6 Agosto 2010

Piove, Niguarda va sottacqua e le strade sembrano piscine

 
Ancora alle tre del pomeriggio lo schieramento di auto dei vigili era lì a murare gli accessi per viale Fulvio Testi e a incanalare le auto in slalom tra via Bitti e viale Rodi, via Pianell e viale Cà Granda. Da piazzale Istria le autopompe dei vigili del fuoco erano appena andate via, dopo aver dragato e aspirato via i piccoli laghetti a bordo marciapiede. Tutti i mezzi del 115 fuori, via Sardegna e piazzale Cuoco e via Messina, un paio di rinforzi dall’ hinterland, disponibilità solo per le urgenze. Agli altri, giocoforza, viene detto di arrangiarsi. "Agli impiegati delle filiali di banca che chiamavano per un dito d’ acqua – racconta un pompiere dalla centrale operativa – abbiamo dovuto dire che non potevamo aiutarli, che c’ era altro da fare". Arriva l’ acqua, annunciata dai bollettini della Protezione civile, prevista da almeno una settimana. E puntuale il nord di Milano s’ intasa, il Seveso esonda, le cantine si allagano, i rami si piantano tra le rotaie, i box si riempiono, i negozi a piano terra sono accampamenti tra stracci, secchi e segatura. Era successo tre mesi fa, l’ ultima volta. Succede sempre, a ogni acquazzone appena oltre la media. Le chiamate, a vigili del fuoco e ghisa, sono cominciate ad arrivare alle 6. Niguarda sott’ acqua, viale Monza pista per idrovolanti, viale Certosa una lunga piscina. Fogne, tombini e scarichi tappati, bocche di lupo intasate dalle foglie morte e dai rifiuti. Attraversamenti pedonali con doccia anche in centro, in piazza Repubblica come in piazza XXV aprile e in via Francesco Sforza all’ altezza dei giardini della Guastalla. Scene paradossali anche all’ interno della questura, in via Fatebenefratelli, dove a metà mattinata comincia a piovere all’ interno del tunnel in cemento che connette il cortile principale all’ edificio che ospita Mobile, Digos e Scientifica, e ci vogliono un paio di operai per aspirare le due dita d’ acqua che stagnano a terra. Ma è quando, poco dopo le 11, il Seveso tracima che la situazione precipita. Fulvio Testi, già trapuntato di scavi per la metropolitana, impazzisce. Regge, almeno, la rete dei tram. Circolano regolarmente il 5 e il 7, anche se si deve faticare per liberare le rotaie di viale Cà Granda e quelle lungo i lavori della linea 5 da rami e fogliame. Chiude al traffico anche via Orwell, dall’ altra parte, a Rogoredo. Bolle il 115. Chiamano anche da via Watt, sul Naviglio Grande. In via Ricciarelli, a San Siro. Crolla un albero in via Gattamelata, alla vecchia Fiera, appena passato mezzogiorno e ci vogliono gru e autoscale per liberare le otto auto schiacciate dal grosso tronco, venuto giù perché le radici erano ormai fradice come il terreno in cui affondavano. Solo intorno alle 14 quando il diluvio torna pioggerella, l’ emergenza si riassorbe. Alle 16 la circolazione tra Niguarda e Bicocca è tornata normale. Lo sarà oggi, dopo qualche spruzzo d’ acqua: il Centro funzionale di Protezione civile della Regione Lombardia ha annunciato la revoca dell’ allarme. Affatto normale, però, è stata la giornata di ieri a giudizio di Roberto Caputo, vice capogruppo Pd in consiglio provinciale: "Ecco l’ ultimo regalo della Moratti ai milanesi prima delle vacanze: strade impraticabili, tombini che non tengono, tutto per una mezza giornata di pioggia. Un vero disastro. E meno male che Milano è ormai vuota per l’ esodo estivo, altrimenti il traffico sarebbe impazzito e le strade sarebbero state un unico grande ingorgo. La situazione è indice di un sistema fognario da rifare e di una scarsa manutenzione dei tombini ostruiti: Amsa colga l’ occasione della pausa estiva per sistemare in parte questi problemi". Duro anche il presidente del Codacons Marco Donzelli contro Palazzo Marino e Pirellone, adombrando la possibilità di una class action: "Se Regione e Comune di Milano si preoccupassero meno di costruire nuovi grattacieli e pensassero di più a sistemare fogne, tombini e strade non ci troveremmo ad ogni pioggia in una situazione da Terzo Mondo. Non è tollerabile che per qualsiasi temporale ci siano allagamenti, alberi sradicati, strade bloccate e code. Il problema è che i proprietari delle strade non fanno il loro dovere e non investono nella manutenzione. Ci sono precise colpe e responsabilità. Per questo il Comune di Milano dovrebbe risarcire i milanesi che hanno subito dei danni. Per ogni disagio c’ è una precisa colpa"
 

 

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