Pm10, esposti in arrivo anche a Brescia
-
fonte:
- Brescia Oggi
Milano è solo l’inizio. La battaglia alle polveri sottili per via giudiziaria sta per sbarcare anche a Brescia. L’altro giorno il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà e il sindaco di Milano Letizia Moratti hanno ricevuto un avviso di garanzia per «getto pericoloso di cose». Un reato punibile al massimo con un’ammenda di 206,58 euro, legato all’emergenza-smog in Lombardia. Le «cose» di cui Formigoni, Moratti e Podestà sarebbero responsabili del «getto» sono infatti le Pm10, le polveri sottili. Una direttiva dell’Unione europea indica che i valori massimi non vanno superati per più di 35 giornate all’anno. Ma siccome a Milano i superi nel 2008 sono stati 82, il Codacons s’è rivolto alla magistratura. La Gip Marina Zelante ha preso sul serio la cosa e ha chiesto accertamenti alla Procura. Che, muovendosi, ha avvisato i possibili responsabili. IL CASO-MILANO prefigura una nuova fase della battaglia anti-smog. Una battaglia «vitale» se è vero, come scrive l’Oms in un rapporto su 13 città italiane, che l’alta concentrazione di polveri sottili è all’origine del 9% dei decessi (incidenti stradali esclusi) delle persone con più di 30 anni. Brescia non rientra nelle 11 città su sui il Codacons ha intrapreso le vie legali. Ma qui ad annunciare esposti contro Formigoni, Molgora e Paroli (con l’aggiunta del ministro Prestigiacomo) è il Coordinamento Comitati ambientalisti. I comitati avevano già indirizzato a tutte le autorità civili e sanitarie una diffida contro la nuova centrale di A2A a Lamarmora. Ora quella «diffida» sta per convertirsi in esposto alla procura. SPIEGA Marino Ruzzenenti, portavoce del coordinamento: «Una direttiva dell’Unione europea del 1999 aveva chiesto a tutti i Paesi di rientrare, entro il 2005, sotto un tetto massimo di 35 superi. Viste le difficoltà di alcuni Paesi membri di rispettare questi parametri, nel 2008 l’Ue ha chiesto i tempi e i piani di rientro». Ruzzenenti però ricorda che l’Italia («ci fossero governi di centrodestra o di centrosinistra) non ha fatto nulla, incappando in una procedura di infrazione. «Nel frattempo – prosegue Ruzzenenti – la Corte di giustizia ha chiarito che questi limiti vanno rispettati e che i cittadini hanno diritto di rivolgersi alla magistratura nazionale per chiederne il rispetto». Una misura che ha dato la stura agli esposti, come quello che i Comitati si apprestano a presentare. «Al 30 novembre – spiega Ruzzenenti – a Brescia i giorni di supero erano 93. Dipenderà dal clima, dalle piogge o dalla siccità se anche quest’anno supereremo i 100 giorni, come in passato. Comunque i superi sono il triplo rispetto alla soglia ammessa». Nell’esposto che si accingono a depositare i Comitati bresciani, anzichè il solo «getto pericoloso di cose», evocheranno anche l’«omissione d’atti d’ufficio». Il motivo? «Non solo gli enti non adottano misure adeguate, ma si muovono in direzione opposta. Basti pensare al ministero dell’Ambiente che ha dato parere favorevole alla Centrale di Offlaga e alla nuova di Lamarmora, che immetteranno in atmosfera centinaia di nuove tonnellate di ossidi di azoto, destinate a diventare Pm10». RUZZENENTI segnala peraltro uno scarto esistente nella legislatura italiana: «Quella relativa agli ambienti di lavoro è piuttosto efficace, quella relativa all’esterno fa acqua da tutte le parti. I processi sono pochissimi. Anche perchè i nessi di causalità diretta sono difficili da dimostrare». All’obiezione che la Regione ha un proprio piano di abbattimento di Pm10, Ruzzenenti ribatte che si tratta di «pannicelli caldi, che da anni dimostrano di essere inefficaci: è tempo di pensare a qualcosa di più radicale». Poi la sottolineatura: «Le azioni legali hanno comunque un valore simbolico importante, dimostrano la clamorosa inadempienza legislativa. Quanto al caso-Brescia, il termoutilizzatore di A2A andrà ripensato. La terza linea per le biomasse, che in realtà brucia pulper di cartiera acquistato sul mercato internazionale, con il finire dei benefici Cip-6 non avrà più senso. E per i rifiuti urbani, con una raccolta differenziata spinta, una linea basta e avanza».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- AMBIENTE
