25 Settembre 2020

Pop Bari, l’ aula bunker non accoglie tutti: 3 giorni per le parti civili

avvocati in coda per le costituzioni e la banca chiede i danni agli jacobini
di Isabella Maselli Mille e cinquecento 500 azionisti, decine di associazioni, enti e sindacati. Tutti pronti a chiedere i danni agli ex amministratori della Banca Popolare di Bari e allo stesso istituto di credito, del quale hanno chiesto la citazione come responsabile civile. E fino a domani quel numero di 1.500 potrebbe raddoppiare. È cominciata ieri e dura tre giorni l’ udienza per il deposito delle richieste di costituzione delle parti civili. Gli avvocati, provenienti da tutta Italia, sono stati convocati in ordine alfabetico e a orari scaglionati. Tutti con mascherine e sottoponendosi all’ ingresso a misurazione della temperatura, hanno avuto accesso uno alla volta all’ aula bunker di Bitonto: la più grande di cui dispone la giustizia barese. Eppure non abbastanza grande da contenerli tutti. Per questo il presidente del collegio, il giudice Marco Guida, ha diluito l’ udienza e, per la stessa ragione, è alla ricerca di una sede definitiva più ampia dove celebrare il processo. Potrebbe essere un cinema, come il multisala Showville, oppure un teatro, come l’ AncheCinema, oppure un padiglione nella Fiera del Levante. Alla ricerca di un luogo idoneo sta lavorando la Conferenza permanente che nei giorni scorsi ha lanciato un appello alle istituzioni locali perché diano un supporto, dal momento che, ha detto la procuratrice generale Annamaria Tosto, «si tratta di dare risposta alla domanda di giustizia che viene dalle migliaia di cittadini pugliesi che hanno visto svanire nel nulla i risparmi di una vita». E mentre i difensori erano in aula per depositare gli atti di costituzione come parti civili, all’ esterno gli azionisti, alcuni dei 230 rappresentati dall’ Unione nazionale consumatori hanno manifestato esponendo cartelli con la scritta ” le nostre azioni azzerate, i nostri risparmi svaniti. Vogliamo essere risarciti”. In coda, con valigie piene di documenti contenenti le storie di centinaia di azionisti, c’ erano anche gli avvocati del Codacons, che rappresenta circa 150 risparmiatori, ma anche altre associazioni e sindacati, la Uilca e la Fisac Cgil BpB. In aula, a rappresentare l’ accusa, il procuratore facente funzione Roberto Rossi e il sostituto Federico Perrone Capano, che hanno coordinato le indagini con la collega Savina Toscani. Accanto a loro anche il legale dell’ attuale amministrazione della Banca Popolare di Bari, l’ avvocato Giuseppe D’ Alise, che per conto dei commissari ha chiesto di costituirsi parte civile «perché venga riconosciuto il danno morale, di immagine e di reputazione che la banca ha subito». Nel processo sono imputati Marco e Gianluca Jacobini, padre e figlio rispettivamente ex presidente ed ex co- direttore dell’ istituto di credito, accusati di falso in bilancio, falso in prospetto, false comunicazioni sociali e ostacolo alla vigilanza. « Abbiamo voglia di fare questo processo, ovviamente per dimostrare l’ estraneità degli imputati agli addebiti – ha detto uno dei difensori degli imputati, l’ avvocato Francesco Paolo Sisto – Vi è una necessità di celebrarlo e non può essere il difetto di edilizia giudiziaria, che ormai è diventata una malattia cronica nella nostra città, a legittimare una sospensione della giustizia per gli imputati e per tutti coloro che hanno interesse a una definizione puntuale, chiara e netta di una vicenda come quella della Banca Popolare di Bari». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox