18 Dicembre 2020

Plastica in mare dal depuratore, 8 imputati

SALERNO. Dovranno rispondere di disastro ambientale e inquinamento gli otto imputati nell’inchiesta per lo sversamento in mare di 130 milioni di filtri di plastica avvenuto nel febbraio 2018 dal depuratore di Capaccio Paestum. Il gup del Tribunale di Salerno, Vincenzo Pellegrino ha rinviato a giudizio i tecnici comunali della città dei templi Carmine Greco e Giovanni Vito Bello, il direttore dei lavori Antonino Fiodo, il collaudatore delle opere strutturali Giuseppe Iodice, l’amministratore unico della società che gestiva il depuratore Gerardo De Rosa e Guido Turconi ed Elio Bardone, rispettivamente legale rappresentante e direttore dei lavori del colosso che si era aggiudicato l’intervento di adeguamento e ripristino del depuratore. Stralciata, invece, la posizione di Angelo Corradino, direttore tecnico che ha chiesto il rito abbreviato. Secondo l’associazione Clean Sea Life si tratta del «primo processo in Italia per inquinamento da plastica in mare». I dischetti fuoriusciti dal depuratore erano arrivati sulle spiagge di tutto il Tirreno ma in particolare sul litorale pontino. Non a caso tra le richieste di costituzione di parte civile accolte dal gup, oltre a quelle delle associazioni Legambiente, Wwf e Codacons, figurano quelle dei Comuni di Formia e di Latina. «Legambiente ha ritenuto di costituirsi parte civile e di perorare la causa ambientale anche in questo procedimento penale», ha commentato Giuseppe Giarletta, avvocato del Centro di azione giuridica Legambiente Campania. Per Matteo Marchetti, vice segretario nazionale del Codacons, l’ammissione come parte civile «sugella ancora una volta il grande lavoro svolto dal Codacons Campania nel contrastare i reati ambientali anche attraverso denunce, azione collettive, partecipazioni a processi ed altro». Il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, invece, ha fatto sapere che «ci costituiremo parte civile in questo processo, in molti altri, con il Centro giuridico di Europa Verde, centri che stanno nascendo in tutta la Campania, guidati da avvocati che mettono a disposizione gratuitamente la loro professionalità per combattere i reati ambientali, per la lotta alle ecomafie e per la difesa dei diritti civili». Per i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Maria Muscarà e Michele Cammarano a causa delle «negligenze di questa amministrazione regionale, la Campania si appunta una nuova medaglia del disonore in petto, dando vita al primo processo in Italia per inquinamento da plastica in mare

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