12 Maggio 2019

Pop Bari, ipotesi scissione due banche dopo la spa

le associazioni che tutelano i 69mila azionisti dell’ istituto chiedono chiarezza sulle perdite
Una perdita pesantissima curata con terapie inutili che mettono a rischio i 69mila azionisti. Il giorno dopo la diffusione dei dati di bilancio con cui la Banca Popolare di Bari ha comunicato un rosso profondo da 372 milioni di euro e ha annunciato le azioni per ridurre la perdita attraverso la cessione di attivi, le associazioni dei consumatori, che negli ultimi anni hanno difeso migliaia di azionisti alle prese con il crollo del valore dei loro titoli, vanno all’ attacco della banca e chiedono ai vertici un’ operazione verità per capire qual è realmente lo stato di salute dei conti della Bpb. Durissimo il commento degli Avvocati dei consumatori: « La mostruosa perdita dichiarata dal consiglio di amministrazione seppur ridotta rispetto alle indiscrezioni – dice Domenico Romito, presidente di Avvocati dei consumatori – è la conseguenza delle scelte sbagliate, come avere rastrellato centinaia di milioni di euro ai propri clienti trasformandoli in azionisti». Nel frattempo, fa notare Romito, si sono perse le tracce del piano industriale di sviluppo e « si parla soltanto di vendite e di una puerile causa all’ Unione europea, un capro espiatorio perfetto ». Il riferimento, in questo caso è alla causa che la Popolare di Bari ha annunciato di voler fare all’ Ue per la vicenda dell’ acquisizione della banca Tercas, sulla quale è stato accertato che non ci fu aiuto di Stato. Da qui l’ accusa di Avvocati dei consumatori: «Appare non più rinviabile l’ intervento delle autorità di controllo a tutela degli interessi degli azionisti e del governo, che deve estendere agli azionisti della Popolare forme di ristoro che non possono essere limitate agli azionisti delle banche venete e toscane». Come è noto, una buona parte dei soci della Banca Popolare di Bari hanno acquistato titoli azionari che fino al 2015 valevano 9,50 euro al pezzo e oggi invece sono scambiati con estrema difficoltà sul mercato secondario Hi-Mtf al prezzo di 2,38 euro. Ma i dati di bilancio pubblicati dall’ istituto contengono anche le misure tramite cui la banca vuole ridurre la pesante perdita di bilancio: dalla cessione degli attivi alla vendita di quote di partecipazione societaria. Misure che non convincono per niente Antonio Pinto, componente del Comitato di tutela degli azionisti di Popolare Bari, un’ associazione che era stata costituita da Adusbef, Codacons, Codici e Confconsumatori nel novembre del 2016 sull’ onda delle proteste dei risparmiatori per l’ inarrestabile calo del valore delle azioni. «Il bilancio è estremamente negativo – fa notare Pinto – e i numeri descrivono chiaramente la situazione attuale dell’ azienda, mentre non è chiara quale sia la terapia che la banca vuole adottare per cambiare rotta». Pinto concentra l’ attenzione sui motivi della perdita da 372 milioni di euro: « I numeri delle rilevanti rettifiche finanziarie dipendono in buona parte dai crediti deteriorati – fa notare l’ avvocato – Se si considera che queste rettifiche avvengono dopo svariate cessioni di pacchetti di crediti deteriorati, occorrerà mettere a fuoco questo aspetto per capire cosa sia successo » . Non solo: l’ esponente del Comitato mette in guardia su un altro pericolo che rischia di correre la Bpb a causa della discesa sotto soglia dei coefficienti patrimoniali minimi: « Entro dieci giorni la banca sarà obbligata a trasmettere un piano di conservazione del capitale a Banca d’ Italia, la quale entro sessanta giorni dovrà valutare il piano e approvarlo o anche chiedere di adottare misure correttive». Sta di fatto che per le associazioni dei consumatori le misure annunciate dalla Popolare per il recupero delle perdite non funzioneranno e, soprattutto, non aiuteranno gli azionisti in difficoltà: «Questi numeri non consentiranno alle azioni della banca di recuperare liquidità e valore». – a.cass. © RIPRODUZIONE RISERVATA La protesta Una manifestazione degli azionisti di Banca Popolare davanti alla prefettura.

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