24 Dicembre 2019

Popolare di Bari, il Governatore di Bankitalia si difende dalle accuse di omessa o scarsa vigilanza

Inizierà l’ 8 Gennaio prossimo, in commissione Finanze della Camera, l’ esame del decreto legge “per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento”, che servirà per il salvataggio della Banca Popolare di Bari. Il relatore del Dl, Claudio Mancini del Pd, ha fissato la scadenza per la presentazione degli emendamenti alle ore 11 del lunedì successivo, ossia il 13 Gennaio, dopo un ciclo di audizioni che avranno inizio lo stesso giorno di avvio dell’ esame del Dl con i sindacati ed, a seguire, con Federcasse, Invita lia, Mediocredito centrale e i rappresentanti del Fitd, il Fondo interbancario di tutela dei depositi. Il giorno successivo sarà la volta di Consob, dei sindaci di Bari e Teramo (Antonio Decaro e Gianguido D’ Alberto) e della Banca d’ Italia. Le audizioni termineranno il 10 Gennaio con l’ audizione del ministro dell’ Economia, Roberto Gualtieri, anch’ egli del Pd. Intanto, il Governatore della Banca d’ Italia, Ignazio Visco, proprio con riferimento alle accuse rivolte in questi giorni all’ Istituto bancario centrale di omessa o scarsa vigilanza sulla Popolare di Bari, e quindi alle susseguite ventilate ipotesi di riforma della governance della Banca d’ Italia, in un’ intervista pubblicata dal maggior quotidiano italiano di Milano, ha respin Ritardi, inadempienze e scaricabarile nella gestione regionale di PSR e Xylella hanno fatto perdere competitivita’ alle imprese agricole e alle filiere agroalimentari della Puglia. La burocrazia ruba fino a 120 giorni all’ anno al lavoro in azienda, ma soprattutto frena con le inefficienze l’ avvio di nuove attivita’ e l’ ingresso di giovani nell’ attivita’ di impresa di cui la Puglia ha enorme bisogno per crescere. E’ quanto emerso nel corso della conferenza di fine di anno di Coldiretti Puglia, in cui e’ stato tracciato il bilancio dell’ annata agraria 2019. “Quanto sta accadendo sul Psr in Puglia e’ molto preoccupante.La spesa dei fondi comunitari del PSR e’ ferma al 23 %, la piu’ bassa d’ Italia, dove spendere non sig to ogni addebito, affermando: “La realtà è che abbiamo avuto la crisi di alcune banche nel contesto della più grave recessione della storia unitaria del nostro Paese. Queste banche rappresentavano, nel complesso, il 10 per cento degli attivi totali, il che vuol dire che il restante 90 per cento ha fatto fronte alle gravissime conseguenze della crisi dell’ economia reale”, ribadendo: “il compito di vigilare lo abbiamo svolto” e come istituto centrale “siamo pronti a rispondere in tutte le sedi”.”La vigilanza sulle banche ha svolto il suo compito, con il massimo impegno e io reputo positivamente” ha sottolineato Visco nell’ intervista. E quanto alla scelta di porre in amministrazione straordinaria la Banca Popolare di Bari ha precisato: “è il risultato, come sempre in questi casi, di un’ attenta analisi, é un atto possibile in termini di legge solo dopo aver rilevato gravi perdite o carenze nei sistemi di governo societario”. Poi ha commentato: “Dal 2007 abbiamo posto in amministrazione straordinaria circa 80 intermediari: più della metà è tornata alla gestione ordinaria, per quelli liquidati o aggregati con altre banche, non vi sono state, nella generalità dei casi, perdite per depositanti e risparmiatori”. E posto dinanzi all’ obiezione che questi salvataggi fanno molto rumore quando avvengono in Ital sponsabili di misura e istruttori va sostenuto, dopo gli errori regionali di programmazione e gestione e l’ eventuale avanzamento nei pagamenti sara’ merito loro. Non bastera’ pero’ a scongiurare che sullo sviluppo rurale la Regione perda decine di milioni di euro di fon ia e meno quando capitano all’ estero, come in Germani o in Olanda, il governatore Visco ha evidenziato che negli altri Paesi i salvataggi “sono costati al contribuente molto più che da noi”, perché “l’ intervento pubblico in Germania e in Olanda ha accresciuto il debito pubblico di oltre il 10 per cento del Pil, da noi di poco più dell’ 1 per cento”. Quanto al salvataggio di Tercas, la Cassa di Teramo commissari ata dalla Banca d’ Italia nel 2012, Visco ha affermato che “la ricapitalizzazione della Popolare di Bari non ha potuto avere luogo sul mercato perché la banca non si era trasformata in società per azioni come richiedeva la legge di riforma da noi fortemente caldeggiata e realizzata dal Governo nel gennaio 2015”,i precisando che “l’ assetto delle ‘popolari’ è un problema che abbiamo sempre sottolineato con forza: ostacola l’ accesso al mercato e favorisce opacità e autoreferenzialità nella governance”. Quanto ad azionisti e obbligazionisti, ha assicurato Visco, “l’ intervento del Fondo interbancario e del Mediocredito centrale è volto a evitare scenari liquidatori e possibili perdite per i risparmiatori che detengono depositi e obbligazioni”. E, quindi, è facilmente prevedibile che alla fine a pagare le conseguenze del “buco” milionario della Popolare saranno quasi certamente i circa 70mila azionis ti che vedranno sfumare i loro investimenti in quote di capitale della Bpb che ammontano complessivamente ad 1,5 miliardi di Euro. Un’ ultima battuta il governatore Visco l’ ha riservata alla manovra economica varata dal governo Conte bis, per dire che “dobbiamo pensare alla manovra come un ponte che sana problemi di breve periodo, per passare poi al piano strutturale” e che “ci vuole un impegno per una discesa del debito graduale, ma progressiva e costante” perché, soprattutto, “servono azioni strutturali di rilancio dell’ economia”. Un commento di replica a quanto dichiarato dal Governatore di Bankitalia nella sua recente intervista al Corriere della Sera ( guada caso la stessa testa a cui, una decina di giorni fa, l’ allora ad della Bpb, Vincenzo De Bustis, aveva con un’ intervista preannunciato la decisione del cda della Banca barese di promuovere un’ azione di responsabilità nei confronti di alcuni dirigenti dell’ Istituto di credito, per il procurato crac finanziario!) è giunto dal Codacons che, con una nota. Ha affermato: “Quella di Visco è una vergognosa autoassoluzione che offende migliaia di risparmiatori coinvolti nella disastrosa gestione del la Banca Popolare di Bari”. Infatti, ha poi spiegato la nota Associazione dei consumatori, “Ancora una volta Banca d’ Italia scarica qualsiasi responsabilità per il dissesto di una banca al quale hanno concorso operazioni autorizzate dallo stesso istituto, e cerca di minimizzare le crisi bancarie avvenute nel nostro paese, parlando di impatto dei salvataggi sul Pil solo dell’ 1% ma senza soffermarsi sui miliardi di euro dei piccoli investitori andati in fumo”, sottolineando: “Un film già visto con gli altri istituti di credito caduti in default nel nostro Paese, e per i quali Bankitalia non ha svolto la dovuta attività di vigilanza”. Difatti, per l’ Associazione di tutela dei consumatori, “non può essere certo Visco a certificare il corretto operato dell’ Istituto, e la parola spetta alla magistratura, con le Procure di Bari, Roma, Teramo e Reggio Calabria che dovranno pronunciarsi sull’ attività di vigilanza di Bankitalia, attraverso un esposto inviato la settimana scorsa dal Codacons in cui si punta il dito contro il mancato controllo dell’ ente il quale ha autorizzato operazioni – come l’ acquisizione di Tercas e della Banca Popolare delle Province Calabre – che hanno contribuito a get tare la Popolare di Bari nel baratro. E nell’ attesa che la Giustizia faccia il suo corso altri importanti e significativi particolari sono – come è ormai noto – emersi sul comportamento della famiglia Jacobini alla guida della Bpb. Vale a dire che, mentre il Cda della Banca guidato dal prof. Gianvito Giannelli (nipote dell’ ex presidente Marco Jacobini) si adoperava per rassicurare correntisti e risparmiatori, e quindi tentare di prevenire possibili fughe di depositi, il condirettore della Bpb, Gianluca Jacobini, e suo padre Marco, nelle stesso ore si precipitavano a trasferire ingenti somme depositate sui propri rispettivi conti presso la Banca di cui erano stati per anni gli unici veri “padri padroni”, per dirottarli su conti aperti presso altre banche. E questo proprio poche ore prima di quello che avrebbe dovuto essere un atto a sorpresa e del tutto riservato e segreto, quale – per l’ appunto – doveva essere il “commissariamento” dell’ Istituto barese da parte di Bankitalia. Non c’ è forse null’ altro da commentare in aggiunta ad una storia di gestione così disinvolta e stravagante di una Banca che puntava ad essere il maggior Istituto di credito meridionale, ma che in realtà non è verosimilmente mai riuscita ad uscire da un provincialismo a dir poco “d’ azzardo” e… non solo. Insomma, una “Storia”, quella della Popolare di Bari, non esclusivamente locale, su cui c’ è sicuramente ancora molto da scoprire. Se mai lo si scoprirà davvero. Giuseppe Palella.

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