Porto turistico, il Tar “chiama” la Regione
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fonte:
- il Roma
NAPOLI. Entro pochi giorni la Regione Campania dovrà rendere noto perché non ha fatto rispettare le importanti prescrizioni ambientali previste nella concessione di ampliamento del porto turistico di Castel Volturno, con danni enormi su tutto il litorale: lo stabilisce la sesta sezione del Tar Campania, presidente Paolo Passoni, estensore Renata Emma Ianigro, consigliere Anna Corrado. Il Tribunale amministrativo, infatti, ha annullato il “silenzio -diniego” tanto ostinatamente opposto dai funzionari regionali del settore Ecologia e Tutela Ambientale. Accogliendo il ricorso stilato dall’ avvocato Luigi Roma per conto del presidente Assobalneari, Antonio Cécoro, il Tar rende adesso possibile accertare pubblicamente in quale misura e con quali danni sono state ignorate le prescrizioni contenute nella stessa concessione re gionale, le cui conseguenze sono evidenti nella devastazione del litorale di Ischitella, e per quale motivo non si interviene nei confronti della società “Marina di Pineta Mare srl” che esegue i lavori di ampliamento. Proprio l’ Assobalneari, insieme al Codacons di Aversa, con ricorso alla Comunità europea, impose di rivedere la prima valutazione di impatto ambientale concessa dagli uffici regionali addirittura senza prescrizioni, per l’ ampliamento di strutture portuali che già in origine provocarono danni ingenti alla stessa spiaggia davanti ai palazzoni del “villaggio” Pineta Mare (realizzato negli anni 60 con la distruzione della pineta demaniale). Le prescrizioni della seconda valutazione prevedono il ripascimento delle spiagge devastate fino alla foce Lago Patria con trasporto di almeno 100mila metri cubi di sabbia e attento monitoraggio su tutti gli interventi per la mitigazione del danno ambientale. Ma di sabbia trasportata sul litorale non se n’ è vista un granello, e le erosioni provocate dalle dighe portuali oltre a far sparire chilometri di spiaggia, stanno adesso minacciando l’ area protetta della Asoin (associazione ornitologica presieduta da Maurizio Fraissinet) dove vivono specie severamente protette in due direttive della Comunità europea. penale di stilare una relazione sulla bonifica di Bagnoli, aveva depositato le proprie conclusioni nelle quali aveva riferito che gli interventi certificati avevano finito per compromettere lo la fruibilità dei luoghi, almeno quelli a fruibilità residenziale, incrementando anche le concentrazioni potenzialmente nocive esistenti prima della bonifica. Ma all’ interno della relazione c’ era anche un riferimento a possibili rischi per la salute di quanti avevano lavorato nell’ area. E anche qui non è stato possibile, secondo quanto emerso dalla relazione, stabilire se le maestranze impegnate nella bonifica abbiano potuto subire o meno un danno alla salute derivante dall’ esposizione a sostanze inquinanti. Allargando il discorso alle possibili conseguenze sui cittadini, dalla perizia non era comunque emersa la certezza che potesse esserci un nesso tra l’ inquinamento e un eventuale danno alla salute. E tutto questo per la mancanza di dati epidemiologici e di monitoraggio biologico comprovanti la dose realmente assorbita dai residenti nei dintorni dell’ ex area industriale.
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