Politica e politici nella marea delle auto blu
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fonte:
- L`Unità
MA QUANTE SONO DAVVERO? Il ministro Santagata dice poco più di 3mila, l`Associazione contribuenti italiani “spara“ oltre 574mila. Fatto sta che la politica e i suoi “apparati“ si allargano sempre più, e però si concentrano disperatamente al centro di Roma: dove a veder bene si potrebbe benissimo circolare a piedi… M a quante sono le auto blu in Italia? Non si sa, non si riesce a sapere. O meglio, la risposta ultima e ufficiale del ministro per l`attuazione del programma, Giulio Santagata, ci dice: sono 3.114 le auto di Stato classificabili come “auto blu“. Anche se limitate alla proprietà dello Stato, sembrano un po` poche. Il tormentone delle auto blu è quasi antico. A metà degli anni 70, il Messaggero, su sollecitazione dell`allora capocronista Silvano Rizza, fece realizzare a Mario Pandolfo una martellante campagna sulla marea di auto di rappresentanza a spese del contribuente, scoprendo molte magagne e abusi. Lì per lì, un certo “dimagramento“ istituzionale vi fu. Poi la flotta è tornata imponente. Lo stesso quotidiano, anni dopo, le stimava sulle 15.000, soltanto a Roma naturalmente. Secondo l`Associazione Contribuenti Italiani, avremmo addirittura il poco onorevole primato del mondo con 574.215 vetture in tutta Italia fra Stato, Regioni, Province, Comuni, Enti pubblici vari, società miste pubblico-private e affini. Mentre gli altri Paesi sviluppati oscillano fra le 73.000 degli Stati Uniti e le 44.000 della Spagna. Secondo la stessa Associazione, nel `98 sarebbero state “soltanto“ 198.596. Quindi, più che raddoppiate in un decennio. Cifre che sembrano francamente molto, anzi troppo dilatate rispetto a quelle fornite anni addietro dallo stesso Codacons che le stimava sulle 40.000. Fra l`altro sono una ventina le Regioni, un centinaio i Comuni grandi e medi, un centinaio pure le Province. Per lo Stato ho appena riportato la cifra ufficiale del ministro Santagata, poco più di tremila. Non so se essa includa anche le auto di scorta. Non so se includa le 122 vetture per altrettanti parlamentari i quali però fruiscono (così Italia Oggi) del rimborso delle spese di taxi per 34 euro al giorno ciascuno. Una cosa è certa: i permessi rilasciati dal Comune di Roma per l`ingresso nel centro storico ad auto blu di organismi costituzionali e di enti pubblici o a partecipazione pubblica ammontano nel 2007 a quasi 4.000. Senza contare altre vetture di servizio alle varie Armi, agli Stati maggiori, ai Comuni della Provincia di Roma (120), ecc. Ma, dicono in Comune, si sono dovute alzare di molto le tariffe annuali e resistere all`assalto di partiti e gruppi. Scorte e auto di rappresentanza non possono essere uno status symbol, ma lo sono. Ricordo bene che in Rai fu impossibile trattenere un giornalista televisivo importante perché da vice-direttore non poteva fruire dell`auto blu e si sentiva diminuito. Secondo gli autisti dell`Atac, le auto blu pretendono inoltre di essere come esentate dalle regole ordinarie del traffico (al pari di quelle del Corpo Diplomatico, indisciplinatissime). Esse parcheggiano dove gli pare, sulle strisce, sui marciapiedi, in curva, creando spesso intralci ai mezzi pubblici. A detta dell`amministratore delegato dell`Atac, Gioacchino Gabbuti, a causa di questi parcheggi irregolari nell`area di Palazzo Chigi, Rinascente, Galleria Colonna, i bus pubblici “accumulano un ritardo del 25 per cento sul tempo totale del percorso“. Col governo Prodi, del resto, i ministri che vanno e vengono in quella zona sono ben 25, i vice-ministri 10 e i sottosegretari 66. Tutti in auto blu, molti anche con un`altra vettura di scorta. Del resto, basta passare a piedi per una delle strade e stradette della Roma storica per rendersi conto che sono totalmente ingombrate da macchine di rappresentanza. L`altro giorno via dei Portoghesi era praticamente intransitabile dai pedoni a causa dell`ammasso di vetture dell`Avvocatura di Stato. Ma è soltanto un piccolo esempio ripetibile decine e decine di volte. E qui tocchiamo un altro punto dolente: la localizzazione dei palazzi del governo e del potere. Che senso ha questa marea di auto blu nel cuore di Roma visto che il trasferimento dei Ministeri in zona più esterna, a cominciare dal mitico Sdo è rimasto un sogno irrealizzato? Negli ultimi anni il solo Ministero dell`Ambiente, uno dei più “giovani“, ha riunito le sue sparse sedi, quasi tutte centrali, traslocando, al tempo di Edo Ronchi, in via Cristoforo Colombo. Per contro il Ministero delle Finanze ha preteso di rientrare dall`Eur e non ha trovato di meglio che ricollocarsi in una zona già intasata di auto e di traffico come quella di piazza Mastai, all`imbocco di Trastevere. Se si fa eccezione per il già citato Ambiente, per il Commercio internazionale e per gli Esteri, da decenni alla Farnesina, gli altri Ministeri sono, in prevalenza, dislocati entro le Mura Aureliane o ai loro bordi immediati (Porta Pia). Per cui, come si muove a piedi Romano Prodi, potrebbero muoversi a piedi molti colleghi di governo e relativi accompagnatori, facendo anche un utile esercizio fisico. Ma non succede quasi mai. Nella puntata precedente si è detto della dilatazione abnorme delle due Camere, della Presidenza del Consiglio e relativi palazzi. Tanto più abnorme dal momento che si parla di continuo di ridurre seccamente il numero dei parlamentari e di riportare quello di ministri e sottosegretari a livelli di decenza (in Francia il neopresidente Nicolas Sarkozy si è fermato a 15 titolari di Ministeri, una decina meno dei nostri). Ma intanto, fra Parlamento e governo, si sono presi, in proprietà o in affitto, ben 46 palazzi in pieno centro storico. Una decina di anni fa l`ufficio di Roma Capitale compì una indagine sulle sedi dei Ministeri scoprendo che per l`affitto di palazzi, palazzine, appartamenti, in massima parte nel centro storico, lo Stato spendeva, all`epoca, ben 500 miliardi di lire l`anno occupando 618.000 mq. in locazione e avendone 875.000 in proprietà (mancavano dati sulla Difesa, sempre riservata). Ovviamente faceva la fortuna di alcuni immobiliaristi romani. Fortuna che, invece di diminuire, è aumentata. Per gli acquisti e per gli affitti. Un pezzo consistente di Galleria Colonna, ora Alberto Sordi, è stato acquistato, regnante Berlusconi, per la Presidenza del Consiglio, al costo di 34 milioni di euro, più altri 7 per ristrutturarlo. Sempre in quel periodo è stato comprato (per 25,3 milioni più 16 per ristrutturarlo) dallo stesso governo il palazzo di via della Mercede. La grandeur berlusconiana è stata formidabile. Nel documentatissimo libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, La casta, uscito da poco da Rizzoli, si può leggere fra l`altro: “Le gestioni dei cinque anni del Cavaliere, dal 2001 al 2005, dai fiori al catering, dalla tappezzeria alle tende, erano costate infatti ai cittadini italiani una tombola: 1.143.877 euro“. A Prodi e consorte per la “conduzione degli alloggi“ e per “le esigenze di natura istituzionale“ sono rimasti 0 euro. “Problemi al battiscopa? Prego pazientare“. Quei 500 miliardi di lire di canoni d`affitto degli anni `90 potevano servire a finanziare un serio piano di trasferimento, in sede propria, nuova e funzionale, di Ministeri allo Sistema Direzionale Orientale, direzione Centocelle, o in altra zona decentrata, alleggerendo il centro storico di giorno sempre più soffocato da City politica, uffici, studi professionali, ecc. e sempre più deserto di abitanti, e riqualificando quartieri esterni nati in modo sbagliato. Nulla di tutto questo è stato realizzato (soltanto il Campidoglio si decentra alla ex Stazione Ostiense). Anzi, come si è scritto, il Ministero delle Finanze è rientrato verso il centro, a Trastevere. Nonostante questo cronico accentramento di Governo-Parlamento-Ministeri, la marea delle auto blu invade ogni giorno il cuore di Roma, con privilegi assurdi. E con costi pubblici e disagi sociali crescenti. Eppure, Roma non è più la città dei Ministeri di una volta, di quarant`anni fa. Il decentramento regionale c`è stato. Tant`è vero che Lazio e Lombardia sono molto vicine per quota di dipendenti pubblici a tempo indeterminato: 12,4 e 12,1 per cento rispettivamente. Con altre Regioni vicinissime (Campania oltre il 10, Sicilia oltre il 9 per cento) o vicine (l`intero Nord-Est – Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trento e Bolzano – sfiora il 17 per cento). Che poi, dal punto di vista politico-amministrativo, il decentramento regionale abbia funzionato è materia assai discussa e discutibile. Ha funzionato, diciamo, a macchia di leopardo. Ma non in modo tale da convincere, per esempio gli attuali titolari dei teatri pubblici di tutta Italia, che il loro trasferimento alle rispettive Regioni, previsto da un progetto del ministero dei Beni e delle Attività Culturali, sia un bene rispetto alla attuale dipendenza da Roma e alla ripartizione nazionale del Fondo Unico per lo Spettacolo. Anzi, la loro protesta è stata unanime. Per non parlare dell`autentico disastro, culturale e funzionale, delle Soprintendenze della (molto) autonoma Regione Sicilia nella quale la politica – si ricordi il caso della brava soprintendente archeologica di Agrigento, Graziella Fiorentini – pretende di condizionare da vicino la tutela. Apparato regionale decentrato dunque molto costoso e non sempre efficiente, anzi burocraticamente pesante. Non meno del tanto vituperato centro che, almeno, era più qualificato (si pensi cos`erano il Ministero dei Lavori Pubblici, o l`Anas, ai tempi del primo centrosinistra, di Michele Martuscelli inflessibile e competente direttore generale per l`urbanistica). Ma questo è un altro capitolo del discorso sul costo della nostra politica. In un Paese sempre più spaesato. Che ormai ha regionalizzato (malamente) intere materie come sanità, agricoltura, urbanistica, ambiente, ecc. per cui i dipendenti fissi delle Regioni e delle Autonomie locali sono oltre 542.000 contro i 181.000 scarsi dei Ministeri e delle Agenzie. Negli ultimi anni sono diventate extra-large le Province (che già La Malfa il Vecchio voleva abolire, con più di una ragione): oggi risultano 104 e quindi altrettanti sono i presidenti e i vice-presidenti delle Giunte provinciali nonché i presidenti dei consigli (e fanno già 312), gli assessori risultano 889, i consiglieri 3001. È presumibile che le auto blu, di cui abbiamo parlato, siano almeno un migliaio. Più qualcun`altra per i presidenti di commissioni. In conclusione, il centro politico del Paese si è certamente smagrito e però non abbastanza, soprattutto non si è qualificato, mantenendo una serie di pesanti bardature. La periferia ha moltiplicato i centri di potere e le competenze, non fornendo risultati strepitosi sul piano della produttività e dell`efficienza. Per cui abbiamo, in realtà, uno Stato regionale che costa molto ovunque, al centro e nelle regioni (per non parlare di quelle a statuto specialissimo come la Sicilia). E che funziona poco. Un autentico capolavoro.
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