4 Novembre 2005

«Polli e tacchini sicuri se allevati in Umbria»

«Polli e tacchini sicuri se allevati in Umbria»

Contro la psicosi, l?appello di produttori, macellai e Consumatori. Invenduti 300mila capi

Non sono bastate le etichette a certificare qualità e sicurezza delle carni bianche umbre. Negli ultimi mesi le vendite sono crollate e per allevatori e macellai, lo spettro di una nuova ?mucca pazza?. Come allora i produttori sono alle prese con allevamenti pieni di animali che, senza inversione di tendenza, entro un mese al massimo dovranno essere abbattuti e dispersi. Il tema è stato affrontato in un incontro promosso da Coldiretti per ribadire l?infondatezza dell?allarmismo tra i consumatori.

«Il fenomeno mediatico ha superato il dato scientifico e sanitario – fa notare Sergio Marini, vice presidente nazionale Coldiretti – ed i consumi sono crollati per un rischio potenziale che sta mettendo in ginocchio la filiera zootecnica». L?etichettatura (in vigore dal 17 ottobre) ed i controlli del servizio sanitario non sono serviti ad allontanare lo spettro dell?influenza aviaria. «Una malattia animale che conosciamo bene – spiega Gonario Guaitini, dirigente Prevenzione e Sanità della Regione – e che ha portato un allarmismo ingiustificato: non esistono casi di malattia umana in Europa». «E anche nei paesi dove sono segnalate morti – fa notare l?assessore comunale, Ilio Liberati – bisogna considerare le condizioni igienico sanitarie nelle quali sono maturate. Qui c?è una rete di protezione che funziona».
Così, mentre la carne nazionale finisce a prezzi scontati sulle tavole di altri paesi europei, il settore continua a perdere terreno. «Non abbiamo ancora superato gli scompensi innescati dalla Bse – rileva Oriando Cardinali di Federcarni – che il settore è di fronte ad un nuovo dissesto economico. Le vendite di carni bianche, che coprono il 35% del totale, sono crollate dell?80%». Gli allevatori parlano di 300 mila polli e 7.000 quintali di animali invenduti e chiedono alla Regione di derogare l?ordinanza che vieta la vendita di volatili in fiere e mercati. «Il provvedimento alimenta i timori, si parla di rischi come se la pandemia fosse conclamata». Intanto, mentre l?11 novembre la Regione incontrerà di nuovo il Ministero, da Adiconsum, Codacons e Federconsumatori, l?appello ad allontanare le paure («se le autorità controllano») ma anche un invito ad agire con maggiore lungimiranza. «L?etichetta con il luogo di provenienza dovrebbe essere una regola per tutti prodotti agroalimentari, non una misura eccezionale da adottare in situazioni limite».

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