28 Marzo 2015

Popolari, la riforma diventa legge

Popolari, la riforma diventa legge

Adesso il decreto è legge. Le banche popolari più grandi, tra cui Popolare di Sondrio e Credito Valtellinese, dovranno trasformarsi in Spa. Con il via libera definitivo del Senato, dove il Governo ha incassato la fiducia con 155 sì e 92 no, diventa legge la riforma della governance targata Renzi-Padoan, che impone agli istituti che superano la soglia degli 8 miliardi di attivi (a questo punto 11, con la fusione operativa da aprile tra Volksbank dell’ Alto Adige e Popolare di Marostica) di diventare società per azioni. Ora bisognerà attendere le regole operative che Bankitalia deve mettere a punto (a breve) per far scattare le trasformazioni, ma molti istituti hanno annunciato l’ intenzione di convocare le assemblee straordinarie già prima dell’ estate, nonostante le norme concedano 18 mesi (ormai 16) per completare l’ operazione. Non è servito, insomma, il forte pressing parlamentare per allungare i tempi o per limitare l’ impatto della riforma. La soglia infatti per far scattare l’ obbligo di Spa non è cambiata, anche se il sottosegretario all’ Economia Pier Paolo Baretta non ha escluso che «in futuro si possa riflettere anche su altri criteri, come quello delle quotate». La discussione, insomma, «resta aperta», ma per ora l’ unica concessione è stata quella del tetto (transitorio) anti scalata al 5%. È l’ unica correzione introdotta alla riforma delle popolari, con cui si elimina il voto capitario (una testa un voto). Gli istituti nella stessa assemblea che varerà la trasformazione in Spa, potranno introdurre un limite all’ esercizio del diritto di voto in assemblea almeno del 5%. Il tetto introdotto con questa maggioranza potrà essere esercitato fino a 24 mesi. In questo modo si avrà un lasso di tempo per poter decidere fusioni (anche) in funzione difensiva. E il presidente Consob Giuseppe Vegas suggerisce alle popolari di aggregarsi. Le banche popolari possono «coalizzarsi fra loro per fare una cosa solida» se temono l’ arrivo di grandi istituti esteri. «Oltre ad avere un impatto positivo sugli assetti di governance – ha commentato -, la riforma permetterà un più agevole accesso al mercato dei capitali, nell’ eventualità di possibili ulteriori rafforzamenti patrimoniali». Il provvedimento, ha spiegato, fa rientrare le popolari nell’ alveo del sistema capitalistico di mercato dove a un maggiore investimento corrisponde una maggiore quota di controllo. «Questa vergogna noi non la votiamo, se la votino Renzi i suoi servi e i suoi camerieri». Lo ha detto martedì il senatore leghista Jonny Crosio durante la dichiarazione di voto sulla questione di fiducia posta dal Governo sul decreto della banche popolari. «Qui si cancellano 150 anni di storia economica di questo Paese – ha continuato -,qui si sottraggono risorse ai territori, le ricchezze onestamente accumulate per gettarle nelle mani della finanza speculativa. Qui si cedono crediti solidi in un momento di crisi economica. I danni sono incalcolabili, Renzi mette a rischio oltre all’ economia dei nostri territori, 20mila posti di lavoro con questo decreto. La riforma delle popolari meritava almeno un iter ordinario accogliendo le legittime istanze delle parti sociali e del parlamento». E la trasformazione delle banche popolari in Spa «potrebbe avere conseguenze negative per utenti, correntisti e risparmiatori», al punto che anche il Codacons sta studiando possibili azioni legali da intraprendere a tutela dei consumatori e dei lavoratori. Lo annuncia la stessa associazione dei consumatori. «La trasformazione delle popolari in Spa rischia di cambiare radicalmente la gestione di tali istituti e di consentire scalate da parte di operatori stranieri, con conseguenti possibili modifiche sul piano delle condizioni praticate all’ utenza ma anche dell’ occupazione», ha spiegato il presidente Carlo Rienzi.

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