Pompei, cancelli chiusi e turisti furiosi
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fonte:
- Avvenire
assemblea sindacale a sorpresa, poi l’ apertura. franceschini: danno incalcolabile.
ROMA «La chiusura dei cancelli è stata un colpo basso…». Sono le dieci del mattino e davanti allo sguardo di Massimo Osanna, soprintendente speciale per l’ area archeologica di Pompei, Ercolano e Stabia, si snoda una coda di duemila turisti, impalati davanti a Porta Marina, uno degli ingressi principali degli scavi pompeiani. La calura aumenta e la tensione cresce, coi visitatori che protestano in una babele di lingue, mentre anziani e bambini cercano riparo dai raggi del sole. Imbufaliti anche i tour operator e le guide, che hanno costretto a un’ alzataccia comitive di americani, tedeschi o giapponesi (d’ estate ci sono in media 10mila turisti al giorno) e non sanno come spiegare loro la situazione. A determinarla è stata un’ assemblea indetta da alcune sigle sindacali che, asserendo una «rottura» delle trattative in corso coi Beni culturali, hanno riunito il personale aderente fra le 9 e le 11 del mattino. Già il giorno prima, il rischio di una chiusura era stato scongiurato dalla Soprintendenza, che aveva impiegato personale di una ditta esterna (l’ Ales), e dal fatto che diversi custodi avevano comunque prestato servizio. Alle 10.30, di fronte al rischio dell’ ennesima figuraccia all’ italiana, Osanna decide di aprire personalmente i cancelli del sito, contrattando singolarmente con i funzionari della Soprintendenza la garanzia della custodia delle Domus pompeiane. Poi si sfoga coi cronisti: «Mi hanno dato perfino del fascista perché ho aperto i cancelli. Ma sono alcune sigle sindacali, mino-ritarie, a essere irresponsabili. Io ho dato massima disponibilità al dialogo, ma il confronto non può diventare prevaricazione e ricatto. Abbiamo avviato un’ inchiesta interna, se verranno individuate responsabilità ci saranno provvedimenti disciplinari. Fatti del genere non debbono più succedere». Va su tutte le furie anche il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini: «Non è possibile organizzare assemblee a sorpresa per impedire che il sito resti aperto con personale in sostituzione – afferma -. Chi fa così fa del male ai sindacati, ai diritti dei lavoratori e soprattutto fa de male al proprio Paese. È un danno incalcolabile che rischia di vanificare quei risultati straordinari raggiunti nell’ ultimo anno». Il riferimento è agli obiettivi del «Grande progetto Pompei» per il restauro e il rilancio dell’ area, finanziato con 105 milioni di euro di fondi italiani ed europei, con interven- ti già banditi per l’ intero importo, 5 cantieri già conclusi e altri 22 in corso. Quando la notizia si diffonde, il coro delle critiche cresce d’ intensità. Il sindaco di Pompei, Ferdinando Ulliano, si dice «esterrefatto», mentre il governatore della Campania Vincenzo De Luca la definisce «una vergogna internazionale che danneggia l’ Italia». Il presidente della Commissione Italiana Unesco, Giovanni Puglisi critica i sindacati («Si vergognino») e chiede al governo Renzi d’ intervenire «affinché queste vicende non si ripetano più», mentre il Codacons annuncia un esposto alla procura e alla Corte dei Conti per «interruzione di pubblico servizio». Anche altre sigle sindacali stigmatizzano la protesta: «Siamo contrari a strumenti di mobilitazione che tengano i visitatori in ostaggio », dice Daniela Volpato della Cisl Fp. Le fa eco il segretario generale della Cgil Campania, Franco Tavella: «Abbiamo già preso le distanze altre volte da iniziative del genere, perché penalizzano le stesse organizzazioni che le promuovono ». Dal canto loro, i promotori dell’ assemblea difendono il gesto: «Ci spiace per i disagi ai turisti, ma la situazione in cui versiamo doveva emergere – sostiene Rinaldo Satolli, coordinatore nazionale di Flp Bac -. Siamo al limite della sopportazione. Non ci dispiace se questo evento sale agli onori della cronaca, perché il mondo mediatico funziona così». E Giuseppe Visciano, dell’ Unsa beni culturali, protesta per la «grave mancanza di personale e la mancata retribuzione delle competenze accessorie che ci spettano, ore di lavoro domenicale, pomeridiano o notturno. Ci sono i ragazzi dell’ Ales, ma è privata. Perché non fanno un concorso pubblico? ». Per Visciano, non è stata un’ assemblea a sorpresa: «Era stata annunciata. E ne terremo altre anche ad agosto, proclamandole con i dovuti 3 giorni d’ anticipo…». Insomma, la tensione potrebbe continuare, con conseguenze imprevedibili per i visitatori. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
vincenzo r. spagnolo
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