6 Luglio 2010

Posti letto esauriti? E allora sotto con le barelle.

Posti letto esauriti? E allora sotto con le barelle. Il problema del sovraffollamento dei pronto soccorso romani si ripresenta puntualmente, a ogni picco della "domanda": l’ ultima emergenza è di questi giorni, con il boom del caldo che ha messo in ginocchio l’ accettazione di ospedali come il Sant’ Eugenio, San Camillo, San Giovanni, Policlinico Casilino. La lista è lunga e tocca un po’ tutti. E le ferie sono alle porte, ma senza rinforzi la situazione rischia di collassare. Alle 14, al pronto soccorso del Sant’ Eugenio c’ erano 69 persone in attesa di essere visitate. «C’ è una presenza importante di pazienti che non riusciamo a ricoverare», spiega a chiare lettere Massimo De Simone, presidente regionale del Simeu (Società italiana di medicina d’ emergenza-urgenza) e direttore del pronto soccorso del Sant’ Eugenio. «In tutto il Lazio un paziente su tre, prima di essere ricoverato, deve aspettare in barella almeno 36 ore – i numeri parlano chiaro per De Simone – in queste condizioni non riusciamo a garantire la qualità. E riguardo al taglio dei posti letto, se non si creano strutture alternative come le Rsa o l’ assistenza agli anziani, è assurdo farli. Intanto i servizi di emergenza sono in grandissima sofferenza, siamo attivi h24, e con l’ arrivo dell’ estate l’ organico andrebbe rafforzato, in ferie ci devono andare tutti. Ma con il blocco del turn-over, non ci sono assunzioni. Abbiamo una classe medica vecchia». Ospedali sotto pressione: mancano posti letto, pronto soccorso sovraffollati. E i pazienti restano parcheggiati in barella o su una sedia per ore, come è successo a una donna incinta al San Giovanni (su una barella per 14 ore) o ad una signora al Sant’ Eugenio (per un malore 5 ore), a un anziano al San Camillo (anche lui per un malore «parcheggiato per ore senza sapere che fine avrebbe fatto», racconta la figlia Stefania). A peggiorare la situazione l’ ondata del caldo che si sta abbattendo su Roma. «E siamo ancora all’ inizio, la situazione ancora non è esplosa del tutto – parola di Adolfo Pagnanelli, direttore del pronto soccorso del Policlinico Casilino -. L’ emergenza c’ è, sempre. Purtroppo sugli ospedali si scaricano esigenze di pazienti che non sono di nostra competenza per l’ incapacità di offrire assistenza domiciliare o residenziale non di tipo ospedaliero che sarebbe meno costosa e più vivibile per le persone anziane o soggetti fragili. Quindi ben vengano i tagli ai posti letto se in cambio si creano strutture alternative, dove la gente trova quello di cui ha veramente bisogno». E su questo punto anche il presidente della Regione, Renata Polverini, sembra essere d’ accordo: «Il ricorso all’ ospedale è troppo alto, visto che supera del 30% quello delle cosiddette Regioni virtuose», spiega all’ inaugurazione del nuovo pronto soccorso del Bambino Gesù di Roma. Il motivo di questo uso inappropriato, secondo la governatrice, è da ritrovare proprio «nell’ assenza di servizi tra pazienti e ospedali». La Regione pensa a rafforzare assistenza domiciliare, Rsa, hospice per anziani e la Polverini ribadisce la sua volontà «di non voler chiudere gli ospedali» e spiega ai cittadini che «alcuni sono stati loro stessi a chiuderli, visto che esistono nosocomi con solo duecento parti l’ anno». La rivoluzione annunciata dalla governatrice è dunque partita. «Se faremo bene il nostro lavoro potremo aggiungere altri tremila posti letto. Non accetto – conclude – che il Lazio sia ricordato per il fatto che assorbe il 60% del debito nazionale nonostante le grandi eccellenze qui presenti». E proprio contro i tagli alla sanità introdotti di recente dalla Regione Lazio, il Codacons ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e alla Corte dei Conti regionale. «Le novità introdotte dal Governatore Renata Polverini, unite ai precedenti provvedimenti dell’ amministrazione regionale, produrranno tagli del 12% alla sanità, e danneggeranno in modo particolare i disabili e i soggetti che necessitano di assistenza continua e qualificata», spiegano dall’ associazione dei consumatori. «Questi tagli – sottolinea il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – colpiscono indiscriminatamente una indifesa categoria di persone che si vedono sottrarre un contributo assistenziale vitale, senza fondate ragioni. Verranno sicuramente colpiti tutti quei disabili che attualmente possiedono meno tutele e garanzie: ovvero persone escluse dal mondo del lavoro e comunque con un reddito personale bassissimo. Anche sul piano del risparmio per le casse della Regione, i tagli alla sanità potrebbero trasformarsi in un boomerang. Il Codacons quindi ha presentato «un esposto alla Procura (oltre che alla Corte dei Conti per il piano contabile), in cui si chiede di indagare alla luce delle possibili fattispecie penalmente rilevanti, quali abbandono di persona incapace, omissione di atti dovuti, concorso in lesioni gravi (in relazione al peggioramento delle condizioni di salute di chi non potrà più avvalersi dell’ assistenza)». RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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