26 Novembre 2021

Polizia, Meloni, Renzi e Lega: Fedez ce l’ha con tutti. Ma nessuno lo calcola

Per giorni e giorni, Fedez non ha fatto altro che promuovere il suo nuovo disco, che vista la promozione massiva uno immagina sia di quelli destinati a fare la storia. Spoiler: non è così. Siamo sinceri, lo abbiamo ascoltato questa mattina al solo fine di scrivere questo pezzo, visto che Fedez per settimane l’ha menata pesante sui social, provocando la politica e alludendo a possibili querele che gli potrebbero arrivare. Altro spoiler: sì, potrebbero. Tutto è nato dal video della canzone Morire morire, ma non è degradante per un artista scatenare la curiosità per temi collaterali alla sua musica piuttosto che per la sua arte? Vabbè, dopo tutto ognuno fa quel che può. In questo caso Fedez ha raccolto in un album le sue invettive degli ultimi due anni. Niente di nuovo.
Gli attacchi alla politica (esclusi M5S e Pd)

Il cuore dell’intero disco è il pezzo Un giorno in pretura. Non sfugge l’ironia di questa scelta, visto quello che Fedez dice contro i politici italiani. L’intro di Un giorno in pretura è stato affidato a Gianluca Cruciani: “Tutti i personaggi e gli eventi di questa canzone sono del tutto immaginari”. Quindi, si sente una voce del tutto simile a quella di Matteo Renzi, ma magari è proprio la sua, con l’ormai famosa citazione del leader di Italia viva: “First reaction: choc”. E già da questi primi secondi è facile intuire dove vuole andare a parare il marito di Chiara Ferragni. Basta aspettare un’altra manciata di secondi per entrare nel vivo del mood del brano: l’attacco a Matteo Renzi.

“Io e mia mia moglie siam tutti esauriti/Tutti i desideri esauditi/Come Renzi quando s’è preso ottantamila petroldollari sauditi (Ahi!)/80k che, se togli il volo privato, i salatini e le spеse/(Mamma, non è vero che pеr fare i soldi dovevo sapere l’inglese)”, canta Fedez. E, non pago, poi aggiunge: “Anche se Renzi non lo vuole ammettere/I sauditi non amano mettere/Ai giornalisti il bavaglio, li mettono direttamente nel bagaglio a mano”. E giù ancora: “Un ex premier che fa complimenti sotto dettatura/A una cazzo di dittatura/Che cattura e taglia la testa ai gay perché contro natura”. Fedez aveva già preparato il terreno a questo attacco con le sue storie Instagram in cui puntava il dito contro il leader di Italia viva dopo l’affossamento del ddl Zan.

Ma il rapper non si limita mica ad attaccare Matteo Renzi nel suo brano. Dopo un breve passaggio su Giulio Regeni, in cui se la prende anche con i capi di Stato che, a suo dire, “sono un poco ingenui/Infatti non hanno dubbi sulle cause ufficiali di morte di Giulio Regeni”, gioca un po’ a fare la vittima sulla questione Amazon. Più di una volta, infatti, al cantante è stato rinfacciato di dedicarsi solo a cause “instagrammabili”, come per esempio il ddl Zan, senza mai guardare dalle parti del colosso dell’e-commerce, nemmeno quando i suoi lavoratori erano in agitazione. Il motivo? Il ricco contratto che lo lega alla società di Jeff Bezos.

E così ecco che nel suo pezzo, Fedez prova a fare l’alternativo: “Quanto m’hanno rotto il camazon/Voi lo arricchite ‘sto Amazon/Io mi faccio arricchire da Amazon”. Sarà pure vero che lui si fa arricchire, ma forse a Fedez mancano le basi dell’economia spicciola, quelle che muovono qualunque ambiente di lavoro che, probabimente, lui non conosce. Proviamo a spiegarlo in modo facile: se Amazon a Fedez dà un corrispettivo X è perché tramite lui guadagna X+tot. Quel “tot” è solitamente almeno il doppio rispetto a quanto viene corrisposto, un ammontare che Fedez stesso contribuisce a creare, facendo pubblicità. Quindi sì, anche Fedez contribuisce ad arricchire Amazon.

Poteva mai perdere l’occasione per menzionare Giorgia Meloni, che tira così tanto sui social da essere una delle donne più amate della rete? Ovvio che no. E allora ecco che arriva pure l’occasione per fare il suo nome: “La Meloni che grida: ‘Allo scandalo’/’Boicottate la mafia di Amazon’/’E comprate il mio libro Io sono Giorgia’ /’Oddio! Ma è primo su Amazon'”.

La canzone continua e arriva un verso che prende di mira anche Silvio Berlusconi: “Mussolini/Berlusconi/Federico Aldrovandi/In Italia i migliori non riescono mai a superare i vent’anni”. Ma poteva mai mancare l’attacco alla Lega? Ma certo che no, anche se bisogna aspettare i 2/3 della canzone per arrivarci: “Ieri volevo informarmi su tutte le nuove proposte fatte dalla Lega/Se ti da un pugno sei legittimato a sparare nel petto della tua collega”. E aggiunge: “E pensare che l’eutanasia in Italia sembrava una cosa utopistica/Quando per morire qui basta dare un pugno in faccia ad un assessore leghista/Sparagli Piero, sparagli al nero/Miragli al cuore, non mirare al cielo”.
I no vax

Il populismo certo non manca in questo brano di Fedez, che si muove da sempre in quest’arco per raccogliere qualche consenso in più sui social, suo habitat naturale da quando la musica è diventata poco più che un hobby. In questo stesso brano se la prende anche con Andrea Bocelli, che durante il lockdown ha anche preso parte alle sue dirette dopo annunci in pompa magna: “Siamo tra i dieci Paesi più belli/E nel dubbio chiamiamo a cantare Bocelli/Bocelli è come portare lo spumante se ti invitano a cena (Buonasera, buonasera)/L’unica differenza tra lo spumante ed Andrea/È che Andrea va ad un’assemblea che è una messa in scena/Dove si grida: ‘Bill Gates è un’aliena, che ci spara il 5G in vena'”.
Il Vaticano

Già solo in Un giorno in pretura si possono contare alcune possibili querele, ma nell’album di Fedez c’è anche di più. Avrà pensato che, già che c’era, aveva fatto trenta e poteva fare trentuno con un attacco violento contro il Vaticano, in cui è riuscito a mettere in mezzo anche il Codacons. Un filotto niente male per il marito di Chiara Ferragni. “Sono veramente euforico/Non mi ha ancora querelato il Codacons/Oggi voglio proprio farmi male Si dice il peccato ma non il cardinale/C’è una festa in Santa Sede/Ci si siede, ci si fa le se–/In Vaticano non c’è la banca del seme/Perché da quelle parti hanno troppa sete”, canta Fedez nel pezzo La cassa spinge. Anche in questo caso, non è certo la prima volta che il rapper va giù pesante contro la Chiesa.
La droga e le forze dell’ordine

Tra un attacco alla politica e uno al Vaticano, Fedez inserisce anche la droga e provocazioni alle forze dell’ordine. “Non si dovrebbe, la droga nelle felpe/Però nemmeno sberle ad uno che è già in manette, no”, scrive in Stupido stupido. E poi ancora, in Problemi con tutti: “Ho le vele e quindi volo come Scampia/Troppo zucchero sotto la mia lingua/Vai via, vai via, vai via/Maresciallo, suvvia, quella roba? Non mia/Permette la domanda? È mai stato alla Diaz “. Immancabile l’inno alla Maria, che però adesso inizia a puzzare di stantio: “Bella ‘sta vita, santa Maria/Na, na, na-na-na-na-na-na/Ma se trovo l’uscita, ti porto via/Na, na, na-na-na-na-na-na”. Così canta Fedez ft Cara in Fuori dai guai ed è impossibile non riportare la mente agli anni Novanta, quando proprio il suo ex amico J-Ax (per altro citato in un brano) insieme agli Articolo31 cantava: “Ohi Maria/Ti amo/Ohi Maria/Ti voglio”.

In sostanza, tutto visto e già rivisto. Sarebbe più apprezzabile se si prendesse le sue responsabilità e (finalmente) lasciasse la musica per entrare in politica. Potrebbe confrontarsi alla pari con quelli che tanto dileggia, potrebbe concretamente impegnarsi sulle questioni che gli stanno tanto a cuore come il ddl Zan, invece di puntare solo il dito contro quelli che fanno, senza fare agli effetti nulla di concreto. Se non vuole perdere i privilegi dell’influencer per sporcarsi le mani nella politica, allora forse dovrebbe tornare a cantare a tempo pieno. O a fare le adv sui social. Anche perché le sue invettive, ormai, non vengono più considerate e cadono inutilmente nel vuoto.

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