Ponte, i consumatori restano nel processo
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fonte:
- La Provincia di Lecco
A meno di novità dell’ultimo momento, Codacons non uscirà dal processo per il crollo del ponte di Annone. Resterà parte civile e, quindi, l’avvocato Marco Colombo, che rappresenta l’associazione dei consumatori, nella prossima udienza, il 19 luglio, discuterà. Lo ha annunciato ieri in una nota il presidente Carlo Rienzi, commentando i contatti con i legali che rappresentano i responsabili civili Anas, Provincia di Lecco e Provincia di Bergamo, per una proposta risarcitoria. Proposta risarcitoria che sta riguardando tutte le parti civili nel procedimento incardinato davanti al presidente della sezione penale del Tribunale di Lecco Enrico Manzi, due dei quali – già liquidati – in effetti hanno già ritirato la costituzione in giudizio. La nota «Il Codacons non chiede, in sede transattiva, danaro – la premessa di Rienzi -. Il Codacons ha ricevuto importanti riconoscimenti di legittimazione quale parte civile in numerosi procedimenti giudiziari in tutta Italia». Si ricordi ad esempio l’ammissione di parte offesa nel procedimento pendente in Tribunale a Genova per il crollo ponte Morandi. Codacons è anche l’unico ente ammesso quale parte offesa dal giudice per le indagini preliminari di Verbania in relazione alla recente tragedia della funivia del Mottarone ed è stato ammesso quale parte civile dal Tribunale dell’Aquila in relazione al procedimento penale per la mancata manutenzione dei viadotti dell’Autostrada dei Parchi». La richiesta «Siamo disponibili a ritirare la costituzione di parte civile a condizione che Anas, Provincia di Lecco e Provincia di Bergamo istituiscano un fondo di indennizzo per la somma di 50mila euro a favore degli iscritti Codacons mediante il quale gli stessi associati, previa presentazione dello scontrino e della tessera dell’associazione possano ottenere, entro un anno, un rimborso di 50 centesimi per litro di carburante. Oltre al pagamento delle spese processuali», precisa l presidente dell’associazione dei consumatori, spiegando come, per il momento, questa proposta non sia stata accettata dai responsabili civili. Che tale forma di risarcimento «sia pienamente legittima e fattibile è dimostrato anche dalla giurisprudenza – conclude il presidente di Codacons -. C’è una sentenza del 20 settembre 2016 del giudice per le indagini preliminari di Roma che ha stabilito come il risarcimento del danno morale alla vittima di sfruttamento della prostituzione minorile,in considerazione della natura del reato e degli effetti patiti dal minore, deve tener conto che unicamente una somma di denaro determinerebbe una vittimizzazione secondaria e il reiterarsi della relazione improntata alla monetizzazione con l’imputato». «Nel caso specifico – conclude Rienzi -, il giudice ha condannato il cliente imputato ad acquistare alla vittima minorenne libri e film incentrati sulla figura femminile, ben individuati, con la funzione di restituirle dignità e libertà attraverso la conoscenza. La costituzione di un fondo di indennizzo sarebbe un reale beneficio per i cittadini ed è questo l’obiettivo che il Codacons persegue in tutta la sua azione»
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