26 Novembre 2002

Piovono le carte bollate sui vertici della Tucker

Dopo le denunce televisive di “Striscia la notizia“ e gli arresti per truffa, piovono le carte bollate sui vertici della Tucker, l`azienda del tubo antinquinamento che avrebbe le “magiche“ facoltà di garantire risparmio energetico e abbattimento delle emissioni degli impianti di riscaldamento. E anche a Venezia e hinterland il “tubone“ ha colpito: finora il Codacons ha raccolto le denunce di una quarantina di persone che si dicono truffate dall`azienda di Rimini che, con una sorta di catena di Sant`Antonio, raccattava venditori in tutta Italia; anche Adoc, Adusbef e Federconsumatori si sono mobilitati; mentre c`è sempre chi ricorre alla carte bollate per conto proprio nel tentativo di recuperare i soldi. È il caso di sei giovani – quattro veneziani, un sandonatese e un trevigiano – che hanno fatto inviare dai loro avvocati una diffida alla Tucker a restituire i soldi versati per entrare in possesso del kit per la promozione del tubo “magico“ (del costo di 7777 euro) e a risarcire 11mila euro a testa per i danni patiti nell`operazione.
I sei erano stati agganciati come migliaia di altri italiani attratti dalla prospettiva di un facile guadagno. La convocazione per un meeting dimostrativo, la firma di un contratto di franchising che prevedeva l`invio di un kit composto da due Tucker 400 in cambio di 7777 euro. C`è chi ha sborsato di tasca sua, chi invece è stato “agevolato“ con un finanziamento a tassi non proprio di favore. Il consiglio, più che piazzare il prodotto sul mercato, era quello di trovare altri venditori – spiegano ora i giovani che hanno affidato agli avvocati Roberto Senigaglia e Giuseppe Troisi le loro speranze di essere rimborsati – in modo tale da allungare la catena di distribuzione. Peccato, però che dopo i contatti avviati a marzo, il mese scorso sia scoppiato lo scandalo senza che il venditore o presunto tale abbia potuto avviare il business.

«Ci preme puntualizzare – scrivono i legali – che i nostri clienti non hanno ancora ricevuto né il materiale (modulistica, biglietti da visita, ecc.) necessario alla presunta attività di franchisee, né i due Tucker 400 che hanno regolarmente provveduto a pagare e che per contratto gli sarebbero spettati; inoltre, dalla operazione in cui sono stati ingannevolmente coinvolti, essi hanno subito danni patrimonialmente quantificabili in 8mila euro, oltre a quanto già versato a titolo di corrispettivo del contratto di franchising». Da qui l`inadempienza e la richiesta del pagamento dei danni.

A ottobre gli uomini della squadra mobile di Venezia avevano fatto irruzione negli uffici della Tucker di Favaro Veneto sequestrando 13 “bussolotti“, ma la dimensione del fenomeno non è stata ancora accertata in pieno. Tutto dipende dal numero di denunce che arriveranno sul tavolo della magistratura. Dalle prime stime pare che in tutta Italia siano stati agganciati circa 8mila “venditori“, un migliaio in Veneto e 200 in provincia di Venezia. «Noi continuiamo a insistere nella raccolta di denunce – dice Franco Conte (Codacons) – e abbiamo messo a disposizione due numeri telefonici: 041 970398 e 335 7294900. Inoltre sosteniamo che, oltre all`illegittimità del contratto di franchising, deve ritenersi nullo pure l`eventuale contratto di finanziamento e per questo nessuno deve sottostare a richieste di pagamento».

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