27 Marzo 2016

Popolare Vicenza stoppa l’ azione di responsabilità

Popolare Vicenza stoppa l’ azione di responsabilità

il 38% dei soci in assemblea vuole la causa ai vecchi amministratori a partire da gianni zonin ma il 43% si astiene su indicazione di dolcetta: «momento delicato, ne riparleremo a giugno»
(Segue dalla prima pagina) Ma in questo caso gli astenuti – 1357 per il 43,3% del capitale sociale – sono da mettere insieme ai no (169 per il 18,64%). Insomma, proposta bocciata. Una decisione definita “folle” dal sottosegretario all’ Economia Enrico Zanetti che si è detto “esterrefatto”: «Da esponente politico veneto e uomo di governo non ho avuto dubbi nel dire con chiarezza che sarebbe stato folle, da parte dell’ assemblea dei soci di Banca Popolare di Vicenza, votare contro la trasformazione della banca. Per la stessa ragione, non ho dubbi nel dire oggi con altrettanta chiarezza che è stato folle, da parte di quella stessa assemblea dei soci, non votare a favore di una azione di responsabilità contro i precedenti vertici. Sono veramente esterrefatto». «Il drago c’ è ancora, non si vergogna e va avanti» accusa invece Bertelle, che comunque promette battaglia per i prossimi appuntamenti mentre il Codacons se l’ è presa con il «monismo dei veneti» e la «cinica glaciale cupola» che controlla la banca. Ma la campana del giudizio ha iniziato a battere i suoi rintocchi. La grande astensione e l’ avvertimento pre votazione del presidente Stefano Dolcetta – «Una volta in Borsa basta il 2,5% del capitale sociale per chiedere l’ azione di responsabilità, oggi bisogna lavorare nella massima serenità, è un momento estremamente delicato» – fanno capire che la questione potrebbe essere ripresentata già in giugno, quando l’ aumento di capitale da 1,5 miliardi (con bonus si arriva a 1,76) sarà in cassa e la quotazione in Borsa cosa fatta. In quell’ assemblea si dovrà cambiare il cda attuale arrivato ormai a fine corsa (ieri, a differenza del 5 marzo, si sono presentati quasi tutti tranne il vicepresidente Andrea Monorchio e altri tre consiglieri) secondo i nuovi equilibri azionari post spa. Nel frattempo c’ è chi chiede di rivalersi sulle tenute dell’ ex presidente Gianni Zonin (indagato per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza) come la socia Margherita Toniolo: «Io sono una pensionata da 680 euro al mese e mi hanno costretto a comprare le loro azioni, mi hanno rovinata come la maggior parte di noi, una vergogna». E chi, come l’ imprenditore vicentino Maurizio Dalla Grana, addirittura suggerisce al consigliere delegato Francesco Iorio di mettere a punto delle tutele sulle quote delle società di Zonin, ora passate ai figli. «Valuteremo la cosa», la risposta di Iorio nella replica. L’ assemblea ha invece approvato sia il bilancio (sì dall’ 89,5%, “un punto di ripartenza ” per Iorio) che le politiche di remunerazione (72,7%). Archiviato il passaggio di ieri, la banca ha di fronte un mese decisivo, tra aumento e quotazione in Borsa. «Credo che Unicredit tenga fede a quello che è stato concordato» ha detto Iorio escludendo defezioni da parte del garante dell’ aumento anche se «sappiamo tutti che le condizioni di mercato sono tutt’ altro che favorevoli» e che bisognerà «mettere l’ elmetto». Nessuna indicazione sul prezzo dello sbarco in Borsa, che il mercato si attende ben al di sotto dei 6,3 euro del recesso. La forchetta indicativa verrà resa nota all’ inizio di aprile, al termine del premarketing, mentre i tavoli di conciliazione con gli azionisti – per risarcire i quali sono stati accantonati 136 milioni – partiranno «dopo l’ aumento». Alla fine Iorio se ne va “sereno” e con un classico “ce la faremo”, rassicurando un paio di anziane azioniste che gli chiedono lumi sul destino delle loro quote iper svalutate e sulla possibilità di rimborsi. «Per il bene delle mie quattro nipoti gemelle», spiega una delle signore, Regina. Il manager venuto da Ubi rassicura e cerca anche di calmare il socio che s’ è visto triplicare gli interessi sugli affidamenti serviti in parte in passato per comprare azioni di BpVi ormai svalutate mentre i gorilla della sicurezza si avvicinano decisi. Poi il presidente Dolcetta ringrazia i soci per “l’ importante passaggio approvato”. Ma all’ uscita dopo più di sei ore d’ assemblea la rabbia non era del tutto svaporata e il grido di vergogna risuonava ancora per i padiglioni della fiera all’ indirizzo di qualche funzionario. Sarà difficile far tornare la fiducia dalle parti di Popolare Vicenza. «Io con Zonin sarei andato anche a letto. La verità è che ci ha rovinato un vicentino», ammette amaro l’ imprenditore Vittorio Gemo: «Ma mi dica lei, come faceva a comprarsi l’ Etruria quello?». Maurizio Crema © riproduzione riservata.
maurizio crema

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