6 Gennaio 2015

“POTEVAMO SOCCORRERE LA NORMAN ATLANTIC, MA CI HANNO IGNORATI”

“POTEVAMO SOCCORRERE LA NORMAN ATLANTIC, MA CI HANNO IGNORATI”

L’ Eni ci ha contattato tra le 9 e le 9.30 del 28 dicembre. Ci avvisavano di tenerci pronti, nell’ eventualità di un ordine della Capitaneria di Porto, per soccorrere la Norman Atlantic”. Il Fatto Quotidiano ha raccolto la testimonianza di Bernard Celentano, comandante del Med dieci, che in quelle ore era in mare, a 24 miglia da Brindisi, nei pressi della piattaforma d’ estrazione petrolifera Campo Aquila. “Eravamo in allerta dalle 9 del mattino – continua il comandante – ed è un cruccio da uomo di mare, per me, non essere intervenuto”. Celentano sostiene che da nessuna capitaneria di porto, infatti, è arrivato l’ ordine, per la Med dieci, di intervenire nei soccorsi. EPPURE la Med dieci era la nave ideale e la più vicina al luogo della tragedia: “Avremmo impiegato al massimo tre ore e mezza”, continua il comandante Celentano, “e il nostro mezzo è l’ ideale per questo tipo di intervento”. La Med dieci è infatti una “fire fighting vessel”, cioè un imponente mezzo antincendio, nonché rimorchiatore d’ altura, e Celentano non ha dubbi: “Noi eravamo i più vicini”. I comandi invece sono ben diversi: l’ ordine di partire viene dato immediatamente ai rimorchiatori della compagnia Barretta che, sul posto, si muovono con una professionalità indiscutibile ma, a sentire Celentano, erano parecchio più lontani della Med dieci. “Avrei voluto dare una mano – conclude – ma nessuno mi ha più chiamato”. E quella di Celentano non è l’ unica testimonianza che il Fatto ha raccolto in queste ore. Anche le parole di Urania Thireou, che in questo momento è in Grecia, aprono nuovi scenari alla tragedia del Norman. In particolare per ricostruire – in attesa dei dati della scatola nera – le fasi dell’ incendio. Era nel garage pochi minuti prima che la Norman attraccasse a Igoumenitsa e imbarcasse nuovi tir. “C’ erano il nostromo, due marinai e l’ agente che ti mostra dove parcheggiare all’ interno della nave – racconta – e uno di loro diceva: ‘Abbiamo quattro spine'” . La donna è nel garage con il marito Ioannis Vassalos, manca poco a mezzanotte, vogliono approfittare della sosta per uscire a comprare sigarette nel duty free del porto: “Le avevamo promesse a un’ amica. Solo oggi ci rendiamo conto che quel dialogo sulle prese elettriche è un dettaglio importante, perché i camion devono essere attaccati per far funzionare le celle frigorifero”, raccontano al Fatto Quotidiano. “Loro hanno detto quattro spine, ma i camion che attendevano a Igoumenitsa erano molti più di quattro, infatti tre o quattro automezzi non sono potuti entrare perché non c’ era posto. Ricordo che alcuni trasportavano pesce, quindi immagino che abbiano dovuto accendere i loro motori, che sono diesel, per non far deperire la merce. Quando siamo ripartiti i camion erano parcheggiati tra loro a circa 15 centimetri di distanza”. Il sospetto è che quelle prese mancanti e l’ uso di motori per attivare le celle frigorifere abbia potuto creare un corto circuito. E in Grecia montano le polemiche perché, secondo le autorità elleniche, la Norman, non avrebbe dovuto lasciare Igoumenista per le condizioni meteo previste. Ieri nei confronti del comandante Argilio Giacomazzi, dell’ armatore Carlo Visentini, dei vertici dell’ Anek Lines – indagati per naufragio, omicidio colposo plurimo lesioni – si è aggiunta anche la querela di tre cittadini albanesi che si trovavano sulla Norman. Nella denuncia – firmata dagli avvocati Massimiliano Gabrielli, Alessandra Marini e Cesare Bulgeroni – si evidenzia “l’ impreparazione da parte dei membri dell’ equipaggio” e una situazione che, a causa del caos, può “certamente essere definita di disorganizzazione totale, al limite dell’ anarchia ovvero dell’ ammutinamento, se risultasse che almeno un terzo dell’ equipaggio abbia disatteso gli ordini e abbia calato le scialuppe prima dell’ ordine del comandante”. OLTRE a ipotizzare l’ omissione di soccorso e l’ abbandono d’ incapaci. Ma nelle ricostruzioni di questi giorni emerge anche il ruolo di Carlo Girolami, ufficiale in seconda addetto alle macchine. Originario di Monopoli ma residente a Chieti da anni, il marinaio pugliese è stato tra gli ultimi ad abbandonare la Nor-man in fiamme dopo aver aiutato decine di passeggeri a essere imbracati sul verricello per mettersi in salvo. La nave, intanto, non si sposta da Brindisi. “Il Registro navale italiano ci ha sconsigliato di trainare il relitto a Bari”, ha detto il procuratore Giuseppe Volpe, dopo il vertice convocato ieri per fare il punto della situazione sulle indagini. I dispersi restano ancora tra i 10 e i 15, mentre le vittime accertate sono 11. La Norman verrà al massimo spostata di qualche centinaia di metri per permettere un ormeggio con la poppa fronte terra, una manovra che permetterà di aprire il portellone e scaricare le carcasse dei circa 200 mezzi a bordo. Un’ operazione impossibile allo stato attuale perché nelle parti più basse del traghetto, spiegano la procura, “le temperature superano ancora i 200 gradi”. Per questo le ispezioni della nave procedono con estrema cautela. I vigili del fuoco, i membri del pool investigativo italiano e una rappresentanza greca sono riusciti ad accedere solo in una parte del ponte 3, quella della sala controllo motori. Una porzione importante del relitto, perché è in quella zona che si trova il sistema di controllo dell’ impianto antincendio. Il pm Ettore Cardinali che nelle scorse ore ha ricevuto la costituzione di parte offesa del Codacons e che ha anche avviato una difesa gratuita per la fase delle indagini preliminari in favore dei passeggeri.
di antonio massari e andrea tundo brindisi

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