Poveri • mentre l’ italia è messa a ferro e fuoco dai forconi, c’ è un pezzo di popolazione che soffre quasi in silenzio
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fonte:
- Il Manifesto
pezzo di popolazione che soffre quasi in silenzio: sono gli over 65. l’
inchiesta di spi cgil e ipsos.
Ipensionati non ce la fanno. Arrivare a fine mese è un’ avventura epica, e gli assegni sono troppo bassi per reggere la sfida. Un nuovo rapporto – questa volta diffuso dallo Spi Cgil – accende l’ allarme rosso sulla fragilità sociale di tanta parte della popolazione italiana, e gli over 65 risultano certo uno degli anelli più deboli. Sono ben il 46,2% (cioè quasi uno su due) gli anziani che si trovano costretti ogni mese a rimandare pagamenti, a intaccare i risparmi, o a chiedere prestiti (perché i risparmi, come si può immaginare, sono rimasti in tasca a pochi). Il ritratto del «nuovo povero» over sixties emerge da una analisi realizzata dallo Spi Cgil in collaborazione con Ipsos su consumi e potere d’ acquisto dei pensionati.Il sindacato guidato da Carla Cantone da anni grida inascoltato che sono sempre di più gli anziani che non riescono non solo ad arrivare a fine mese, ma molto spesso a comprare il cibo e i vestiti. Senza contare le cure mediche, ormai per molti una vera chimera, tra ticket sempre più cari, liste di attesa che di fatto ti obbligano a ripiegare nel privato, farmaci fuori fascia garantita: e così molti scelgono, o meglio sono costretti, a rinunciare a curarsi. Tornando ai numeri dell’ inchiesta Spi-Ipsos, si scopre che solo il 24,3% riesce a «passà la nuttata», cioè a concludere il mese, con le sole proprie risorse, «senza troppi problemi» ma spendendo quasi tutta la pensione. Mentre il 29,5% arriva al 31 «senza alcun problema» e riesce anche a risparmiare qualcosa. Beati loro, una fascia di benestanti che pare ridursi. Eppure, per quanto in evidente difficoltà, i pensionati continuano comunque a svolgere un ruolo strategico e piuttosto «classico» nella famiglia italiana, divenuto ancora più importante con l’ avvento della crisi: cercano comunque di aiutare figli e nipoti che hanno perso il lavoro o che non riescono a trovarlo: il 42,6% infatti sostiene economicamente, magari anche solo ogni tanto, i propri familiari. Ma a cosa si è dovuto (o si è scelto di) rinunciare di più? Salta all’ occhio il dato sui consumi alimentari: ben il 37% dei pensionati intervistati dichiara di averli ridotti, numero ben più alto del 29% registrato nel resto della popolazione. Ma, soprattutto (e come forse è naturale), si è ridotto lo svago: il 60% ha infatti ridotto viaggi e vacanze, il 59% ristoranti, pizzerie e bar, il 48% cinema, teatro e concerti. Con evitabili riflessi, peraltro, sull’ economia di questi settori, che vedevano comunque nella popolazione anziana un solido zoccolo di consumatori, ora in declino. Ma a venire sacrificate sono anche le spese di vestiario: il 53% dei pensionati ha infatti deciso di ridurre le spese in abbigliamento e accessori. Particolarmente significativo è il caso delle spese per giochi e lotterie, settore che sappiamo essere (in molti casi, dobbiamo dire purtroppo) un punto debole della popolazione anziana: spesso pericolosamente addicted alle slot machines o ai «gratta e vinci». Anche in questo comparto si registra un calo del consumo (per il 24% degli intervistati), ma il 76% dei pensionati ha comunque deciso di non rinunciarvi, sperando magari di risollevare in questo modo le proprie sorti. Oggi Cgil, Cisl e Uil scenderanno in piazza per chiedere di cambiare la legge di stabilità: meno tasse per dipendenti e pensionati attraverso un aumento delle detrazioni e una norma che destini automaticamente le risorse provenienti dall’ evasione fiscale, dalla spending review e dalle rendite. La segretaria Spi Cantone chiede «un tavolo di confronto, già istituito ai tempi del governo Prodi, ma poi rimosso da Berlusconi e Monti». E piuttosto latitante anche sotto Letta: anche se ieri il governo si è impegnato a sostenere un emendamento che accoglie in parte le richieste di rivalutazione avanzate dai sindacati (sbloccare gli aumenti fino agli assegni 6 volte il minimo). Richieste sostenute dalle associazioni Codacons, Adusbef e Federconsumatori.
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