Polemica sull`inflazione per l`Istat resta al 2,1%
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fonte:
- La Stampa
Stipendi in aumento e inflazione al palo. Ma non sarà un pesce d`aprile? A domandarselo sono in molti, dopo aver letto i dati Istat che ieri hanno spiegato agli italiani come, nel periodo gennaio-febbraio le retribuzioni sono aumentate del 2,3% rispetto allo stesso periodo dell`anno scorso: per la precisione +2,1% a gennaio e +2,6% a febbraio. Questo mentre, aggiunge in altro rapporto l`Istituto di statistica, il caro vita di marzo è inchiodato al 2,1%, lo stesso livello registrato nel secondo mese dell`anno e migliore della media europea che è del 2,2%. C`è da rimanere perplessi, visto che la stessa fonte Istat segnala, marzo 2006 su marzo 2005, un aumento del 9,5% per i prodotti energetici, del 5,9 per i costi delle abitazioni, del 3,4% per i trasporti, del 3% per l`istruzione, del 2,2% per i conti di alberghi e ristoranti. Ma gli analisti non fanno una piega: è vero, dicono, il prezzo di combustibili e carburanti è cresciuto, in particolare per il gasolio auto (+10,8%), della benzina verde (+7,8%) e del gas (+11%). E allora? Allora niente, ribatte l`Istat, perchè, depurata dalla voce “energia“ l`inflazione a marzo non andrebbe oltre l`1,7%. Riguardo alle retribuzioni, invece, l`aumento più sostanzioso rilevato a gennaio sul dicembre 2005 riguarda la pubblica amministrazione ed è stato del 2,1%, grazie al traino del +5,3% dei ministeri e della scuola e dal 5,4% dei Vigili del fuoco, dopo gli accordi contrattuali sottoscritti all`inizio di dicembre scorso e già scaduti a gennaio, visto che con il 2006 ricomincia il quadro normativo quadriennale. Associazioni di consumatori e sindacati non hanno nessuna intenzione di sottoscrivere la situazione così come la dipinge l`Istat. Anzi, Carlo Rienzi, del Codacons, è convinto che la situazione in realtà sia assai più grave: “L`unica speranza – dice – è che il nuovo Governo metta in campo una radicale riforma dell`Istat, attraverso una sensibile modifica del paniere e un miglioramento dei metodi di rilevazione, così da arrivare ad un`inflazione più vicina alle reali possibilità d`acquisto degli italiani“. Assolutamente concorde l`Adiconsum, una cui nota precisa: “vi sono aspetti strutturali nei criteri di calcolo dell`inflazione che portano a rilevare solo in parte le dinamiche dei prezzi effettivamente subite dalle famiglie“. Insomma un sistema che va rivisto. Anche perchè, intanto, come avverte l`Isae, in aprile le cose potrebbero andare di certo peggio, dato che da oggi scattano i consueti adeguamenti trimestrali per le tariffe di luce e gas (+5,7 e +2,1%), per cui, nei conti del mese l`indice dei prezzi incorporerà gli aumenti delle bollette, valutato un decimo di punto percentuale. E proprio di questi rincari si preoccupa in particolare la Confesercenti, visto che andranno ad aggravare ulteriormente i già pesanti costi di gestione delle piccole e medie imprese. Inoltre ad aprile scatta anche la rilevazione trimestrale degli affitti, mentre, aggiunge l`Isae “Per i listini industriali, le pressioni inflazionistiche sembrerebbero destinate, in prospettiva, a durare fino a inizio estate“.Segnali di preoccupazione arrivano anche dalle organizzazioni agricole: “In marzo – sottolinea la Confederazione italiana agricoltori – i prezzi all`origine di molti prodotti hanno registrato nuovi considerevoli cali, mentre hanno continuato a crescere i costi produttivi e previdenziali per le aziende, con conseguenti effetti negativi sul reddito“. Più prudente e allineato all`Istat il Centro Studi di Confcommercio, secondo il quale, nonostante il permanere di elementi di tensione nel comparto energetico, la dinamica dei prezzi al consumo in Italia è sostanzialmente sotto controllo e in linea con quanto registrato negli altri paesi europei. Ma a ribattere è ancora l`Adiconsum: “Quelli comunicati dall`Istat sono risultati a cui tutti vorremmo credere, perchè hanno del miracoloso, ma, purtroppo le cifre sono messe a dura prova dal fatto che i consumi non decollano, nonostante l`ampio ricorso all`indebitamento delle famiglie“. Situazione quest`ultima, che, secondo Federconsumatori “rischia di generare una nuova schiavitù finanziaria che può condurre all`usura“. Quanto agli stipendi, poi, i sindacati avvertono di non farsi ingannare: “Le retribuzioni dei lavoratori dipendenti che hanno rinnovato il contratto – dice recisamentela segretaria confederale Cgil, Marigia Maulucci – si allineano a mala pena al tasso di inflazione reale“.
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