29 Dicembre 2017

Popolare di Vicenza, roveretani truffati

risparmiatori lagarini nel maxiprocesso: sfumati 170 mila euro in azioni della banca
C’ è anche un po’ di Rovereto nel maxiprocesso per il crack della Banca popolare di Vicenza. Quattro risparmiatori si sono rivolti ai legali del Codacons e si sono costituiti parte lesa nel procedimento. Non saranno cioè parti civili – che in quel processo sono tante, solo le richieste sono tra le 7 e le 9 mila, attualmente al vaglio del Gup – perché il risarcimento lo chiederanno in via successiva. Ma seguiranno le udienze, o meglio per loro seguirà le udienze lo studio legale Canestrini Toldo, e in via successiva promuoveranno un’ azione civile. Nel tentativo di recuperare i soldi persi. Cosa sia il caso popolare di Vicenza è probabilmente superfluo spiegarlo. Riassumendo brevemente, la popolare di Vicenza, guidata all’ epoca da Gianni Zonin, solo nel 2016 ha fatto registrare 1,9 miliardi di perdite, facendo evaporare una gloriosa storia iniziata nel 1866. Un tonfo che si è trascinato dietro qualcosa come 120 mila azionisti. Ora è stata acquisita da Intesa San Paolo, che ha acquistato l’ istituto bancario per un euro. Chi ci ha rimesso davvero sono stati i risparmiatori, che in molti casi hanno letteralmente perso tutto. In tutto il Trentino si calcola siano 200 coloro che possedevano, a vario titolo – e per diversa entità – azioni della banca, quando ormai era chiaro che di titoli tossici si trattava. Molti si sono costituiti parte civile nel processo, a carico degli ex amministratori dell’ istituto di credito. Ma pur con i costi calmierati garantiti dal Codacons nazionale, un’ azione di questo tipo implica costi. Ecco perché alcuni hanno preferito la costituzione di parte lesa, rimandando all’ azione civile il tentativo di rientrare dei soldi persi. Quattro risparmiatori truffati, significa quattro storie diverse, ovviamente. Il più «fortunato» ha perso solo 14 mila euro. Peggio è andata agli altri: 32 mila, 47 mila, 75 mila euro. Per qualcuno, i risparmi di una vita. Le storie sono diverse, ma la rabbia rimane la medesima. Perché tutti hanno acquistato le obbligazioni subordinate della popolare di Vicenza attraverso intermediari – la popolare stessa – senza nemmeno immaginare che si trattasse d un prodotto ad alto rischio, tanto per cominciare. E invece la banca era in difficoltà per una mole importante di crediti inesigibili. Ma soprattutto, senza nemmeno immaginare che sotto quelle azioni ci fossero giochi poco chiari. Invece – quantomeno secondo la procura, che ha portato a processo gli ex amministratori – quelle azioni erano il frutto di un maquillage finanziario fraudolento. Due le contestazioni: il prezzo delle azioni, ora ritenuto gonfiato e in più occasioni indicato come sospetto da Banca d’ Italia. Ma, soprattutto, le cosiddette operazioni baciate, che sono illegali e che, a parere della procura, venivano proposte. Di cosa si tratta? Di un doppio rapporto con il cliente: da una parte l’ accensione di un mutuo o un finanziamento e, dall’ altra, contestuale, l’ acquisto da parte del cliente, di alcune azioni della banca. In questo modo, per capirsi, l’ istituto di credito avrebbe acquistato da solo le proprie azioni, con ciò mantenendone il prezzo alto. Una condotta, questa, che gli imputati hanno sempre negato, ma che ora sarà al centro del processo penale, iniziato davanti al giudice per l’ udienza preliminare di Vicenza il 7 dicembre scorso, e che continuerà a partire da gennaio prossimo. Pesanti le accuse: ostacolo all’ esercizio delle funzioni dell’ autorità pubbliche di vigilanza, aggiotaggio e falso in prospetto. Ovvia la speranza delle migliaia di risparmiatori coinvolti: che vengano accertate responsabilità penali, a sua volta tali da permettere di aggredire il patrimonio personale degli ex amministratori della popolare di Vicenza. In questo mare di attesa, anche i quattro trentini. Che però hanno davanti una strada ancora lunga. E tutta in salita. C.Z.

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