30 Settembre 2002

Premiata ditta /Benigni e Braschi

Premiata ditta /Benigni e Braschi
Tre società in comproprietà con la moglie. Nemici temibili e amici influenti. Questo l`impero del piccolo diavolo dei budget.

Deve aver guardato giù il Padreterno, a quel borgo di case nella campagna aretina, a quella costruzione povera, in pietra, dove tre sorelle e un ragazzino mingherlino dividevano l`unico lettone. Niente servizi igienici e luce, nulla che non servisse alla mera sopravvivenza.
E ricordandosi che quel borgo si chiamava Misericordia si mosse a compassione e regalò al ragazzino talento comico, poesia, un corpo da guitto, qualche scheggia di genialità, un futuro da attore (bravo) e da regista (incompleto). Più materialmente: con quei doni gli fece piovere addosso una tale quantità di miliardi da fare di Roberto Benigni il personaggio dello spettacolo più ricco e potente d`Italia. Uno Spielberg nostrano, apparentemente più ludico e caciarone dell`originale, ma lucido e scientifico nel produrre utili a molti zeri esattamente come il regista americano («Il re Mida di Hollywood»). Un piccolo diavolo dei budget.
La sua è stata una lenta marcia di accumulo, una progressione matematica miliardaria: i cachet da cabarettista, i contratti per le comparsate televisive (con Massimo Troisi e come improbabile critico cinematografico a l`Altra domenica di Renzo Arbore), fino al primo grande botto con Non ci resta che piangere nell`85: 15 miliardi di lire al botteghino; nell`88 Il piccolo diavolo incassa 30 miliardi, nel `91 Johnny Stecchino, 50, nel `94 Il mostro arriva a 60, in un crescendo senza sosta fino a La vita è bella costato l`equivalente di 9 milioni di dollari trasformatosi in un incasso di 140.
Oggi al nome Roberto Benigni figurano intestate alla camera di commercio tre società, la Melampo cinematografica che produce i film, la Spitfire che gestisce tre teatri di posa dove sono stati girati sia il triplice Oscar sia l`atteso Pinocchio, e la Tentacoli edizioni musicali che si occupa delle attività legate alle note. In tutte le società figura un altro nome, Nicoletta Braschi, moglie nella vita, collega su tutti i set, romagnola di sana concretezza che cucina in modo eccellente, conti e manicaretti.
I coniugi dividono fraternamente la Tentacoli e la Melampo (50 per cento a testa) e quest`ultima controlla il 60 per cento della Spitfire (in più, moglie e marito hanno una quota del 10 per cento ciascuno). Una coppia di ferro e l`anima d`acciaio è racchiusa nel corpo dolce di lei.

I due si conobbero sul set di Tu mi turbi, era l`82, Braschi faceva la parte della Madonna, convertì il piccolo diavolo alla monogamia, riuscì persino a farsi sposare in chiesa, in un convento di clausura dal più surreale bestemmiatore del palcoscenico. Da allora sono una sola cosa: anima, corpo e spa. Dopo il bagno di dollari e consensi di La vita è bella (53, fra premi e riconoscimenti) hanno deciso di accollarsi tutti i rischi d`impresa per Pinocchio.
Coraggio o calcolo economico? Il film è il più costoso kolossal mai prodotto in Italia, 40 milioni di euro, interamente finanziati dalla Melampo (in cui figura anche Gianluigi Braschi, fratello di Nicoletta). Prima ancora che il film esca, l`11 ottobre, la geometrica bravura e la potenza della coppia artistica hanno messo il burattino al riparo da scalfitture.
Cominciamo dall`Italia: si dice che come distributore fossero in lizza sia la Warner sia la Medusa; la Melampo ha preferito la seconda, qualcuno dice perché disposta a pagare una cifra molto sostanziosa, altri per il numero più elevato di sale controllate. La scelta comunque non è piaciuta al popolo della sinistra che vi ha letto un ecumenismo politico sospetto (la Medusa fa capo alle aziende mediatiche di Silvio Berlusconi); all`estero sarà ancora la Miramax ad avere il film firmato da Benigni, già distributrice de La vita è bella per il quale pagò la cifra record di 7 milioni di dollari. Quanto ha dovuto sborsare per assicurarsi il nuovo Benigni post-Oscar? Nell`ambiente, si parla di 20-25 milioni, sempre di dollari.
La colonna sonora, firmata da Nicola Piovani, sarà invece distribuita dalla Virgin, potentissima casa discografica che ha già avuto 50 mila copie prenotate, come dire che il cd è già disco d`oro prima ancora di arrivare sui banchi.

A tempo debito, il Pinocchio versione vhs e dvd sarà distribuito da chi ha la più capillare rete di vendita in materia di homevideo, la Disney-Buena Vista. Va da sé che per la pay-tv, la coppia abbia scelto i più potenti in Italia, Tele+, e per i prodotti di cartoleria la Magazzini Salani, già produttrice di tutta la gadgettistica di Harry Potter; nei negozi arriveranno magliette, libri, borse, magneti, kit natalizi per l`albero e un pinocchietto di legno creato a immagine e somiglianza di Benigni.
Anche la tv di Stato sta stringendo un contratto con il mezzosangue Fellini-Totò perché i 20 milioni di audience della serata sanremese e il record Auditel di La vita è bella sono capaci di far dimenticare alla Rai antichi imbarazzi: proprio dal palco dell`Ariston la star aretina aveva gridato il tanto stigmatizzato «Wojtylaccio».
Oggi, in nome della ragion di stato (leggi: ascolti più entrate pubblicitarie), la Rai anela a un ritorno del comico sulla prima rete. Quanto gli chiederà Benigni? Per la mezz`ora sanremese fu pattuita la cifra di 300 milioni di lire che tanto indignò il Codacons, l`associazione dei consumatori.
E Benigni, amato dalla stragrande maggioranza degli italiani, deve stare attento a non farsi nuovi nemici. Già se la deve vedere con la stazza di Giuliano Ferrara che col comico ha ingaggiato polemiche durissime. Per Benigni il momento è delicato: la storia insegna che insieme alle ovazioni collettive arrivano invidie e ansie di distruzione. Si appoggiano i miti sul piedestallo e poi si va sotto a scuotere il supporto per far cadere il mezzobusto. Portato in palmo di mano da Biagi, Maltese, Scalfari, Mauro e C.; alternativamente in braccio a Berlinguer, Veltroni, D`Alema, volto storico dei Festival dell`Unità e da sempre puro comunista, Benigni ha ultimamente deluso il suo «pubblico di riferimento», i girotondini di Nanni Moretti.
Invitato due volte dal collega regista nonché suo storico amico a protestare in piazza, il Giano multiteste del cinema italiano (attore, regista, produttore, sceneggiatore, cantante, comico) ha brillato per assenza. E seppur i «no» siano stati accorati (con tanto di lettera di «scuse») è suonato sospetto quel ricorrere persino al termometro («Ho la febbre») per evitare il mano-nella-mano. Moretti, permaloso di suo e molto preso dal ritrovato «impegno politico», non ha per nulla gradito. La vita è bella, fa rima con parcella ma anche con Nutella, di morettiana memoria.

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