19 Febbraio 2005

Pochi soldi, poche idee, nessuno sguardo al futuro. Non soddisfa i sindaci, non piace…

ROMA. Pochi soldi, poche idee, nessuno sguardo al futuro. Non soddisfa i sindaci, non piace ai consumatori, e lascia delusi gli ambientalisti il provvedimento preso dal governo per tamponare l?emergenza smog. Mentre i livelli delle polveri sottili restano sopra i limiti di guardia e molte città del centro nord si preparano a vivere una nuova domenica senz?auto, cresce la polemica sulle soluzioni da adottare e su quelle appena prese. Legambiente e Wwf ritengono che tra le misure necessarie e quelle messe in campo la distanza sia abissale. Di fronte all?anomalia tutta italiana che vede 72 macchine per ogni cento abitanti, il nodo, dicono le associazioni ambientaliste, resta quello di un massiccio potenziamento del servizio pubblico. «Solo così – spiega il presidente del Wwf Fulco Pratesi – si può creare un? alternativa all?uso del mezzo privato nelle aree metropolitane». Di «misure inadeguate e insufficienti» parlano anche i Ds che invitano il governo a fare di più in tema di politiche ambientali e di sviluppo sostenibile. Più duro il giudizio del verde Alfonso Pecoraro Scanio che nei provvedimenti del governo vede solo «una toppa tardiva e inutile a fronteggiare la situazione». «Abbiano il coraggio di riconvertire i fondi destinati ad alcune grandi opere come il Ponte sullo Stretto di Messina, faraonico, inutile e nocivo, per metterli a disposizione di un piano nazionale di mobilità urbana», ha dichiarato il presidente del Sole che ride. Ma le più infuriate sono le associazioni dei consumatori che ricordano come quella di ieri sia ben l?undicesima accise apposta sui carburanti fra il 1935 e oggi. Una lista curiosa che comincia con il contributo per la guerra di Abissinia, continua con quello per la crisi di Suez, seguito dal disatro del Vajont, dall?alluvione di Firenze, dai terremoti del Belice, dell?Irpinia e del Friuli, dalle missioni militari in Libano e in Bosnia e, dulcis in fundo, dal rinnovo dell?ultimo contratto degli autoferrotranvieri. Per l?Adoc, le misure prese dal governo dopo due anni di promesse per porre un freno al caro benzina «sono una vergogna che alla lunga si ripercuoterà, di sicuro, sulle tasche dei cittadini». «È una misura che falcidierà i bilanci familiari», protesta l?associazione, chiedendo che a questo punto, per non penalizzare due volte i cittadini, siano subito sospesi blocchi e targhe alterne. L?Unione petrolifera ha garantito che, su invito del governo, le aziende si sono impegnate a non trasferire l?aumento delle imposte sul prezzo dei carburanti alla pompa. Tuttavia anche l?Adiconsum esprime preoccupazione per il fatto che interventi necessari, come l?ammodernamento di un parco auto vetusto, siano finanziati attraverso «l?imposizione di nuovi balzelli che costeranno ad ogni famiglia una cifra compresa fra i 60 e i 150 euro». Tanto più che fra nuove accise, tasse di revisione dei veicoli, aumenti di costo dei conti correnti, secondo i calcoli dell?Adiconsum, «i benefici della riduzione fiscale sono già stati ampiamente azzerati». Anche più rigida la posizione di Intesaconsumatori che ha già annunciato l?intenzione di impugnare il provvedimento nelle sedi opportune. Secondo il coordinamento il governo dovrebbe perlomeno chiedere «un doveroso contributo alle compagnie di assicurazione che continuano a lucrare sulla pelle degli automobilisti incassando ratei di premi, quando non ne avrebbero diritto, anche per i giorni di blocco della circolazione».(n.a.)

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