9 Ottobre 2013

Polverizzato il potere d’ acquisto delle famiglie Per superare la CRISI si mangia meno e peggio

Polverizzato il potere d’ acquisto delle famiglie Per superare la CRISI si mangia meno e peggio

 
Etalmente colato a picco il potere d’ acquisto delle famiglie italiane nell’ ultimo anno e mezzo che il 60% della popolazione è stata costretta, incredibilmente, ad un taglio drastico della spesa alimentare. Per uscire dalla crisi, dunque, la soluzione per sei italiani su dieci è mangiare meno. Inoltre, tendenzialmente, le famiglie scelgono prodotti più economici e di minore qualità. I dati dell’ Istat non lasciano spazio a interpretazioni: nel periodo gennaiogiugno 2013, rispetto allo scorso anno, il potere d’ acquisto delle famiglie ha registrato un calo dell’ 1,7%. Il saldo del 2012, invece, si era attestato ad una quota preoccupante pari a -4,7%. A fare i conti della serva è intervenuto il Codacons che ha tradotto in cifre queste pesantissime flessioni in termini di disponibilità economica da parte delle famiglie. L’ aver perso 11,7% di potere d’ acquisto in sei mesi, infatti, corrisponde (per un nucleo di tre persone) a un ammanco nel forziere (si fa per dire) familiare di 594 euro (489 una famiglia di 2 componenti, 654 una di 4). Sommando i coefficienti dell’ anno precedente, in un anno e mezzo si è trattato di un bagno di sangue: a una famiglia di tre persone sono venuti a mancare 2.236 euro. La crisi, dunque, si è mangiata in 18 mesi una cosa come due stipendi di un operaio. Alla perdita di potere d’ acquisto consegue, ovviamente, una contrazione di retta dei consumi. La fotografia scattata dal prestigioso istituto di statistica nazionale sulle difficoltà degli italiani si completa, infatti, con un’ analisi precisa dei numeri riguardanti i consumi, diminuiti dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’ 1,8% rispetto al corrispondente periodo del 2012. Durante i mesi di crisi le famiglie italiane hanno dato una bella sforbiciata soprattutto a determinati beni: all’ olio di oliva extravergine (-9%) al pesce (-13%), alla pasta (-9%) al latte (8%), all’ ortofrutta (-3%) e alla carne. Nel complesso, è stato calcolato che il taglio della spesa alimentare ammonta al 4%. In questo contesto di difficoltà si aggiunge, inoltre, il peso della pressione fiscale, volata al 43,8% nel secondo trimestre del 2013, risultando superiore di 1,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’ anno scorso. È evidente che l’ aumento dell’ Iva al 22% e gli indecorosi tira e molla finalizzati a introdurre nuove penalizzazioni in termini tributari per le prime case, non saranno di certo d’ aiuto per uscire dal tunnel. E non porteranno buone notizie nemmeno i dati relativi al prodotto interno lordo della Penisola che, anche quest’ anno, si contrarrà dell’ 1,8% dopo la flessione di 2,4 punti percentuali registrata nel 2012. Vero, secondo le proiezioni Istat l’ indice del PII dovrebbe tornare a crescere nel 2014 segnando un +0,7%, ma più che un dato scientifico, in questo caso, sembra una speranza.

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