Poste, la rabbia dei pensionati
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fonte:
- il Tirreno
CECINA. E’ un’ altra giornata di passione alle Poste, si capisce subito, già dal parcheggio; dove un uomo che esce dall’ ufficio in via Susa incontra un amico. Entrambi stringono un bollettino tra le mani. «E’ inutile che entri – dice il primo al conoscente, mentre allarga le braccia sconsolato – anche oggi è tutto guasto. Non c’ è niente da fare. Hanno detto di provare nel pomeriggio». E’ da mercoledì che il sistema informatico delle Poste è fuori uso, salvo qualche ripartenza a singhiozzo. La società ha più volte spiegato che il blackout è dovuto alla sostituzione del software nel computer centrale. Il danno sembrava fosse circoscritto a un solo giorno, invece sta toccando quota cinque. Con molte incertezze sul futuro. «A questo punto si potrebbe parlare delle "cinque giornate delle Poste"», ironizza qualche pensionato seduto davanti ai terminali. Ma presto l’ ironia lascia il posto alla rabbia, anche perché il tilt non riguarda solo l’ ufficio di via Susa, bensì tutta la rete italiana. Ogni operazione è bloccata: non si paga né si riceve, l’ unico servizio disponibile è il ritiro delle raccomandate. Già mercoledì scorso, nel primo giorno di disservizio, sono dovuti intervenire i carabinieri per placare gli animi degli spazientiti. Dopo cinque giorni per innescare la scintilla ci vuole davvero poco. «E’ una vergogna, dalla scorsa settimana sto cercando di riscuotere la pensione – racconta Iva Silvestri – e ancora non ci riesco. Sto aspettando da più di un’ ora e mi hanno già detto di tornare a casa. E’ un viavai continuo. Dicono che forse nel pomeriggio qualcosa si sblocca. Sembra di stare a veglia». Accanto a lei c’ è Anna Giovannelli: «Sta andando sempre peggio – dice la donna – anch’ io devo ritirare la pensione e non ci sono ancora riuscita. Avevo programmato degli acquisti ma devo rimandarli. Poi se qualcuno prova a lamentarsi viene subito zittito. Incredibile». Chi ha tempo resta nell’ ufficio – anche due, tre ore – nella speranza che una scintilla riporti in vita i computer. Anche i dipendenti rimangono al loro posto; innervositi guardano i monitor in attesa di un segnale che non arriva. I numerini. E poi c’ è chi, come la signora Anna Ceppatelli, ha visto materializzarsi l’ incubo di ogni contribuente: «Sono entrata nell’ ufficio e mi sono diretta alla macchinetta per prendere il bigliettino col mio turno. Quando è uscito il tagliando mi sono accorta che avevo 180 persone davanti. Come si fa?». Questo perché nei momenti di ripartenza del sistema le macchinette vengono riattivate e le persone prendono i biglietti. Quando il server centrale tornerà operativo ci sarà da smaltire una bella fila. Le more. Altra storia sono le more sulle bollette, derivate dai ritardati nei pagamenti. «Chi ci risarcirà questi soldi in più che dovremo spendere nostro malgrado? – si chiede Antonio Panicucci – Per non contare tutto il tempo che abbiamo tolto al lavoro per venire e tornare dagli uffici postali. Senza risolvere un bel niente». Concertazione. Su questo fronte si sono già mosse le associazioni dei consumatori (Adiconsum, Codacons, Adusbef): già si preannunciano i ricorsi. Le Poste si sono dimostrate disponibili al dialogo accogliendo da subito la richiesta del Codacons per aprire un tavolo di conciliazione finalizzato al risarcimento degli utenti danneggiati dai disagi informatici di questi (per ora) cinque giorni di passione. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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