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10 Novembre 2019

Plastica, in Alto Adige 3.100 addetti Industriali e Cna contro la tassa

l’ affondo: «l’ ambiente non si salva raddoppiando i costi». a parcines le cannucce «bio»
BOLZANO Spira forte anche in Alto Adige il vento contro la tassa sulla plastica che dovrebbe colpire dal 2020 una ampia serie di imballaggi. La Plastic tax è al centro delle polemiche e rischia di far segnare una forte battuta d’ arresto alle imprese operanti nel settore. Le voci che si levano parlano di una tassa iniqua che andrebbe a colpire in ultima analisi il consumatore finale, sul quale le aziende scaricheranno questi costi. Si parte dalle aziende che producono plastica, si prosegue con quelle che usano la plastica che le prime producono, per arrivare allo scaffale del supermercato dove giunge il prodotto confezionato. Secondo Federconsumatori saranno 138 gli euro in più scaricati in un anno sul consumatore finale. Codacons arriva a stimarne di più: 165. Si parla di bottiglie di plastica, buste e vaschette in polietilene, ma ci sono anche i tappi delle bottiglie e i materiali plastici usati per la protezione degli alimenti e gli imballaggi. Sono 16 le aziende in Alto Adige che appartengono al gruppo delle chimiche plastiche, che danno lavoro a 3.100 addetti. «La Plastic tax non sembra rispondere a una svolta green, piuttosto è un aggravio fiscale senza un reale beneficio» dice il presidente di Cna Trentino Alto Adige Claudio Corrarati, che cita alcuni esempi: «Tra le misure ambientali poco sostenibili dal punto di vista economico, c’ è l’ imposta sul consumo dei manufatti in plastica con singolo impiego, definiti MACSI, che, anche se meritoria nell’ obiettivo, non individua correttamente le azioni che avrebbero dovuto essere messe in campo». Secondo Corrarati in questo modo non si sostiene l’ economia circolare e non si raggiunge l’ obiettivo dichiarato dal governo, ovvero quello della finalità ecologica del provvedimento riducendo l’ inquinamento e tutelando l’ ambiente. «Colpire indifferentemente tutti i prodotti – continua ancora il presidente di Cna – è una misura che si muove in controtendenza rispetto alla volontà dichiarata di sostenere l’ economia circolare. Senza contare, poi che sugli imballaggi in plastica già oggi gravano prelievi ambientali come il contributo Conai, che finanziano positivamente raccolta e riciclo. Contributo che, peraltro, viene già applicato in misura differenziata proprio in base alle caratteristiche ambientali dell’ imballaggio. Si privilegia infatti in maniera indistinta, come unica tecnologia ritenuta sostenibile per l’ ambiente, quella di cui alla norma europea 13.432 (relativa alle caratteristiche che un materiale deve possedere per potersi definire biodegradabile o compostabile ndr ), senza fare un’ analisi che tenga ad esempio conto della possibile sostituibilità in base all’ utilizzo, elemento fondamentale affinché la tassa introdotta possa rappresentare effettivamente una leva per la riduzione del consumo di tali beni». Non cambia il leit motiv se a parlare è il mondo dell’ imprenditoria: «Non è raddoppiando di fatto il costo della plastica che si raggiungerà l’ effetto di ridurre l’ inquinamento – dice Federico Giudiceandrea di Assoimprenditori -. Non è la plastica a fare danno, ma il modo con il quale non la si ricicla e la si disperde. Di per sé la plastica ha prodotto benefici, per esempio nel campo della conservazione dei cibi e agendo in questo modo la si criminalizza producendo magari l’ effetto di un maggior spreco di cibo». Secondo i dati elaborati dal Centro studi Unioncamere Emilia-Romagna per il Sole-24 Ore le regioni ad essere più colpite dalla plastic tax saranno Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, che da sole rappresentano il 70% del mercato italiano industriale della trasformazione della plastica. Una delle aziende coinvolte sul nostro territorio è la Alpiplast di Parcines che produce cannucce per le bevande e la gastronomia: «Da qualche tempo ne produciamo di tipo biodegradabile che abbiamo realizzato dopo un lungo periodo di studio e ricerca – spiega Markus Forcher – perché molti nostri clienti si sono orientati già da tempo verso questo tipo di cannuccia, più ecosostenibile. La produzione di quelle in plastica è in costante calo. Ritengo quindi che non avremo un grande impatto della plastic tax sulla nostra produzione».
enzo coco

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