2 Novembre 2009

Pochi vaccini alle Regioni

 La prevenzione sotto accusa Una giornata di paura, sospese partite di calcio e basket

DA CORRIERE.IT

ROMA Non c’è solo la ragazzina morta a Napoli. Un’altra bambina, sempre di undici anni ma di Bolzano, è ricoverata da una setti­mana a Innsbruck e le sue condizioni sono critiche. Tre bimbi sono in terapia intensiva a Roma, anche se nel loro caso ci sono di mezzo anche altre malattie gravi. Preoccupa­no le condizioni di due donne che hanno ap­pena partorito, una a Genova l’altra a Trani, mentre sempre in Puglia sono stati registrati i primi due casi definiti «gravi». Era previsto che proprio in questi giorni l’influenza A avrebbe cominciato a farsi sentire davvero, ma le notizie che arrivano da tutta Italia fan­no salire la preoccupazione. Solo venerdì scorso il viceministro del Welfare Ferruccio Fazio aveva parlato di «ri­schi limitati», dicendo che la mortalità del vi­rus H1N1 è «dieci volte inferiore rispetto a quella della normale influenza». Per il mo­mento la linea del governo non cambia visto che secondo Fazio, prima di prendere even­tuali altri provvedimenti, bisogna accertare le reali cause della morte della ragazzina di Napoli. Proprio ieri il viceministro aveva do­vuto incassare le critiche dell’ Avvenire che lo aveva definito «non ancora perfettamente guarito dal virus dell’esternazione altalenan­te ». Secondo il quotidiano dei vescovi, finora le sue parole hanno raggiunto «l’effetto op­posto a quello desiderabile: ossia quello di chiarire la situazione senza lasciare zone d’ombra e di tranquillizzare gli allarmati». E gli allarmati ci sono. Giacomo Milillo, se­gretario della Federazione medici di medici­na generale, dice che in questi giorni le chia­mate ai dottori di famiglia sono raddoppiate. La scorsa settimana, a Milano, il 14 per cento delle persone che sono entrate al pronto soc­corso dell’ospedale Niguarda lo ha fatto pro­prio per l’influenza. E il 15 per cento di que­sti è stato poi ricoverato. A misurare la preoc­cupazione aiutano poi le cronache dello sport minore. Solo in Veneto, tra calcio e basket, il timore che fra i giocatori ci fossero dei malati ha fatto sospendere dieci partite dei campionati dilettanti. Altre due gare tra i dilettanti della pallacanestro sono saltate in Trentino e Piemonte. Mentre i fratelli mag­giori della Benetton Treviso, per precauzio­ne, hanno fatto cambiare i lavandini negli spogliatoi. Cresce il numero dei contagiati, dunque, a questo punto dovremmo essere sopra quota 400 mila con la fascia d’età più colpita fra i 5 e 14 anni. Ma procedono ancora a rilento le operazioni di vaccinazione. La maggior parte delle Regioni è ancora nella cosiddetta fase 1 e quindi sta vaccinando gli operatori dei ser­vizi essenziali: medici, infermieri, forze del­l’ordine. In pochissimi casi si è già passati al­la fase due che invece riguarda la popolazio­ne: l’Emilia Romagna è già partita quindici giorni fa, Lombardia e Sicilia cominceranno domani, mentre a seguire ci dovrebbero esse­re Sardegna, Piemonte e Veneto. In molti ca­si è proprio la scarsità delle dosi a rallentare le operazioni: si lamenta la Puglia che finora ha ricevuto solo 30 mila dosi sulle 700 mila previste, protesta il Lazio dove ne sono arri­vate poco più di 100 mila a fronte di una ri­chiesta che supera i due milioni, problemi pure in Calabria dove ne sono arrivate 60 mi­la ma solo negli ultimi giorni.  L’associazione dei consumatori Codacons annuncia un esposto alla procura della Re­pubblica di Roma per chiedere di «accertare i ritardi nella distribuzione dei vaccini alla lu­ce delle possibili ipotesi di turbativa di pub­blico servizio, omissioni di atti dovuti e ina­dempimento di pubbliche forniture». Gio­vanni Rezza, epidemiologo dell’Istituto supe­riore di sanità, non si dice preoccupato per l’accelerazione del contagio ma rinnova il suo invito: «È assolutamente importante che le persone a rischio di complicanze e che rientrano nelle ordinanze del ministero della Salute si vaccinino prima possibile». Farlo a gennaio sarebbe inutile perché «ormai il pic­co sarebbe passato». Sempre che la distribu­zione dei vaccini proceda senza ritardi.

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