27 Aprile 2012

POVERI PENSIONATI

POVERI PENSIONATI

Sono numeri in negativo quelli relativi alle pensioni erogate dall’ Inps. I dati pubblicati ieri dall’ Istat, che si riferiscono al 2010, parlano infatti di una spesa complessiva che diminuisce in relazione al Pil, di assegni mensili che sfiorano livelli da fame, e di un settore che sconta i segni delle riforme passate, senza contare la più recente. E fa il paio con il rapporto della Banca d’ Italia sulla ricchezza delle famiglie, impoverite dalla crisi anche se non al punto, dice via Nazionale, da incrementare i debiti. IL 14, 4 per cento dei pensionati, circa 2, 4 milioni, riceve meno di 500 euro mensili; il 31 per cento, tra i 500 e 1. 000 euro, il 23, 5 per cento tra 1. 000 e 1. 500 euro e il restante 31, 1 per cento più di 1. 500 euro. La media “del pollo”, cioè quella complessiva, è di 15. 471 euro, lordi, all’ anno che significa meno di 1100 euro lordi al mese. La media non fotografa la situazione reale visto che il 45 per cento dei pensionati vive con meno di 1000 euro al mese, sempre lordi. Quindi con circa 7-800 euro netti. Anche la spesa complessiva scende leggermente rispetto al Prodotto interno lordo: dal 16, 69 al 16, 64 per cento. Sull’ entità reale di questo rapporto va però segnalato che i dati sono al lordo delle imposte e quindi parte dei 258 miliardi complessivi rientrano nelle casse dello Stato. Inoltre, fanno notare i sindacati, la spesa pensionistica è calcolata al lordo di tutte le molteplici prestazioni sociali che l’ Istituto previdenziale eroga ai cittadini, e quindi si carica di oneri che in altri paesi non vengono conteggiati. Le pensioni di vecchiaia assorbono infatti il 71 per cento della spesa totale, quelle ai superstiti il 14, 9, quelle di invalidità il 4, 5; le pensioni assistenziali pesano poi per il 7, 9 per cento e le indennitarie per l’ 1, 7. Per la prima volta si registra un arretramento delle pensioni di invalidità che scendono del 5, 4 per cento mentre si registrano incrementi per le pensioni di vecchiaia (+ 2, 9) e ai superstiti (+ 1, 3). I trattamenti di invalidità si attestano a 1 milione e 501 mi-la contro il milione 606 mila dell’ anno precedente, una riduzione in larga parte frutto della restrizione delle norme voluta dal precedente governo e che ha comunque determinato numerosi casi contestati per il rigido meccanismo in vigore. Nel conteggio complessivo pesa non poco il pagamento di pensioni multiple: solo il 67, 3 per cento dei pensionati, infatti percepisce una sola pensione, il 24, 8 ne percepisce due e il 6, 5 tre; il restante 1, 4 per cento è titolare di quattro o più pensioni. Un ruolo specifico lo occupano le donne che rappresentano la maggioranza dei pensionati, il 53 per cento, ma che percepiscono assegni mediamente del 30 per cento inferiori agli uomini e infatti la quota femminile al di sotto della soglia dei mille euro sale al 54, 9 per cento. Da segnalare, infine, che il 3, 5 per cento dei pensionati ha meno di 40 anni trattandosi per lo più, secondo il sindacato, di pensioni di reversibilità erogate ai coniugi vedovi o ai figli rimasti orfani. In rapporto alla popolazione il numero dei pensionati è pari a 71 per ogni 100 occupati: era 74 nel 2001 ed è sceso a 70 nel 2006. Nel 2009 e 2010, invece, è risalito a 71 per evidente effetto della crisi economica e della perdita di posti di lavoro. Il commento dei dati consegna un quadro piuttosto omogeneo: dai sindacati viene la sottolineatura di una situazione ampiamente drammatica e che imporrebbe di aumentare gli assegni pensionistici. Il Codacons parla di “pensioni da fame (dal 1993 ad oggi il potere d’ acquisto di chi percepisce un assegno medio / basso è calato di oltre il 50 %)” e lega i dati sulla previdenza a quelli sul patrimonio delle famiglie diffusi da Bankitalia: “Se le famiglie non si indebitano, dice l’ associazione dei consumatori, è perché sono fallite”. Il calo dell’ indebitamento, secondo il Codacons dipende dal fatto che le banche, nonostante i rifornimenti della Bce all’ 1 per cento “continuano a non concedere prestiti né alle imprese né alle famiglie, preferendo fare investimenti speculati-vi”. TORNANDO alle pensioni, l’ Inca, il patronato della Cgil, invita a considerare la spesa pensionistica come un importante fonte “di sostegno alla domanda, perché quel poco che percepiscono i pensionati lo spendono tutto”. Intanto, sempre sul fronte degli “esodati”, arriva la convocazione dei sindacati da parte del ministro Fornero. Si vedranno il 9 maggio e lì si vedrà quali carte ha da distribuire il governo.

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