28 Maggio 2020

Pochi vogliono cambiare l’ auto «Dal governo zero incentivi»

i concessionari pratesi lamentano l’ assenza di aiuti e a maggio le vendite sono ancora la metà del normale. «c’ è un po’ di ripresa solo nell’ usato»i concessionari pratesi lamentano l’ assenza di aiuti e a maggio le vendite sono ancora la metà del normale. «c’ è un po’ di ripresa solo nell’ usato»
PRATO Con la fase 2 dell’ emergenza coronavirus anche i concessionari hanno “riacceso i motori”. La vendita di auto è stata tra le prime attività a poter riaprire il 4 maggio scorso ma i quasi 2 mesi di chiusura hanno pesato sul comparto, che, secondo dati del ministero dei Trasporti, a marzo-aprile ha avuto un calo del 51% sulle immatricolazioni, che sale al 97,5% se si considera solo aprile. E anche la ripartenza è abbastanza timida. «Per questo maggio siamo su volumi di vendita di circa la metà (50-60%) rispetto all’ anno scorso – spiega Gianfranco Leoni, responsabile commerciale della concessionaria Birindelli di via Traversa Fiorentina – Non è che ci aspettavamo chissà che cosa, tipo “si riparte pronti via”, ma stiamo affrontando una situazione difficile. Speriamo che giugno e luglio ci diano risposte migliori».A pesare è l’ incertezza economica del momento: «Ogni giorno le prospettive cambiano, c’ è instabilità – afferma Leoni – E questo non dà fiducia a chi deve fare un investimento». Non migliorano le cose i provvedimenti del governo per il rilancio del Paese, che non hanno previsto, come invece in molti attendevano (associazioni di categoria comprese), quasi nessuna misura per incentivare l’ acquisto di auto (eccetto la proroga dell’ ecobonus per le auto elettriche e ibride plug-in). «Ci aspettavamo qualcosa per il nostro settore – spiega Giulio Bartolozzi, titolare dell’ omonimo concessionario di viale Marconi – invece non è stato fatto nulla. Speravamo almeno in incentivi sulla rottamazione (non solo per l’ acquisto dell’ elettrico) così si sarebbero levate anche le auto inquinanti, senza contare che se una macchina non viene venduta è anche lo Stato a rimetterci, perché non incassa le tasse. Insomma si sarebbero innescati dei meccanismi positivi».«Sarebbe servito anche a spingere gli stock che ci sono nei concessionari – aggiunge Leoni – ma non ci hanno considerati».Intanto anche i concessionari pratesi si sono attrezzati con le misure anti-Covid: sanificazioni, pannelli di plexiglass alle scrivanie, mascherine, guanti e distanziamento. «Gli spazi dei nostri punti vendita, dato che devono contenere macchine, sono più grandi di altri negozi, perciò è abbastanza facile mantenere la distanza – spiega Chiara Palmucci, dell’ omonimo concessionario che ha la sua sede storica in viale Montegrappa -. Anche se la situazione è un po’ innaturale e non è così semplice entrare in sintonia con i clienti».Durante il lockdown Palmucci ha cercato di ricreare questa sintonia anche tramite la rete, attivando un servizio per mostrare le auto ai clienti in videochiamata (ancora disponibile): «Anche tra di noi abbiamo iniziato a fare riunioni online – racconta Chiara Palucci – perciò l’ idea ci è venuta spontanea. Magari senza la pandemia è una cosa che sarebbe venuta fuori tra 5 anni, chissà». Tra i “risvolti positivi” – magra consolazione a fronte di quelli negativi – dell’ emergenza Covid-19 per il settore auto ci sono segnali lievemente incoraggianti sul mercato dell’ usato, specie per le auto piccole: «Ci si avvicina chi prima si spostava coi mezzi pubblici ma adesso si sente più sicuro a viaggiare in macchina» racconta Bartolozzi. Da registrare anche una timida predilezione per le auto italiane dovuto a uno “slancio patriottico”: «Ci è capitato – dice Bartolozzi – ma è ancora presto per capire se sarà una tendenza». Intanto Codacons denuncia segnalazioni da parte di cittadini che si sono sentiti chiedere da alcune autofficine dei soldi in più per coprire i costi per la sanificazione. Una presunta “tassa Covid” spacciata per per obbligatoria che in realtà non esiste. –Fabrizia Prota.

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