25 Gennaio 2020

«Potenziata vigilanza sui mercati»

il consorzio di tutela del limone igp interviene dopo il caso degli agrumi turchi inidonei al consumo. solo una sanzione per l’ azienda finita al centro delle cronache nazionali
Massimiliano Torneo”Solo” una sanzione amministrativa per l’ azienda siracusana finita al centro delle cronache nazionali, protagonista una settimana fa del sequestro di 20mila chili di limoni turchi ritenuti ai controlli inidonei al consumo.Una multa di 1.100 euro è seguita al sequestro, frutto dell’ operazione congiunta da parte dell’ Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) e del corpo forestale. Le ragioni del sequestro e della sanzione: gli agrumi non presentavano le caratteristiche idonee all’ immissione al consumo, come stabilite dalla normativa comunitaria prevista dal regolamento Ue 543/2011. Il prodotto sequestrato è stato distrutto, ma nel frattempo non è calata la curiosità attorno alla vicenda. Tutti i maggiori media nazionali hanno “torchiato” i dirigenti della sezione catanese dell’ Ispettorato per la repressione delle frodi dei prodotti agroalimentari per avere l’ identità dell’ azienda oggetto di sequestro, ma ne hanno ricevuto la tutela della privacy. L’ importanza dell’ operazione, e perciò l’ interesse mediatico, lo si può riassumere con le parole del segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi: «I consumatori – ha detto – credono di trovare sui banconi limoni siciliani invece acquistano spesso limoni tossici provenienti da Paesi terzi. La Sicilia è una regione nella quale l’ agrumicoltura gioca un ruolo strategico per la sua economia, eppure, da anni si assiste a una vera e propria invasione di agrumi da paesi terzi». Quello che operazioni di questo tipo tendono a scongiurare è che questi prodotti finiscano nel mercato, spacciati per prodotti nostrani.L’ interesse locale si è concentrato soprattutto sull’ appartenenza, o meno, di questa azienda al Consorzio di tutela del limone di Siracusa Igp. Dopo una rapida indagine all’ interno delle aziende agricole, che si occupano anche di esportazione e importazione, il Consorzio ha espresso pubblicamente «il proprio ringraziamento per l’ operato congiunto della Repressione frodi di Catania e del Corpo forestale della Regione Siciliana in relazione all’ intervento». E poi ha aggiunto: «Sebbene l’ azienda interessata dal procedimento di sequestro non sia iscritta al nostro Consorzio, intendiamo comunque manifestare la nostra completa estraneità ai fatti accaduti, e rivolgere un appello ai consumatori affinché possano riconoscere nei prodotti a indicazione geografica come il “Limone di Siracusa Igp” una garanzia assoluta di qualità e di tracciabilità”. Infine dal Consorzio una rassicurazione: «È nostro compito svolgere attività di vigilanza nelle piattaforme e nei mercati ortofrutticoli, nei punti vendita della grande distribuzione e online; nel 2017, 2018 e 2019 abbiamo aumentato il numero dei controlli del 100% su base annua, e del 50% per l’ anno in corso, affinché la crescita che sta interessando il Consorzio possa procedere di pari passo con la tutela dei consumatori». Il marchio Igp, d’ altronde, è un marchio garantito dal ministero, di cui l’ ispettorato della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) è espressione diretta. Perciò qualora si fosse trattato di un’ azienda consorziata, l’ ispettorato ne avrebbe chiesto conto al Consorzio. Così non è stato. Lo ha spiegato, tra le altre cose, il maggiore responsabile dell’ ufficio catanese dell’ Icqrf, Ernesto Puglisi. «Al sequestro è seguita un’ azione amministrativa per la violazione del regolamento Ce sulle caratteristiche qualitative dell’ ortofrutta», ha detto innanzitutto. Quindi non una informativa di reato alla Procura. «Siamo nell’ ambito amministrativo», ha spiegato l’ ispettore. Che poi ha aggiunto: «Perché non era un problema di sicurezza alimentare, ma di qualità di frutta non rispettosa dei canoni del regolamento Ce, per essere posta in consumo». Anche il Consorzio di tutela del limone di Siracusa Igp si è rivolto a loro dopo l’ operazione. Gli è stato risposto ricordando che «i Consorzi sono riconosciuti da noi, dal nostro ministero, e hanno due funzioni: una è la divulgazione e l’ altra è la protezione (del marchio, che è un marchio del ministero dell’ Agricoltura)». In pratica se l’ operazione avesse interessato direttamente il marchio Igp sarebbe stato l’ ispettorato a intervenire sul Consorzio, non viceversa. E così il Consorzio ha rassicurato i consumatori con il comunicato che abbiamo riportato sopra.I controlli, comunque, continuano: lo fa sapere il responsabile dell’ ispettorato. Obiettivo: «Il controllo della tracciabilità dei prodotti per la salvaguardia del Made in Italy e per la sicurezza alimentare».

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