13 Gennaio 2016

Popolari, la Regione sente Dolcetta e convoca i precedenti vertici

Popolari, la Regione sente Dolcetta e convoca i precedenti vertici
domani l’ audizione del presidente di bpvi e il via alla commissione d’ inchiesta

VENEZIA La crisi delle banche popolari è pronta ad approdare in Regione. Domani i primi due appuntamenti: l’ audizione di Stefano Dolcetta, presidente della Popolare di Vicenza (Pierluigi Bolla, numero uno di Veneto Banca, è invece trattenuto all’ estero) e l’ avvio dell’ iter per la costituzione della commissione d’ inchiesta. Quindi martedì prossimo la seduta straordinaria del consiglio regionale, interamente dedicata a questo tema, dalla quale è atteso il via libera bipartisan all’ operazione di sostegno, con le garanzie, alle aziende messe in ginocchio dal crollo delle azioni. Ora dunque tocca alla politica. Il cronoprogramma ormai è fissato. La commissione Politiche Istituzionali è fissata per domattina alle 10.30, quando sarà sentito Dolcetta. Secondo indiscrezioni, l’ intervento del presidente ripercorrerà l’ ultimo tormentato periodo di Bpvi: non nascondendo gli errori, ma anche rivendicando il ruolo di esser stati vicini alle imprese. Subito dopo comincerà l’ esame della proposta di deliberazione amministrativa presentata dai capigruppo di maggioranza Nicola Finco (Lega Nord) e Silvia Rizzotto (Zaia Presidente), finalizzata alla costituzione della commissione che dovrà indagare sull’ accaduto, convocando anche i vertici precedenti (Gianni Zonin e Samuele Sorato a Vicenza, Flavio Trinca e Vincenzo Consoli a Montebelluna). Ne faranno parte 9 consiglieri, di cui 4 di opposizione, fra i quali sarà scelto il presidente. In proposito, ieri Finco ha chiesto ad Alessandra Moretti la sua disponibilità, ma la capogruppo del Partito Democratico ha declinato l’ offerta. La poltrona potrebbe quindi andare al tosiano Stefano Casali, per almeno tre ragioni: è un avvocato, non è né vicentino né trevigiano (è veronese) e appartiene ad un gruppo consiliare rimasto finora a bocca asciutta in tema di incarichi. La ratifica del nuovo organismo dovrebbe arrivare già nella seduta consiliare del 19 gennaio, che potrebbe concludersi con il mandato politico dell’ aula a Veneto Sviluppo, affinché metta a punto il meccanismo di sostegno alle imprese che hanno in pancia i titoli delle popolari (e magari sono pure esposte con le due banche), allargando di fatto il programma delle garanzie sul credito che la finanziaria regionale ha già in campo da un paio d’ anni. Con una soluzione per tutti, ma in cui le imprese da aiutare in questo momento dovrebbero in gran parte coincidere con quelle delle banche in difficoltà. In più si può sfruttare, dicono in consiglio regionale, il principio usato con l’ Ilva di Taranto, dov’ è stato deciso di privilegiare le ditte creditrici. Ma intanto il passato e i collegamenti con le quattro banche salvate (Etruria, Ferrara, Marche e Chieti) pesano ancora sulle popolari venete. Sul fronte Vicenza, ieri sono rimbalzati dai giornali toscani nuovi particolari sull’ offerta che Bpvi fece due anni fa per acquisire la Popolare dell’ Etruria; ricostruzioni compiute sulla base delle controdeduzioni che gli ex vertici hanno fatto alle accuse di Banca d’ Italia di aver in sostanza ignorato l’ offerta di Bpvi. La difesa spiega che, di fronte al «clima ostile» all’ offerta che si respirava ad Arezzo, il cda aveva chiesto tempo, nella riunione dell’ 11 giugno: 6-8 mesi per far digerire l’ operazione. In ballo c’ è un accordo informale tra Arezzo e il direttore generale di Vicenza, Samuele Sorato, per impostare una soluzione transitoria, con un’ aggregazione a tappe: si parte dalla cessione delle filiali Etruria al Nord, si imposta poi un piano di razionalizzazione del personale e di sinergie commerciali. Per giungere infine all’ aggregazione. Ma secondo la ricostruzione fatta ad Arezzo, lo schema sarebbe saltato in una riunione in Banca d’ Italia di fronte al no del presidente Gianni Zonin ad una soluzione che non fosse d’ acquisizione immediata. «Un’ opa è un’ opa», avrebbe detto il presidente, secondo la ricostruzione fatta ad Arezzo. E lì la trattativa si sarebbe spezzata. Sul fronte Veneto Banca invece l’ associazione dei consumatori Codacons ha consegnato ieri in Consob e alla Procura di Venezia un esposto sulla pesante svalutazione del valore delle azioni deciso ad aprile 2015. Il Codacons chiede di accertare le responsabilità penali di soggetti pubblici e privati e di chiarire il ruolo di Bankitalia e Consob, nel non aver messo «in guardia i risparmiatori circa i rischi connessi allora all’ aumento di capitale».
 
 

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