Poletti: studenti, lavorate Troppi tre mesi di vacanze
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fonte:
- il Tirreno
di Mario Lancisi FIRENZE Da ragazzi al tempo della scuola il vignettista Sergio Staino lavorava in fabbrica, il governatore Enrico Rossi puliva le sedie e impagliava con il filo di plastica le sdraio, l’ assessore all’ urbanistica Anna Marson imbottigliava olio di ricino per una ditta che riforniva le farmacie e infine l’ ex portavoce del centrodestra in Regione Alessandro Antichi smistava la posta nell’ ufficio postale maremmano di Ribolla. Loro, gli ex studenti che d’ estate facevano dei lavoretti per esperienza formativa o per necessità, plaudono alle parole del ministro del Lavoro Giuliano Poletti che, ad un convegno a Firenze sui fondi sociali europei, ha detto: «Un mese di vacanza va bene. Ma non c’ è un obbligo di farne tre. Magari uno potrebbe essere passato a fare formazione. Una discussione che va affrontata. I miei figli d’ estate sono sempre andati al magazzino della frutta a spostare le casse. Sono venuti su normali, non sono speciali». Per il ministro Poletti è fondamentale che fin dagli anni della scuola i giovani abbiano una qualche relazione con il lavoro: «Anche noi genitori, la società, dobbiamo riconsiderare il tema del lavoro e le giovani generazioni. Un mese di vacanza va bene, un mese e mezzo ma non c’ è un obbligo di farne tre. Magari uno potrebbe essere passato a fare formazione. Una discussione che va affrontata». Secondo il ministro, insomma, non si distruggerebbe un ragazzino se invece «di stare a spasso per le strade della città va a fare quattro ore di lavoro». Eh sì, ha proprio ragione il ministro Poletti, osservano Rossi e Staino. «Ogni forma di incontro tra giovani e lavoro è altamente proficua. Io entrai in fabbrica a 13 anni ed è stata l’ esperienza formativa di gran lunga più importante. A 16 anni tornai a scuola con gran profitto». Se oggi non è più così come ai tempi di Staino e Rossi è anche per colpa dei genitori, fa autocritica il governatore: «Una volta era normale lavorare e aiutare in casa. Poi noi una volta genitori con i nostri figli ci siamo bevuti il cervello». Anche se la Marson è meno drastica e sottolinea che «quando si è ragazzi serve anche del tempo libero. Sono gli anni fondamentali dell’ apprendimento». Plaudono al ministro anche i presidi. «Da anni, più o meno dai primi anni ’90, noi presidi chiediamo che ci siano piani intelligenti per l’ utilizzo della risorsa scuola durante l’ estate», spiega Mario Rusconi, vicepresidente dell’ Anp, l’ associazione nazionale presidi.E critica: finora solo chiacchere. Ministro Poletti – conclude Rusconi-: «Ecco vorrei che alle chiacchere seguissero i fatti, altrimenti tra 20 anni saremo ancora qui a ripeterci le stesse cose». Ma c’ è anche chi è critico con la proposta di Poletti. Il Codacons, ad esempio: «Ci chiediamo se Poletti sia a conoscenza dei dati sulla disoccupazione giovanile, che in Italia ha raggiunto il 41,2%», osserva il presidente dell’ associazione consumatori Carlo Rienzi.E critici lo sono sopratutto loro, gli studenti. «A me piace lavorare, ma quando mi chiama un’ agenzia per fare dei lavoretti mi pagano pochissimo e a tre-quattro mesi», racconta la liceale Erica Amedei. Mentre Alberto Irone, portavoce della rete degli studenti medi aggiunge: «Gli studenti debbono essere liberi di costruire il proprio percorso scolastico senza essere costretti a lavorare privati di qualsiasi tutela per garantire manodopera stagionale a basso costo». La strada, tenta di conciliare le diverse posizioni l’ assessore regionale alla scuola Emmanuele Bobbio (che da ragazzo consegnava pizze), è quella di stabilire seri programmi scolastici in cui «gli studenti siano aiutati ad avvicinarsi al mondo del lavoro».Progetti, non sfruttamento del lavoro degli studenti. «Perché il lavoro aiuta a crescere», conclude Bobbio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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