15 Aprile 2011

Porta chiusa alla class action anti-fumo

Chi fuma sa cosa rischia, in estrema sintesi è questa la motivazione con cui il tribunale di Roma ha bocciato, dichiarandola inammissibile, la prima class action italiana per danni da fumo, intentata dal Codacons e da tre fumatori oramai schiavi delle sigarette. Ormai nessuno sfugge all’ avvertenza «il fumo uccide» stampigliata pure sui pacchetti, e nessuno può essere così «schiavizzato» dalle bionde, tanto da non poter decidere di smettere di fumare, quindi niente risarcimenti, argomenta il tribunale romano. Il Codacons non demorde e annuncia il ricorso in appello, bollando come «assurde» e «pura follia» le motivazioni della XIII sezione del tribunale civile di Roma che ha dichiarato inammissibile la class action. All’ azione collettiva avviata a maggio dell’ anno scorso, potevano aderire tutti i fumatori dei marchi di sigarette prodotti da tale società: circa 3,5 milioni di cittadini in Italia. Il risarcimento che ciascun fumatore poteva richiedere 3.000 euro, per un totale complessivo di 10,5 miliardi di euro. Il Tribunale ha ritenuto inammissibile l’ azione collettiva, ricorrendo a motivazioni che il Codacons giudica «assurde: in sostanza, per i giudici chi fuma è consapevole del fatto che morirà a causa del fumo, anche se non sa cosa ci sia nelle sigarette». Nella sentenza del tribunale (Pres. Franca Mangano, Rel. Maurizio Maselli) si legge: «Va rilevato che inequivocabilmente qualsiasi fumatore è pienamente consapevole sia dei rischi per la salute indotti dal fumo, sia della dipendenza da questo creata. Inoltre va escluso, sulla base degli studi e delle conoscenze scientifiche ormai consolidate, che la dipendenza da nicotina determini l’ annullamento o la seria compromissione della volontà del fumatore nella forma di costrizione al consumo, tale da inibirgli in modo assoluto qualsiasi facoltà di scelta tra la continuazione del fumo e l’ interruzione dello stesso. Né gli effetti della nicotina, alla luce delle ricerche e dei risultati medici e scientifici, sono paragonabili alle droghe pesanti quali l’ eroina o la cocaina e di tale influenza sulla volontà del fumatore da renderlo affatto incapace di smettere di fumare». «Per quanto riguarda gli additivi inseriti nelle sigarette, la posizione del Tribunale appare folle», sottolinea il Codacons riportando il passaggio del tribunale, che scrive: «L’ utilizzazione degli additivi trova ragion d’ essere nell’ intento di attribuire al prodotto un sapore specifico e tipizzato, come tale indispensabile perché la casa produttrice sia competitiva sul mercato. In altri termini detti additivi, della più varia natura, riducono la durezza del fumo, la secchezza della bocca e della gola, donando una sfumatura particolare (anche dolce) al fumo, ma non hanno effetti assuefacenti né esplicano alcuna funzione ai fini dell’ esaltazione del rapporto di dipendenza del fumatore alla nicotina». Il Codacons ricorrerà in corte d’ appello chiedendo l’ ammissibilità della class action.

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