7 Aprile 2021

Premio «Nerone 2021» alla sindaca Raggi per avere ridotto Roma nella capitale peggio amministrata di tutta l’Europa

 

di Tino Oldani «Il Codacons conferisce alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, il prestigioso premio ‘Nerone 2021’ per avere, in soli cinque anni, messo a ferro e fuoco la città di Roma». Sono le prime righe di un comunicato, irridente nello stile e urticante nei contenuti, con cui una delle più battagliere associazioni per la difesa dei consumatori, guidata da Carlo Rienzi, ha deciso di prendere posizione in vista delle prossime elezioni comunali a Roma. Come è noto, la grillina Raggi ha deciso di ricandidarsi alla guida del Campidoglio con una propria lista, in quanto perfino i cinquestelle si sono resi conto della sua gestione fallimentare e hanno fatto di tutto per convincerla a rinunciare. Niente da fare.

Le elezioni sono state rinviate all’autunno e la partita delle candidature è tuttora aperta: a sinistra, con Pd e M5s in cerca di un candidato comune, e a destra, dove girano più nomi che idee. Un altro punto fermo è la candidatura di Carlo Calenda, leader di Azione, che ha già iniziato la campagna elettorale con una serie di proposte per ripulire Roma dai rifiuti (vedi ItaliaOggi del 31 marzo). Quello dei rifiuti non è però l’unico problema irrisolto della capitale. Tanto è vero che il Codacons, estraneo ai partiti, nel motivare il premio «Nerone 2021» ha stilato un documentato bilancio della gestione Raggi, che si articola in venti capitoli, in testa rifiuti, trasporto locale, municipalizzate, verde pubblico, cimiteri, buche stradali, opere incompiute e nuovo stadio, periferie dimenticate. Una ricerca utile per capire come sia stato possibile che la giunta grillina abbia fatto di Roma la capitale peggio governata in Europa.

Qualche esempio. In cinque anni, secondo il Codacons, la Raggi ha rimosso 16 assessori, con continui rimpasti. Un segnale di scarsa sintonia all’interno della giunta, che ne ha condizionato la capacità operativa. Ovviamente in peggio, poiché i pochi assessori con qualche esperienza amministrativa sono stati regolarmente cacciati, per essere sostituiti da amici o amiche della sindaca, del tutto prive di competenze. Allo studio del Codacons, per via dei tempi, è però sfuggito il 17.mo cambio di assessore, reso noto l’altro ieri, che riassume bene i casi precedenti: dovendo sostituire l’assessore alla Cultura, incarico svolto in precedenza dal vicesindaco Luca Bergamo, cacciato sui due piedi per avere sconsigliato alla sindaca di ricandidarsi, la Raggi ha nominato un’ex compagna di liceo, digiuna di esperienze amministrative, tale Lorenza Fruci, che nel proprio curriculum si dichiara esperta di Burlesque.

Incompetenza e inefficienza, sostiene lo studio Codacons, sono state le vere costanti nei cinque anni della giunta Raggi. Le promesse iniziali di aumentare la raccolta differenziata dei rifiuti e di ripulire Roma sono rimaste sulla carta, anzi «la raccolta differenziata è addirittura diminuita». Tra le cause, la pessima gestione dell’Ama, l’azienda municipale per l’ambiente: «L’Ama continua a gestire il servizio per Roma Capitale senza che sia stato ancora approvato il bilancio 2017», scrive il Codacons. «Un’azienda che, sul fronte contabile, naviga a vista, appesa a linee di credito che le banche non erogano più, a fornitori che hanno perso fiducia, impossibilitata a progettare e, soprattutto, ad assumere. Un’azienda che nel corso della giunta Raggi ha visto avvicendarsi sette cambi di vertice. Un’azienda che dispone di soli 2.500 mezzi, di cui oggi sono funzionanti soltanto il 55%, poco più della metà».

«Non aumenteremo mai la tariffa rifiuti», aveva promesso la Raggi ai romani, che già pagano una Tari che è il doppio della media nazionale. Invece, nel settembre scorso è stato deciso un aumento del 4%. Il motivo? «Roma Capitale ha irrogato una sanzione nei confronti di Ama per il mancato raggiungimento degli obiettivi», spiega il Codacons. «Poiché l’Ama versa in una situazione finanziaria disastrosa, scaricherà la multa sui cittadini con un aumento delle tariffe».

Il trasporto locale è un disastro. In piena pandemia, bus e metropolitane sono sempre stracolmi. «I bus hanno un’età media di 12 anni e la manutenzione si fa sempre più affannosa per mancanza di ricambi e carenza di manutentori». Risultato: in due anni ben 60 autobus sono andati a fuoco mentre erano in servizio, per fortuna senza vittime. Quanto alle linee della metro, le vecchie A e B sono spesso interrotte per guasti, la linea C è ferma agli scavi tra il Colosseo e i Fori Imperiali, mentre la D è allo stato di bozza, ferma dal 2016 sul tavolo dell’assessore di turno. E prolungamenti delle linee metro sono resi impossibili dallo stato di insolvenza di Roma metropolitane, condannata in appello a pagare 20 milioni di euro al Consorzio Metro C Spa, ma senza un soldo in cassa. Tanto che Andrea Mazzotto, liquidatore della società, ha appena inviato una lettera alla Raggi: «Dal 31 marzo 2021 la società non sarà in grado di onorare gli impegni correnti, divenendo dunque insolvente e, di conseguenza, trovandosi a dover interrompere ogni attività».

A dir poco incredibili i dati sul dissesto delle strade. Un terzo dei morti in Italia (110 su 335) per colpa delle buche stradali avvengono a Roma. «Un’emergenza provocata dall’inerzia della giunta Raggi», sostiene il Codacons. «Tanto che la Procura della Repubblica ha dovuto instaurare una serie di procedimenti per omicidio stradale a seguito di alcune morti avvenute a causa delle buche».

Il Campidoglio continua tuttavia ad essere una greppia elettorale. Al 31 dicembre 2018 contava 23.113 dipendenti. Tra il 2016 e il 2020 la Raggi ne ha assunti seimila. I laureati sono appena il 27% del totale; l’età media 53 anni, due sopra la media nazionale dei dipendenti pubblici. Circa 7 mila dipendenti, quasi un terzo del totale, usufruiscono della legge 104 per l’assistenza ai familiari disabili, con riflessi inevitabili sul tasso di assenteismo, quasi sistematico. Un do ut des che sembra la vera cifra politica del grillismo in Campidoglio.

© Riproduzione riservata

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