25 Ottobre 2019

Plastic tax, il problema è solo nella raccolta

Si avverte un profumo di ambientalismo nelle manovra di bilancio varata dal governo e in attesa di passare al vaglio del Parlamento. Ma vi sono tuttora discussioni in corso anche per le misure ambientali, poiché hanno sollevato polemiche specie da parte di Codacons e Confindustria. Si sostiene che il taglio sui sussidi dannosi per l’ ambiente (gasolio per autotrasporto) e la tassa per i prodotti inquinanti impiegati per la produzione dell’ energia si riflettono alla fin fine sugli utenti poiché produrranno un incremento dei prezzi al dettaglio dei prodotti trasportati su gomma, con possibili ripercussioni negative sui consumi interni, già oggi in sofferenza. La tanto decantata svolta verde del governo si realizzerebbe quindi nell’ aumentare le tasse, facendola così pagare ai consumatori. Analoga questione avviene per la tassa sulla plastica che introduce un ulteriore balzello a carico delle imprese produttrici con inevitabile rimbalzo sui prezzi dei prodotti e quindi sui consumi. La tassa, oltre ad aggiungersi ad una già esistente (contributo ambientale CONAI), è particolarmente esosa: un euro per ogni chilo di imballaggio. Si parla ora, per attuarne l’ impatto, di introdurre un rafforzamento degli incentivi fiscali per gli investimenti in economia circolare. In ogni caso, l’ introduzione della plastic tax non coglie il problema che non è la produzione della plastica quanto il suo disperdimento nell’ ambiente perché non raccolta e quindi abbandonata nelle città, nelle campagne e nel mare. Invece di lanciare una campagna informativa ed educativa sul corretto smaltimento dei prodotti plastici e sul suo riuso, si è intrapresa la via più facile della tassazione, con l’ evidente obiettivo di integrare, con quanto ricavato anche da queste tasse ambientali, le scarse risorse necessarie per sterilizzare l’ aumento dell’ Iva e assicurare la parziale riduzione del cuneo fiscale. Si rischia così, sostengono i produttori di plastica, di penalizzare un materiale quando il problema è soprattutto l’ incapacità delle amministrazioni locali di gestire efficacemente il problema dei rifiuti. In Italia il settore della plastica è una eccellenza nazionale. Coinvolge dieci mila aziende con 15 mila addetti e un fatturato di 40 miliardi ed è tra quelli più innovativi nell’ ambito della ricerca di nuovi materiali e tecnologie per il riciclo. Rilevante è l’ export con un indotto che riguarda non solo materiali, ma anche tecnologie di stampa, stampaggio e macchinari. La plastica fu un emblema del nostro miracolo economico. Merito del Moplen, scoperta del professore Giulio Natta e portato in trionfo nelle case di tutti gli italiani dal carosello con Gino Bramieri. La plastica è un ottimo materiale circolare purché sia raccolto e non disperso nell’ ambiente. Il pet delle bottiglie in plastica è perfettamente riciclabile. È di questi giorni la notizia che la Ferrarelle ha realizzato un nuovo impianto per la produzione di plastica ad impatto zero che permette di creare nuove, bottiglie utilizzando materiale che proviene dalla raccolta differenziata. Proprio sulla raccolta c’ è molto da fare educando i cittadini, partendo dalle scuole dove dovrebbe trovar miglior inserimento l’ educazione civica. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox