8 Maggio 2020

Pontevico, dal primo caso alla risposta unita

il sindaco azzini ribadisce: «nonostante lo choc non è scoppiato il panico, tutta la cittadinanza si è comportata in modo adeguato»
Vicinissimo al cremonese e poco distante dal lodigiano: che Pontevico potesse registrare il primo contagio di Coronavirus non era improbabile. E così è stato. Il primo caso bresciano accertato di Covid-19 abita qui. Il 51enne, educatore della cooperativa sociale «Il Gabbiano», allenatore di una squadra di calcetto che aveva accompagnato a Codogno per una amichevole, ricoverato il 21 febbraio, ora sta bene. «A parte il comprensibile shock iniziale, quando il virus che pensavamo confinato in Cina si è infilato nel nostro quotidiano, il timore di essere dichiarati zona rossa subito chiarito, un primo assalto ai prodotti igienizzanti, non è scoppiato il panico, tutti si sono comportati in modo adeguato – racconta la sindaca Alessandra Azzini -. Ci siamo rimboccati le maniche per gestire le emergenze che crescevano man mano, con la protezione civile e altri volontari, gli alpini e l’ associazione carabinieri, la Croce Bianca e tutti quelli che hanno potuto dare una mano». Ufficialmente tra i 7.200 abitanti ci sono stati 25 morti di Covid e un centinaio di contagi. La perdita più significativa è stata quando ha cessato di battere il cuore d’ oro di Martino Guarinelli, per tutti «John», alpino, volontario, tra i fondatori della sezione della Croce bianca di cui è stato responsabile per 20 anni e presidente onorario dal 2015, animatore della vita sociale. «Ma in un piccolo paese ci conosciamo tutti e per tutti si soffre -riprende la sindaca- non è facile convivere con decessi e ricoveri e nello stesso tempo mantenere calma e lucidità per prendere decisioni sensate, rispondere ai bisogni crescenti dei cittadini. Anche se l’ impegno ha dato la forza a me e ai miei collaboratori di non farci travolgere dal emotivamente».ANCHE QUI i morti nella Rsa sono una spina: 20 a metà aprile, ma la presidente Antonella Acerbis rifiuta di aggiornare il dato. Nell’ occhio del ciclone anche la Rsd, residenza sanitaria per disabili psichiche, Bassano Cremonesini, oggetto di un esposto di Codacons per 22 decessi su 230 ospiti e un’ alta percentuale del personale positivo. Ma come ha sempre spiegato il presidente don Federico Pellegini non erano stati concessi tamponi per identificare e isolare i contagiati. «Mi spiace per questo attacco immeritato ad una struttura che conta su ottimi professionisti -afferma Giacomo Bazzoni di Agenas, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, e di Ferdesanità Anci- e rappresenta un valore enorme per la provincia».Dal 25 marzo la cooperativa «Il gabbiano», di cui è presidente, impegnata nel campo della fragilità e della sofferenza, ha riconvertito un reparto dell’ Hospice con 21 posti letto per stabilizzati Covid-19 offrendo anche appartamenti per il personale sanitario arrivato da fuori. «Abbiamo voluto essere utili e rispondere ad un bisogno così cogente -spiega la vice-presidente Emanuela La Fede- cercando di garantire prestazioni di alto livello dal punto di vista clinico e di supporto relazionale». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
milena moneta

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