31 agosto 2018

Pop Bari, le azioni al minimo storico -7 euro in due anni

La quota attuale è 2,38 Si indaga sulle vendite effettuate prima dell’ annuncio sul calo di valore nel 2016 Un crollo inarrestabile. Le azioni della Banca Popolare di Bari si vendono ora al prezzo minimo di 2,38 euro. Peccato che appena due anni fa quegli stessi titoli si vendevano a 9,53 euro. Chi ha acquistato negli ultimi anni si ritrova azioni che sono quasi impossibili da rivendere e che perdono di giorno in giorno il loro valore. Una caduta che fa malissimo a migliaia di risparmiatori della Banca Popolare di Bari. Tutto ciò ovviamente non è contenuto nel comunicato della banca di qualche giorno fa con cui si annuncia che il cda ha approvato la semestrale. In quel documento ci sono alcune ombre, come la perdita di 100 milioni di euro dovuta all’ azzeramento degli avviamenti da 75 milioni di euro e a crediti per circa 25 milioni di euro trasformati in sofferenze negli ultimi mesi. Ci sono però anche le luci, come l’ aumento dell’ attivo ( a 14,54 miliardi di euro) e della liquidità e l’ operazione della banca per liberarsi di 800 milioni di euro di crediti deteriorati. Luci e ombre di una banca (la più grande del Sud con quasi 70mila soci, 350 filiali e oltre 3mila dipendenti) che si prepara alla più grande trasformazione della sua storia, ovvero il passaggio da Popolare a spa. Un obbligo di legge che dovrà avvenire non oltre il 31 dicembre di quest’ anno. La trasformazione in spa vuol dire che la guida della banca, nelle mani della famiglia Jacobini da decenni (oltre al capostipite Marco, ai vertici ci sono anche i figli Gianluca e Luigi) sarà scalabile e che una volta spa la Bpb potrà attirare nuovi grossi investitori. In questa prospettiva va letta la volontà di rendere più trasparente il bilancio liberandosi degli avviamenti. Tutto positivo. Peccato però che fuori da questi discorsi restino ancora una volta loro, gli azionisti. Migliaia di risparmiatori baresi, pugliesi ma anche di fuori regione che hanno creduto di poter fare un buon investimento acquistando titoli della Popolare. Acquisti che hanno sostenuto i continui aumenti di capitale fatti da Bpb anche per sostenere la sua espansione negli anni. Per capire come ora quegli azionisti siano finiti con in mano titoli che valgono oltre il 60 per cento in meno rispetto a qualche anno fa bisogna tornare all’ aprile del 2016. In quel momento un’ azione vale ancora 9,53 euro. Durante un’ assemblea del 24 aprile si decide un calo del 20 per cento del valore, a quota 7,50 euro (su quel calo e sulle operazioni di vendita fatte subito prima sono ancora in corso inchieste della magistratura). La decisione scatena la preoccupazione degli azionisti, anche perché da allora le operazioni di vendita nel mercatino interno ( la Popolare non è quotata in Borsa) diventano sempre più difficili. L’ istituto decide, per far incontrare più facilmente domanda e offerta, di quotarsi su un mercatino secondario: l’ Hi-mtf. Si parte da un prezzo di vendita massimo di 7,50 euro. Moltissimi mettono in vendita, pochissimi acquistano. In mancanza di compravendite, ogni due mesi il prezzo minimo di vendita si riduce. Nel giro di un anno il prezzo crolla a 2,38 euro, bruciando una capitalizzazione di oltre 1 miliardo di euro di risparmi privati. Il nuovo crollo ha fatto scattare l’ allarme fra le associazioni dei consumatori che in questi ultimi anni hanno affiancato centinaia di risparmiatori nell’ avvio di ricorsi per ottenere indietro almeno in parte i soldi spesi per acquistare quelle azioni. «Gli azionisti pagano un conto salatissimo – denunciano in un comunicato Adusbef, Adiconsum, Assoconsum, Codacons, Codici, Confconsumatori e Unione nazionale consumatori – Davanti a questa situazione continueremo a fornire assistenza agli associati che intendano rivendicare i propri diritti » . Ora però, in vista della trasformazione in spa, c’ è anche la possibilità che la banca possa fare un nuovo aumento di capitale per 300 milioni di euro. È quello che temono le associazioni: « Così – denuncia Domenico Romito, presidente di Avvocati dei consumatori, che ha avviato l’ azione collettiva a difesa degli azionisti – l’ azionista rischia di dover trovare altri soldi per sostenere questa capitalizzazione. Sarebbe utile capire cosa hanno fatto di bello in questi anni gli organismi di vigilanza». © RIPRODUZIONE RISERVATA La trasformazione La Banca Popolare di Bari, la più grande del Sud con quasi 70mila soci, 350 filiali e oltre 3mila dipendenti, si sta preparando alla più grande trasformazione della sua storia, ovvero il passaggio da istituto popolare a società per azioni.
antonello cassano

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