6 Gennaio 2020

Postini frettolosi e qualità del servizio offerto

Qualche settimana fa mentre ero in fila in un affollato ufficio postale cittadino mi è capitato di assistere ad un acceso diverbio tra un utente e un giovane impiegato. L’ utente metteva in discussione la qualità del servizio di recapito della corrispondenza, allorquando gli addetti troppe volte lasciano frettolosamente avvisi in cassetta senza nemmeno provare l’ effettiva reperibilità dei destinatari di un piego raccomandato. Il giovane sportellista di fronte alle rimostranze della utente non ha battuto ciglio: «sono le direttive dall’ alto, Signora, i postini devono consegnare nel minor tempo possibile». Che tradotto significa: non è importante la qualità del servizio, ossia la consegna al destinatario della corrispondenza qual è la funzione, o meglio l’ essenza, stessa del servizio postale. Ciò che conta è fare in fretta, lasciare pacchi di corrispondenza ai portieri dei condomini, se si ha la fortuna di poterne disporre, i quali poi provvederanno al disbrigo per loro conto, se invece portierato non c’ è la soluzione è semplice: si citofona, qualcuno pur sempre aprirà il portone, e si lasciano gli avvisi di mancata consegna nelle cassette. La risposta, forse un po’ ingenua ma sincera, di quell’ impiegato postale mi è tornata alla mente qualche giorno dopo, quando i media nazionali hanno dato grande risalto all’ istruttoria aperta dal Garante per la concorrenza sulla pratica adottata da Poste Italiane. L’ intero sistema di consegna delle raccomandate è così finito sotto la lente di ingrandimento dell’ Authority che si avvale dell’ ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza. È come se quelle parole di denuncia che riecheggiavano nell’ ufficio postale cittadino fossero rimbalzate a Roma dove una importante istruttoria amministrativa si basa sulle promesse di servizi, di fatto non garantiti. Le Poste avrebbero veicolato «messaggi ingannevoli» sulla celerità del servizio e sul ritiro digitale, vale a dire la versione evoluta della consegna fisica delle raccomandate, senza però osservare quanto promesso. E qui, nelle indagini dell’ Authority, entra in gioco il ruolo dei postini, con l’ avviso di giacenza del plico raccomandato depositato nella cassetta postale del destinatario dell’ invio senza previo accertamento della presenza o meno del medesimo al proprio domicilio, in pratica senza nemmeno suonare al citofono o alla porta. In questo modo il destinatario che voglia en trare in possesso del plico viene costretto «ad esperire procedure alternative previste da Poste», così si legge negli atti dell’ Antitrust, «con uno slittamento dei tempi di consegna ed un dispendio di tempo ed energie che non sarebbe necessario qualora il tentativo di consegna venisse realmente effettuato». L’ istruttoria avrà il suo corso ovviamente, e se i rilievi del Garante dovessero trovare conferma potrebbe aprirsi una stagione di azioni per risarcimenti nei confronti di un ente che svolge a intermittenza un servizio pubblico essenziale. In quel caso dovremmo porci una domanda: il tempo risparmiato dai postini che con leggerezza e senza altri accertamenti lasciano gli avvisi in cassetta ha effetti negativi sugli utenti, e sugli sportelli postali addetti alla giacenza? Un circolo vizioso nel quale, alla fine, perdono tutti.

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