25 Ottobre 2019

«Ponte di Annone, cinque a giudizio»

chiesto il rinvio a giudizio stralciata solo la posizione di eugenio ferraris, dirigente della provincia di bergamo la data dell’ udienza preliminare dovrebbe essere fissata nel giro di un paio di mesi – i due pilastri dell’ inchiesta
Rinvio a giudizio per cinque dei sei indagati. Stralciata la posizione di Eugenio Ferraris, 61 anni, dirigente del settore Pianificazione territoriale e grandi infrastrutture della Provincia di Bergamo, per il quale è stata chiesta l’ archiviazione. Responsabili civili A pochi giorni dal terzo anniversario del crollo del ponte di Annone, il sostituto procuratore Andrea Figoni, che ha ereditato il fascicolo d’ indagine dalla collega Cinzia Citterio, trasferita a Monza, dopo che l’ inchiesta era stata originariamente aperta dal pubblico ministero Nicola Preteroti, magistrato di turno quel tragico 28 ottobre 2016 ora in forza alla Procura di Bergamo, e il procuratore capo Antonio Chiappani hanno firmato congiuntamente la richiesta al giudice dell’ udienza preliminare, che ora dovrà fissare una data per la discussione. Verosimilmente ci vorranno un paio di mesi. Ai tre indagati originari, iscritti sul registro della Procura nei giorni immediatamente seguenti alla tragedia, e cioè Angelo Valsecchi, ingegnere, 53 anni di Lecco, dirigente del settore Viabilità e Infrastrutture dell’ amministrazione provinciale di Lecco, Andrea Sesana, ingegnere, 38 anni di Oggiono, responsabile del servizio concessioni e reti stradali sempre della Provincia, e Giovanni Salvatore, ingegnere, 59 anni, capo del centro manutenzioni dell’ Anas per la Lombardia, a fine gennaio, con la chiusura delle indagini, si erano aggiunti i nomi di Ferraris e Silvia Garbelli, 59 anni, funzionario tecnico del settore Pianificazione territoriale e grandi infrastrutture della Provincia di Bergamo, nonchè quello dell’ ingegner Roberto Torresan, 56 anni, di Busto Arsizio (Varese). Quest’ ultimo è il professionista che, nel 2014, redasse, per conto di Anas, un progetto per la manutenzione del cavalcavia piombato al suolo, uccidendo il civatese Claudio Bertini, 68 anni, ex insegnante di educazione fisica, che stava transitando sulla sottostante statale 36 per tornare a casa da Sesto San Giovanni, dal centro sportivo della Pro Patria di cui era dirigente del settore Tennis. La Procura di Lecco chiede il processo contestando ai cinque indagati le ipotesi di reato previste dagli articoli 113, 449, 434, 589 e 590 del Codice penale, ossia cooperazione colposa in disastro colposo, crollo di costruzioni, omicidio colposo e lesioni. Parti offese i parenti di Bertini, le cinque persone rimaste ferite nel crollo (compreso il conducente del Tir che è piombato sull’ asfalto della statale 36 insieme al ponte), una sesta che, pur non essendo rimasta ferita, ha accusato gravi danni alla vettura, Anas e Provincia di Lecco, l’ impresa di autotrasporti Nicoli di Bergamo e il Codacons. Anas e Provincia di Lecco potrebbero però essere citate, se si andrà a processo, come responsabili civili nell’ ipotesi di un risarcimento danni. Raffaele Erba, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, ha sollecitato la Regione a valutare la possibilità di costituirsi parte civile. La consulenza tecnica Due i punti cardine sui quali si sostengono le accuse della Procura nei confronti degli indagati: la gestione dell’ emergenza e la mancata manutenzione del manufatto crollato al suolo. Determinanti, per le decisioni della Procura, i contenuti della relazione del consulente tecnico, il professor Marco Di Prisco del Politecnico di Milano, Polo di Lecco, che in 77 pagine ha “messo in fila” tutti gli errori che, a suo giudizio, avrebbero causato la tragedia. A partire da quelli progettuali che, negli anni Sessanta, segnarono il cavalcavia come un peccato originale, fino alle indicazioni rilasciate da consulenti esterni dell’ Anas (come l’ ingegner Torresan) sull’«assenza di problemi statici nel cavalcavia». È comunque innanzitutto alla Provincia di Lecco che il consulente del pm ha mosso pesanti rilievi. «La prima causa del crollo del cavalcavia – ha scritto – è l’ uso improprio, che ha imposto alla struttura carichi vicini alla sua capacità estrema, determinando una situazione priva dei consueti coefficienti di sicurezza» Alla funzionaria dell’ Amministrazione provinciale di Bergamo viene contestato il permesso rilasciato alla Nicoli, permesso in forza del quale l’ azienda fece transitare il suo tir sul cavalcavia, un cavalcavia che – secondo sempre Di Prisco – non avrebbe potuto reggerne il peso, 107 tonnellate e mezzo.
antonella crippa

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