciclabili della Capitale rappresentano sempre più un rischio per i ciclisti a causa dell’incuria e del degrado che le caratterizza e a progetti realizzati senza le dovute accortezze per la sicurezza degli utilizzatori.

    Versano ormai da tempo in uno stato pietoso tale da rappresentare un potenziale pericolo per i ciclisti: buche, rifiuti, foglie, asfalto dissestato e vegetazione che impedisce la visuale su alcune ciclabili di Roma. Senza contare che le nuove piste realizzate dalla giunta Raggi, come ad esempio quella sulla Tuscolana o ad Ostia, non garantiscano la sicurezza degli utilizzatori a causa di alcuni evidenti errori di progettazione.

    LA SOSTA TARIFFATA

    Nel corso dell’Amministrazione Raggi è stata anche presentata una proposta di modifica della disciplina della sosta tariffata, formalmente al fine di recepire le disposizioni del PGTU approvato nel 2015 e sostanzialmente per aumentare gli introiti delle casse comunali. Il provvedimento dovrebbe prevedere l’adeguamento delle tariffe a tre euro l’ora nella Ztl del centro storico (oggi è a 1,20 euro), mentre nelle restanti aree della zona 1 (entro le Mura Aureliane) da uno a due euro. Nella zona 2, all’interno dell’anello ferroviario, la sosta sarebbe dovuta essere aumentata a 1,50 l’ora mentre nella zona 3, che comprende la fascia verde e si estende nell’ala est della città, ad un euro l’ora.  Dovrebbe inoltre essere prevista l’eliminazione delle strisce bianche, con un correlativo aumento degli stalli a pagamento dagli attuali 75.820 a circa 93.000 (+22%).

    Infine la proposta sospenderebbe la tariffa agevolata giornaliera pari ad euro 4,00 per otto ore continuative e la tariffa agevolata mensile pari ad euro 70,00, oltre che le esenzioni per i residenti in Via Appia, Via Cola di Rienzo, Viale Regina Margherita, Via dello Statuto, Via Magna Grecia, Piazza Vittorio, Viale Europa, Viale Parioli, Viale Giulio Cesare, Via Candia, dalle 10,00 alle 18,00 dei giorni feriali.

    Una proposta che se deliberata avrebbe quale unica conseguenza quella di imporre ai cittadini romani un esborso enorme, a fronte di un contesto di trasporto pubblico in alcun modo implementato e ancora significativamente deteriorato ed inefficiente.

    La sosta tariffata nell’emergenza covid-19

    Con ordinanza n. 63 del 18 marzo 2020, la Sindaca di Roma, Virginia Raggi, ha disposto di sospendere la tariffazione su tutti i posti auto, sia dei parcheggi di scambio di cui all’allegato 1 della medesima ordinanza, sia delle zone oggetto di pagamento della soste su strada di cui all’allegato 2, a decorrere dal 19 marzo 2020 fino alla data del 3 aprile, poi prorogata al 13 aprile e successivamente al 3 maggio “considerato il protrarsi dello stato di emergenza su tutto il territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’epidemia da COVID-19, ravvisata la necessità di favorire l’utilizzo dei mezzi privati per coloro che hanno la necessità di spostarsi per le finalità previste nei DPCM emanati e garantire al contempo il rispetto della distanza minima interpersonale dagli stessi decreti prevista

    Nonostante il protrarsi dell’emergenza e la vigenza di misure di contenimento del tutto analoghe a quelle poste a fondamento delle ordinanze sindacali del 18 marzo, 3 e 11 aprile, l’Amministrazione Capitolina, tuttavia, dopo il 3 maggio ha ritenuto di non prorogare ulteriormente la sospensione della tariffazione sui posti auto. Ciò al dichiarato fine di scongiurare l’utilizzo dei mezzi privati, ovvero il contrario -esatto- della motivazione posta alla base delle precedenti ordinanze sindacali che avevano sospeso il pagamento della sosta tariffata proprio per favorire il mezzo privato.

     

     

    VIABILITA’

    Come è noto, quello della viabilità nella città di Roma è un problema radicato che da anni incide e danneggia gli utenti e le attività essenziali della vita nella Capitale. Eziologicamente correlata al caotico traffico romano è certamente la diffusa pratica della c.d. “sosta selvaggia” che, indubitabilmente, rallenta il traffico e restringe lo spazio riservato al passaggio dei veicoli.

    L’inerzia del Comune di Roma rispetto a tale gravissima situazione è stata oggetto di molteplici esposti/diffide presentati dal Codacons. Ci si sarebbe attesi che l’Amministrazione Locale impegnasse le proprie risorse per adottare tutti gli atti a ciò finalizzati, andando ad intervenire non solo -in ottica repressiva- ma soprattutto -in un’ottica preventiva- con manovre efficaci atte ad incidere e -per il vero- a risolvere le reali cause dei disagi nella viabilità.

    Per converso, nel corso dell’Amministrazione Raggi si è assistito, da un lato, alla sospensione del  bando per l’affidamento esterno del servizio rimozione auto, pubblicato il 31 maggio 2018,  a tre anni di distanza dallo stop ordinato (nel 2015) dal Comando generale della Polizia Locale per presunte violazioni in materia fiscale da parte di due singole ditte aderenti al Consorzio Laziale Traffico e, dall’altro, all’approvazione della delibera dell’Assemblea Capitolina n. 75/2018 in materia di Congestion charge, misura che, ove attuata, non solo non diminuirà il transito e la sosta selvaggia delle auto nelle zone delimitate, ma comporterà un aggravio di costi per i cittadini che, come contropartita, non otterranno alcun miglioramento dei servizi.

    IL VERDE PUBBLICO

    Altro fallimento dell’Amministrazione Raggi è indubitabilmente la gestione del verde pubblico. Si leggeva nel volantino del 2016 «Elaborare programmi annuali di manutenzione del verde e delle alberature». Ed invece, in quasi quattro anni, l’amministrazione è riuscita ad affidare una sola gara, quella sulle potature parziali del valore cinque milioni di euro. Tutte le altre sono ancora bloccate tra farraginosi meccanismi burocratici e commissioni aggiudicatrici che non si riuniscono.

    Non si contano, poi, gli alberi caduti nel corso dell’Amministrazione Raggi. In tutto il 2016, prima dell’insediamento, a Roma erano caduti 48 alberi. Nel 2018, quasi 400. Un aumento del 730%. Sul punto, nel febbraio 2019, la Procura della Corte dei Conti ha aperto un fascicolo per verificare la sussistenza di eventuali responsabilità relative alla mancata manutenzione del verde ed in particolare delle piante ritenute pericolanti. Si contano invece quelli abbattuti e non sostituiti: oltre 10mila. La situazione nelle ville e nei Parchi di Roma è disastrosa.

    I CIMITERI CAPITOLINI

    Analogamente, anche sotto il profilo della gestione dei servizi cimiteriali di Roma Capitale, nel corso dell’Amministrazione Raggi si sono potute riscontrare negligenze ed inerzie che hanno portato i cimiteri nell’attuale stato di degrado.

    Sono molteplici, invero, le notizie di stampa che hanno descritto negli anni, con corredo di nutrita documentazione fotografica a riscontro, rifiuti sparsi sui marciapiedi a antistanti l’entrata dei Cimiteri,  lapidi distrutte, ponteggi abbandonati, transenne, piante abbattute, vasi rovesciati, residui di materiale edile (calcinacci, mattoni) dimenticati, vialetti difficilmente percorribili perché dissestati da voragini e buche,  scalinate coperte di erba e rifiuti di ogni tipo, escrementi di piccioni e loculi danneggiati nelle cappelle, cavi elettrici lasciati scoperti, alberi crollati da tempo o tagliati e poi dimenticati, recinzioni crollate, ferri ossidati in vista, intonaci distaccati in più punti e infiltrazioni d’acqua diffuse nelle palazzine.

     

    LE BUCHE STRADALI

    Altro punto decisamente critico della Amministrazione Raggi è la gestione della manutenzione del manto stradale del territorio della Città di  Roma. E’ sufficiente fare una passeggiata lungo le vie della Capitale, dal centro alle periferie, per imbattersi in strade disfatte, piene di buche, crepe, incrinature.  Basta che l’attenzione diminuisca un secondo, che si abbassi un attimo la guardia – sia che ci si muova a piedi che con i mezzi pubblici, che con i propri mezzi privati – e si rischia di cadere o di essere coinvolti in incidenti, con conseguenze anche molto critiche.

    La rassegna stampa sul tema è imponente e consegna ad oggi uno spaccato inquietante della situazione stradale romana.

    Il Rapporto 2019 sulle statistiche dell’incidentalità nei trasporti stradali del MIT (Ministero delle

    Infrastrutture e dei Trasporti) ha evidenziato che gli incidenti stradali rilevati dalla Polizia Locale di

    Roma Capitale dal 1 gennaio al 27 novembre 2019  avvenuti su tutto il territorio del Comune, dentro e fuori dal Grande Raccordo Anulare (escludendo lo stesso) sarebbero ventisettemila con feriti, 111 vittime della strada, 12.568 feriti con 184 refertati nei vari nosocomi con prognosi gravi. Quanto al 2018, il conteggio di Aci-Istat indica Roma come la città più pericolosa d’Italia con 110 morti, un dato inconcepibile se confrontato con le 43 vittime di Milano, le 32 di Torino, le 25 di Napoli. Dunque, un terzo degli impatti più devastanti nelle metropoli italiane avviene a Roma (110 su 335 in totale). Tra l’altro, rispetto al 2017, a Roma i decessi sono cresciuti da 97 a 110 ed è grave anche la situazione dei pedoni: nelle 14 metropoli, le vittime sono state 152 in tutto il 2018, e oltre un terzo sono nella Capitale.

    Si tratta, in termini, di una situazione emergenziale che -ad oggi- soprattutto per via dell’inerzia dell’Amministrazione Raggi, sembra continuare a rappresentare una costante per tutti i cittadini romani, oltre che per la stessa Città di Roma.

    A testimoniarlo sono anche i processi penali instaurati dalla Procura della Repubblica di Roma per omicidio stradale in relazione ad alcune delle morti avvenute a causa delle buche.

    Uno su tutti, quello a carico dei titolari della ditta che avrebbe dovuto occuparsi della manutenzione di via del Labaro a Roma dove, nel dicembre del 2018, morì a causa delle buche Luca Tosi Brandi, un giovane di soli 20 anni.

    IL DECORO URBANO

    Stando all’analisi di Lab Parlamento dell’ottobre 2018, a Roma si conterebbero tra le 14 mila e le 16 mila persone senza fissa dimora, a cui sarebbe necessario offrire assistenza alloggiativa.

    Sarebbe, perché di fatto l’Amministrazione Raggi nel corso del suo mandato nulla ha fatto in tal senso.

    E non solo.

    E’ difficile non notare per le strade della Capitale, dalle periferie al centro, mendicanti molesti, sbandati che fanno i loro bisogni in pubblico, bivaccando mangiando e bevendo alcolici per poi abbandonare i rifiuti per strada, campi rom, accampamenti nomadi e di fortuna anche in edifici storici e centri di cultura della Città.

    Per non parlare, poi, dei negozi made in China presenti ormai in ogni angolo della città al posto delle storiche botteghe romane, ambulanti abusivi, tavolini selvaggi nel centro storico e -purtroppo- molto altro che contribuisce a ledere l’immagine della Città.

    Peccato che l’Amministrazione Raggi, dopo aver modificato nel 2019 il Regolamento di Polizia Urbana, nulla abbia fatto concretamente per dargli attuazione.

    Un esempio su tutti, il caso dei clochard nel Pantheon che, secondo la denuncia del sito romafaschifo.it, bivaccherebbero da settimane sotto lo storico monumento, nella totale indifferenza del Corpo di Polizia Municipale di Roma Capitale, la quale, interpellata sul punto, avrebbe risposto di non poter intervenire non essendo tali soggetti molesti (sic!).

    LA DESTINAZIONE DEI PROVENTI DELLE MULTE

    La disastrosa situazione delle buche nella città di Roma, al di là della conclamata inerzia dell’Amministrazione Raggi, è apparsa essere legata anche ad una non corretta gestione dei fondi destinati alla manutenzione stradale. Secondo una inchiesta nata a seguito di un esposto presentato dal Codacons, infatti, i proventi delle multe elevate a carico  dei cittadini, che in virtù degli artt. 142 co. 12 e ss. in combinato disposto con l’art. 208, co. 4 del Codice della Strada dovrebbero essere destinati alla realizzazione di interventi di manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali, sono invece stati utilizzati per finanziare altre voci di spesa come arredi per uffici, cancelleria per la polizia locale, musei e generi alimentari.

    La Procura della Repubblica di  Roma ha quindi  aperto un fascicolo per accertare non solo se e per quale ragione i fondi destinati alla manutenzione vengano investiti in altre voci di spesa, anche per verificare eventuali responsabilità per  la impropria  manutenzione del manto stradale, con interventi di scarsa qualità (e verifiche con controllori compiacenti), e di lavori che pur essendo stati previsti dalle voci di spesa, non sono mai stati effettivamente realizzati.

    LE PERIFERIE DIMENTICATE – DA TOR BELLA MONACA A BASTOGI, PASSANDO PER CASAL BRUCIATO

    le mancate promesse in merito alla rassegnazione e la manutenzione delle case popolari

     

    In quartieri emergenziali dove da sempre vige la criminalità alcuna promessa è stata mantenuta.

    Ed il problema più grande, lo stato degli alloggi popolari, non è mai stato risolto. A Tor Bella Monaca, ad esempio, il 70 per cento della popolazione degli abitanti del quartiere vive in edifici di edilizia residenziale pubblica che versano in condizioni disastrose. Quando Raggi si candidò, promise che li avrebbe restaurati, ma non è stato fatto nulla.

    La situazione non è migliore nel quartiere Bastogi. Sempre sul fronte della mancata manutenzione dell’edilizia popolare, nel corso dell’Amministrazione Raggi si è assistito a plurime proteste da parte dei cittadini  per la mancanza di riscaldamento nelle abitazioni  durante l’inverno.

    Da Casal Bruciato a Villa Gordiani, passando per Ostia e tutte le zone che hanno riscontrato criticità, gli abitanti sono stati costretti a far fronte al gelo con mezzi di emergenza, a causa di caldaie vecchie e pezzi da cambiare, problemi sulla rete di distribuzione e sui tubi che corrono sotto terra, mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria.

    A San Basilio, nel 2017, gli inquilini dei palazzi comunali di via Gigliotti e via Girolamo Mechelli hanno finanche dovuto provvedere autonomamente ad arginare la fuoriuscita di liquami dalle fogne e la massiccia presenza di topi nelle abitazioni.

    Il caos affrancazioni

    Il tema delle affrancazioni relativo alle abitazioni realizzate nei piani di zona in regime di edilizia convenzionata acquistate a prezzi ribassati e rivendute a prezzi di mercato sulle quali pesa una sentenza del Tribunale dal 2015 per introiti indebiti, nonostante ancora oggi risulti essere una delle maggiori piaghe che affligge la città di Roma, non è stato in alcun modo risolto  dalla Amministrazione Raggi.

    CONDONI EDILIZI

    Stando al Secondo rapporto sul condono edilizio in Italia, realizzato dal Centro Studi Sogeea e presentato in Senato nel novembre 2019, sarebbero quasi 3 milioni di istanze di condono edilizio tuttora da definire, per la precisione 2.842.938, relative al provvedimento legislativo 47/85 varato dal Governo presieduto da Bettino Craxi, mentre alle leggi del 1994 e del 2003 (Governi Berlusconi) sono riconducibili rispettivamente 810.367 e 610.592 pratiche.

    Sul fronte del numero delle istanze ancora da evadere per ciascun Comune, ovviamente la capolista è l’Amministrazione Romana che svetta incontrastata contandone ben 171.115.

    I ritardi nella definizione delle pratiche di condono edilizio avviate dai cittadini appaiono ancor più gravi oggi, laddove in assenza di una conclusione delle richieste presentate presso l’ufficio condoni della capitale, gli utenti sono impossibilitati ad accedere alle agevolazioni previste dall’Ecobonus al 110%.

     

    IL DISASTRO DELLE ALTRE MUNICIPALIZZATE – FARMACAP E IPA

    A Farmacap, la municipalizzata che gestisce 45 farmacie comunali, la situazione è allarmante da tempo. La sindaca Raggi ha proceduto al licenziamento dell’ex direttore Simona Laing, e dei farmacisti filmati mentre rubavano, nonché denunciato l’allora commissario poi arrestato per turbativa d’asta. Ma non basta, da allora non si è poi proceduto a presentare i bilanci degli ultimi tre anni portando così l’azienda sull’orlo del fallimento (l’ultimo bilancio approvato è del 2016).

     Anche all’Ipa, l’ente di previdenza dei dipendenti capitolini, la crisi è forte. Ma in questo caso l’amministrazione Raggi ha optato per la continuità: a giugno la sindaca ha riconfermato alla guida Fabio Serini, il manager finito a processo per l’affaire stadio assieme all’ex presidente di Acea Luca Lanzalone, considerato dall’accusa il “facilitatore” del progetto a Tor Di Valle. A Serini, la Procura ha contestato di aver ricevuto “importanti incarichi” in favore del suo studio legale.

    LE OPERE INCOMPIUTE E I CANTIERI FANTASMA

    L’immobilismo che ha caratterizzato l’Amministrazione di Virginia Raggi si è, come era prevedibile, riverberato anche sulle opere incompiute della città di Roma che, grazie al (mancato) intervento della Giunta Raggi, sono riuscite a rimanere tali per tutto il mandato della Sindaca.

    Dalle Vele di Calatrava a Tor Vergata: 200 milioni spesi e 426 ancora necessari per un cantiere aperto nel 2005 e fermatosi dopo lo stop alla candidatura alle Olimpiadi 2024, alla nuova sede dell’Atac all’Eur: 100 milioni impegnati nel 2009 per un palazzo ancora in costruzione, per passare per le torri dell’Eur.

    La riqualificazione dello Stadio Flaminio, per il quale nel 2017 la La Getty Foundation di Los Angeles, all’interno del suo programma Keeping It Modern, aveva assegnato il finanziamento di 161 mila euro e che, nonostante le promesse dell’Assessore allo Sport di conclusione della riqualificazione nel 2018 -prima- e nel 2019 -poi- ad oggi nulla sembra essersi mosso e lo scenario dello stadio Flaminio appare sempre più desolante.

    Ancora, il Ponte dei Congressi e il Grab, fermo sulla carta dal 2016 e che se adesso fosse stato attivo avrebbe rappresentato una strada reale per muoversi su due ruote in maniera integrata e quasi integrale nella Capitale.

    Il PAC di Centocelle, il secondo parco archeologico della Capitale dopo il Foro Romano, per il quale sono stati stanziati (e non utilizzati) mezzo milione di euro, che dal febbraio del 2017 è ancora in attesa di un’opera di bonifica da parte del Comune.

    Il progetto del Parco Papareschi immobilizzato dall’inerzia dell’Amministrazione.

    E ancora, la chiusura dell’anello ferroviario tra la stazione di Vigna Clara e il nodo si scambio a Tor di Quinto ed il parallelo raddoppio della linea tra Valle Aurelia e Vigna Clara, fermi da anni, per non parlare del piano di recupero degli immobili ex Alitalia, delle opere di urbanizzazione zona Pian Saccoccia, della riconversione ex caserma Forte Boccea, del raddoppio di via di Torrevecchia e della Tiburtina e del sottopasso incrocio Cristoforo Colombo – Malafede, la chiusura del mercato coperto di Garbatella interamente ristrutturato nel 2013, la chiusura (da 4 anni)
    del ponte di via Giulio Rocco a Garbatella, degli accessi ufficiali al parco di TorMarancia, del locale ristoro del Parco Schuster a San Paolo in attesa di bando di assegnazione comunale, la chiusura da oltre un anno di Via Pezzana per il crollo del muro di contenimento del parco di Villa Ada.

     

    LO STADIO DELLA ROMA

    Sull’investimento privato più grande atteso in città, lo stadio dell’As Roma a Tor di Valle, l’operato dell’Amministrazione Raggi non ha dato risultati migliori. Nell’ambito dell’operazione da circa 1 miliardo, l’Amministrazione ha dato inizio alla fase di definitivo stallo del progetto, dando indicazioni alla cordata imprenditoriale di ridurre le cubature, in quanto il progetto sarebbe stato, a parere del Comune, sovradimensionato. In tal modo si è imboccato il vicolo cieco, che ha condotto alla sonora bocciatura contenuta nella relazione commissionata al Politecnico di Torino per le lacune in tema di mobilità, accessibilità e sostenibilità.

    Il progetto dello stadio poi, si è incagliato nella ben nota inchiesta giudiziaria riguardante le procedure adottate che ha  visto coinvolto, tra gli altri, l’imprenditore Parnasi.

    Con una nota del 26 febbraio 2021 -poi- la AS Roma, pur manifestando la volontà di voler proseguire nella realizzazione di un impianto sportivo, ha chiesto una revisione completa di un progetto ormai obsoleto, con l’obiettivo di rivederlo su basi più moderne, ecologiche e sostenibili.

    IL BILANCIO 2019 DI ROMA CAPITALE ED IL RECORD DI OVERSHOOTING

    Il Campidoglio ha chiuso il 2019 con un nuovo record negativo, quello dei soldi non spesi: quasi 700 milioni di euro che non sono stati utilizzati per incapacità progettuale e ritardi burocratici. L’overshooting” sarebbe pari a quasi il 70 per cento del miliardo totale che lo scorso anno si doveva impegnare sugli investimenti per progetti con una valenza triennale. Normalmente, l’“overshooting” non superava mai il 30 per cento degli investimenti totali. Questa amministrazione è arrivata al 70%, cioè ad una cifra che porta alla paralisi.

    E la Sindaca Raggi è riuscita a peggiorare la sua già pessima performance. Nel 2017 aveva lasciato inutilizzati 500 milioni e nel 2018 più di 380 milioni. Sommati ai 700 di quest’anno, si arriva a 1 miliardo e 580 milioni non spesi in tre anni.

    .La spiegazione di questo disastro la fornisce l’Oref, l’organismo di controllo dei bilanci capitolini. Nella relazione allegata al bilancio di previsione 2020-2022 scrive: “…è la non corretta programmazione a generare il ricorso a continue variazioni e il profilarsi di un overshooting”.

     

    I PROCEDIMENTI PENALI DELL’AMMINISTRAZIONE RAGGI

    Dopo il coinvolgimento di Paola Muraro nel processo Mafia Capitale e l’arresto di Raffaele Marra per corruzione, l’Amministrazione Raggi ha dovuto subire negli anni a venire altri duri colpi “giudiziari”. A partire dall’arresto del presidente dell’Assemblea capitolina, Marcello De Vito, sottoposto a misura cautelare per il reato, tra gli altri, di corruzione si è arrivati -finanche- al processo che ha visto coinvolta la stessa Raggi, poi assolta dall’accusa di falso.

    LA FALLIMENTARE GESTIONE DEL PERSONALE

    Al 31 dicembre 2018 il Comune di Roma contava circa 23.113 dipendenti.

    Tra il 2016 e il 2020 (dato pubblicato sul sito istituzionale di Roma Capitale) sono state assunte ben 6.000 persone.

    L’età media dei dipendenti è di 53 anni (nel 2018), superiore di 2 anni all’età media dei dipendenti pubblici a livello nazionale.

    Solo il 27,9% è laureato. Quasi 7.000 dei dipendenti del Comune di Roma usufruiscono della legge 104 per l’assistenza a familiari disabili, circa un terzo del totale.

    Senza contare, ovviamente, le municipalizzate.

    Il 17 agosto 2020 Roma Capitale ha pubblicato un bando per l’assunzione di altri 1470 dipendenti e di 42 nuovi dirigenti. « L’impianto concorsuale è incentrato sulla forte volontà di modernizzare la Pubblica Amministrazione capitolina. Per questo viene creata la figura, del tutto nuova, di “Istruttore dei servizi informatici e telematici” […]. si crea così un profilo che sino ad oggi era del tutto assente e che consentirà di accelerare nell’opera di digitalizzazione degli uffici».

    Dunque Roma Capitale, con un debito già sufficientemente rilevante, anziché (come sarebbe dovuto essere) formare le migliaia di dipendenti già presenti nell’Amministrazione, ha ritenuto, sempre nell’ottica di inefficienza ed inefficacia che ne ha contraddistinto l’operato negli anni, di assumerne dei nuovi (oltre ai 6000 già reclutarti dal 2016 al 2020).

    I RIMPASTI DI GIUNTA

    Se la solidità dell’Amministrazione dovesse commisurarsi già solo sulla stabilità della Giunta, il continuo rimpasto tra avvicendamenti e dimissioni degli Assessori della Sindaca Raggi dovrebbe già dare la misura del fallimento consumatosi nel corso del mandato della Prima Cittadina.

    Dal 2016, infatti, sono 16 gli assessori allontanati o dimissionari dai loro incarichi e soltanto uno di loro – l’assessore allo Sport Daniele Frongia (vicesindaco fino a dicembre 2016) fa ancora parte della giunta sin dall’elezione della sindaca nel luglio 2016.

        Previous Next
        Close
        Test Caption
        Test Description goes like this
        WordPress Lightbox