9 Giugno 2017

Porto di Bari, picchetti contro il grano canadese

 

di GIANLUIGI DE VITO BARI – Rieccolo il Vaffanc(ouver) di quelli del grano. Un anno dopo, anzi meno (era la fine di luglio). Trattori in campagna, auto «civetta» al porto. Perché è lì che è sbarcata la «balena cattiva», la nave «CMB Partner» battente bandiera delle Isole Marshall, partita dal mega scalo canadese di Vancouver il 6 maggio. Con 60 mila tonnellate di grano duro, a quanto pare, pronto per essere smerciato soprattutto in Puglia. Il mare non può scaricare speculazione e affamare la cerniera murgiana e l’ entroterra che produce frumento. Almeno così dicono i «falchi» in guerra contro il grano canadese. E i «falchi» sono quelli riuniti sotto le bandiere di Coldiretti Puglia. Annuncia un subbuglio strategico a partire dalle nove di stamattina, Gianni Cantele , presidente pugliese di Coldiretti. Spiega che non è un caso la scelta del sabato per il Vaffa . E svela il perché la rivolta ha una traiettoria strategica. In queste ore si apre la raccolta del grano; in queste ore comincia ad essere svuotata la balena canadese. Non ci sono dati certi, perché tutto quel che avviene in porto non è di dominio pubblico. Ma scaricare 60mila tonnellate non è una partita lampo. E visto che al Nord i mulini che trattano grano duro sono in via d’ estinzione, logico ritenere che la maggior parte del carico abbia destinazione Puglia. E, allora, le auto serviranno a inseguire i Tir coi sylos pieni di frumento canedese fino allo scarico della merce, in modo da avere certezza su chi ha acquistato la partita canadese. E questo per poter poi denunciare senza timori di smentita. «Altre strade non sembrano percorribili – dicono alla Coldiretti – perché, a Bruxelles, la partita che obbliga le industrie alimentari a indicare in etichetta la provenienza del grano utilizzato, non è ancora vinta». Eppure, la prima indiscrezione che trapela, alla vigilia della rivolta, la dice lunga su quanto efficace sia una mobilitazione: il prezzo del grano è salito dai 18 euro al quintale ai 20-22. Il che non risolve la questione. Perché i produttori pugliesi hanno tonnellate invendute nei sylos. Ed ecco perché quella nave, per Cantele, è «un oltraggio ai produttori pugliesi che non riescono a vendere al giusto prezzo il proprio grano, sotto l’ attacco delle speculazioni che hanno praticamente dimezzato le quotazioni su valori più bassi di 30 anni fa, con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e il rischio desertificazione per quasi 2 milioni di ettari, il 15% della superficie agricola nazionale». Se si considera che la Puglia assorbe il 22% della produzione di grano duro, concentra oltre il 36% dell’ attività molitoria nazionale e lavora circa 80 mila quintali al giorno solo di grano duro, beh, allora ci si rende conto che il grido di Cantele merita attenzione: ammonta a 145 milioni di euro la perdita subita dai produttori per il crollo dei prezzi nel 2016. Il che significa, per Coldiretti, una contrazione di almeno 60mila posti di lavoro. Mica bruscolini. Di nuovo c’ è che i produttori in rivolta sono oggi in buona compagnia, visto che al «Varco della Vittoria» del Porto, dove partiranno anche le staffette auto organizzate per verificare dove il grano canadese sarà consegnato, gli agricoltori saranno sostenuti da quindici associazioni di consumatori, tra le quali Adusbef, Adoc, Acu, Adiconsum, Casa del Consumatore, Cittadinanza Attiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori. Vecchia faccenda, questa del frumento canadese preferito dai pastai a quello italiano perché con un carico maggiore di proteine. Cantele fa notare che quello arrivato da Vancouver è grano di un anno, quindi vecchio e, per giunta ,raccolto con l’ utilizzo del disserbante glisofate, sotto processo perché cancerogeno: in Italia è consentito solo prima della semina. Uno dei re della pasta, Francesco Divella , spiega il rovescio della medaglia della vicenda. Premette: «Da un anno la Divella non tratta più grano canadese». Ed eccola l’ altra verità: «Se sono obbligato a indicare in etichetta 13 grammi di proteine ogni 100 grammi di prodotto, vuol dire che devo avere una materia prima che mi dia almeno il 14%. E la produzione pugliese non ci dà queste caratteristiche». Poi, l’ affondo che fa male: «Se chiedo in Francia 20mila tonnellate, mi risponde un consorzio che mi assicura la fornitura con le caratteristiche richieste. Qui, la proprietà è frammentata. Hanno chiuso i Consorzi, dettano legge i commercianti. Gli accordi di filieria li facciamo, ma non risolvono il problema». Divella preme anche l’ altro tasto, quello della salute: «C’ è il controllo della sanità marittima, altrimenti la merce non viene scaricata. Mettiamo in dubbio il nostro sistema di controllo sanitario?».

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