16 Maggio 2019

Pioggia romana quanto ci costi! A rischio un milione di euro

C’ è chi l’ ha interpretata come una punizione divina per chi voleva strappare troppi soldi agli appassionati di tennis, soprattutto filofedereriani, questo mercoledì completamente rovinato dalla pioggia che il presidente federale Binaghi – decisamente troppo ingordo per essere un dirigente cui istituzionalmente compete di promuovere il tennis e non di trasformarsi in un imprenditore privato che ha come primario obiettivo quello di far più soldi che può – aveva deciso di far pagare molto più caro rispetto al prezzo originario del biglietto” per premiare chi invece l’ aveva acquistato per tempo, quando non si sapeva ancora che avrebbe giocato Federer “.Per inciso un premio davvero curioso, di cui i “premiati” hanno dichiarato di non essersi sentiti per nulla gratificati dal fatto che i ritardatari abbiano dovuto pagare di più di loro, mentre i “penalizzati” non avevano – ovviamente – per nulla gradito. Soprattutto confrontando i prezzi di Roma, da 33 a 39 euro i ground, da 96 a 118 nei primi giorni altri biglietti, da 108 a 173 giovedì, fino ad arrivare intorno ai 200, con quelli di Madrid ma anche quelli di Wimbledon e Parigi (e non si dice Miami e Indian Wells) per i primi turni.Troppo facile vantare, poi, continui record di incassi, se i prezzi lievitano di anno in anno. A fronte di servizi in tutta onestà assolutamente non paragonabili con i tornei suddetti: basti accennare alle code interminabili a toilette troppo spesso sporche al limite dell’ indecenza . Ma quanto può incidere l’ impiego di poche persone fisse per le varie toilette, che le ripuliscano ad ogni uscita dal bagno, nell’ ambito di introiti superiori ai 10/12 milioni di incassi di sola biglietteria, senza contare cioè diritti tv, sponsor, stand e quant’ altro? Se il fatturato dell’ evento supera i 30 milioni di euro, possibile non si possa destinare ad una maggiore pulizia (per una settimana) 2.000/3000 euro? Queste cose non le dice Scanagatta che come tutti i giornalisti ha il privilegio di poter usufruire di una delle tre, quattro toilette (con due cabine ciascuno; un po’ di cosa la dobbiamo fare spesso anche noi, ma non è paragonabile a quelle degli spettatori comuni) dell’ area stampa, ma ce le scrivono di continuo nostri lettori che sono stati anche in altri tornei.Come ho avuto modo di dire anche in uno dei video quotidiani realizzati in condizioni estremamente disagevoli al Foro Italico , sotto la pioggia e al di fuori dai cancelli dell’ impianto perché la FIT ci ha negato quella autorizzazione ai nostri stand up che invece perfino tornei dello Slam ci consentono, come l’ Australian Open e l’ US Open i quali hanno piacere addirittura che si mostrino sullo sfondo alle nostre spalle i loghi e gli scenari dei loro tornei ritenendo evidentemente che ciò giovi anche alla loro immagine visto che abbiamo parecchie decine di migliaia di visite quotidiane, non ricordo quando ci sia stata un’ altra giornata romana interamente fagocitata dalla pioggia , senza che si disputasse neppure un game.Mentre ne ricordo tante a Parigi, a Wimbledon, all’ US Open . In Australia si sono difesi con i tetti retrattili, uno, due, tre, negli USA anche, uno, due, a Wimbledon idem, uno, due, Parigi è rimasta la sola città fra le 4 baciate dagli Slam priva di un tetto (ma l’ avrà presto) . Fra i Masters 1000 hanno il tetto Shanghai e Madrid (3) , ovviamente Parigi-Bercy e Londra per le finali Masters perché indoor, e a mia memoria nessun altro.Però a Roma ne sento parlare dacché fu edificato il nuovo centrale – e anche prima in nuce – fra un’ amministrazione comunale e un’ altra, dai diversi colori politici. Alemanno, Marino, Raggi. Non ricordo se pure Veltroni. Nel 2016 , quando Binaghi e Tiriac erano in guerra per conquistare 10 giorni nel fittissimo calendario primaveril-estivo dell’ ATP – e la cosa lì per lì sembrava potesse accadere per un solo torneo o per tutti e due spazzando via due eventi minori – il presidente del Coni Giovanni Malagò ipotizzò la costruzione di un tetto sul centrale per il 2019. Non se ne è fatto di nulla , come ben sapete. Ora c’ è chi dice che per il 2022 o 2023 ci si potrebbe arrivare ma mi pare siano ipotesi campate in aria. Anche perché ogni due per tre ci sono nuove elezioni, avvicendamenti partitici e nessuno guarda mai più in là del proprio naso. Il tetto? Una chimera.Giornate perse come quella di ieri costano care, carissime, Altro che rincari binaghiani per premiare gli acquirenti più solleciti.Si è deciso – dopo mille tentennamenti, titubanze e idee poco chiare – di concedere la mattinata di giovedì a chi aveva il biglietto di mercoledì – maggiore precisione e maggiori dettagli li potrete leggere nell’ eccellente articolo di Paolo Di Lorito – ma personalmente non ho ancora ben capito la sorte di coloro che sono dovuti rientrare nella loro città, ufficio e non sono potuti restare anche giovedì.Un comunicato stampa federale relativo alla giornata di martedì aveva citato la presenza di 35.000 spettatori paganti . Quanti sarebbero stati nel “mercoledì nero” in cui dovevano giocare proprio tutti i big, da Federer – ma il cielo non gli ha voluto bene – a Nadal, Djokovic e i nostri Fognini, Cecchinato, Sinner non si può sapere altro che con lo “spannometro”.Sempre con lo “spannometro” non si dovrebbe essere troppo di fuori a pensare che i biglietti in vendita mediamente possano costare – fra i vari ordini di campi e di posti – intorno ai 60 euro: se la FIT avesse dovuto restituirli tutti a 30.000 spettatori, significherebbe un rimborso di un milione e 800.000 euro. Non noccioline insomma . Dando la possibilità ai possessori dei biglietti del mercoledì di utilizzare quei biglietti questo giovedì mattina la Fit si è coperta le spalle. Almeno i romani (liberi dal lavoro e da precedenti impegni) potranno approfittarne. Chi veniva da fuori forse no. Quelli potranno chiedere indietro i soldi? La risposta dovrebbe essere sì, ma non è certo. Il regolamento è fumoso . Al Codacons non piace.Ieri presidenza federale e direzione del torneo si sono lambiccati parecchio il cervello per tentare di evitare quell’ ipotesi disgraziata che avrebbe avuto come conseguenza quella di smentire i trionfali annunci dei giorni scorsi secondo cui il torneo aveva già battuto il record delle presenze della passata edizione (204.996 spettatori a fronte dei 203.762 del 2018, quindi già un migliaio in più a botteghini ancora aperti) e i 225.000 euro di incassi in più rispetto all’ annata record del 2017 quando furono incassati 12 milioni e 7.000 (o 700 mila) euro. Un anno fa l’ incasso era stato leggermente inferiore, 11 milioni e 629.011 euro. Spalmati su 8 giorni di gare – da domenica a lunedì – sono circa 1,5 milioni al giorno . Un po’ meno se invece di 8 giorni ne consideriamo una decina comprendendone anche due di qualificazione.Chiaro che se fosse andato in fumo anche un solo milione – e non un milione e 800.000 – addio record. Di incassi e di biglietti (quelli rimborsati chiaramente non sono venduti).Così ieri in FIT, sperando che dopo la 19 , quando ormai la giornata diurna se n’ era andata senza che si fosse disputato un solo game, avevano escogitato una bella pensata , tanto furba quanto – onestamente – bruttina assai. Per il turno serale, originariamente impostato soltanto su due match, Djokovic-Shapovalov e Kontaveit-Sakkari, nella speranza (risultata poi vana) che Giove Pluvio si calmasse, la FIT ha infatti provveduto a stilare un nuovo programma serale che prevedeva, accanto a quei due match già programmati fin dalla sera prima, altri due match non previsti da disputarsi non prima delle 19,30: sul Grandstand Putintseva-Kvitova, sul Pietrangeli Kohlschreiber-Cecchinato. In che cosa consisteva la gran furbata? Semplice. Poiché Putintseva-Kvitova e Kohlschreiber-Cecchinato erano match del pomeriggio, se si fossero potuti giocare anche a sera tardi, i possessori dei biglietti del Grandstand e del ground-Pietrangeli, non avrebbero avuto diritto ad alcun rimborso . Erano andati via dopo sette ore di pioggia battente? Peggio per loro! Lo spettacolo di un match per ciascuno dei due campi, più quelli previsti per il centrale alla sera, sarebbe stato garantito – se avesse smesso di piovere nella serata e nella prima parte della notte – e il rischio di dover restituire un milioncino sarebbe scomparso. Machiavellici. Avrebbero semmai dovuto essere rimborsati soltanto i possessori dei biglietti pomeridiani del campo centrale. Biglietti più cari, ma per un numero molto più limitato di persone, perché nei primi giorni del torneo il grosso del pubblico è più fuori dal centrale che dentro.Il cielo non ha voluto sentire ragioni, ha piovuto anche tutta la sera, e la furbata – secondo me una vera nefandezza che neppure un imprenditore privato ispirato dal mio concittadino Machiavelli dovrebbe mai accingersi a mettere in pratica – non ha avuto alcun seguito. A mio avviso sarebbe stato uno scandalo .Così come ritenni un mezzo scandalo quel che fece il Roland Garros due anni fa – nobody is perfect – alla prima edizione del torneo diretta dall’ ex campione francese Guy Forget, massacrata dalla pioggia più di tutte le venti edizioni precedenti.Sebbene la Federazione francese avesse sempre stipulato una assicurazione con una compagnia francese per tutelarsi dal caso di una pioggia che cancellasse un’ intera giornata di gioco – e a me non risulta che la federazione italiana abbia stipulato alcun accordo con alcuna compagnia assicurativa (lo si sarebbe saputo, avremmo certamente visto qualche brand di assicurazione ospite al Foro Italico o su Supertennis) – c’ era una clausola al Roland Garros che prevedeva il diritto al rimborso del biglietto se si fosse giocato meno di un’ ora nell’ arco dell’ intera giornata . Ebbene ci fu un match, mi pare che a giocarlo ci fosse Djokovic, che fu cominciato, interrotto e ripreso più volte, anche quando si capiva benissimo che non si sarebbe mai riusciti a portarlo a termine perché il calar delle tenebre lo impediva. Ma il match a singhiozzo fu preso e ripreso finché faticosamente l’ organizzazione centrò l’ obiettivo: furono giocati 62 minuti e addio rimborsi per tutti . Milioni veri risparmiati. Pubblico furibondo ma impotente. Altrettanto impotenti sarebbero stati i possessori dei biglietti pomeridiani di ground e Grandstand se Putintseva e Kvitova, Kohlscreiber e Cecchinato avessero giocato anche in tarda serata, sia pure davanti a soli quattro gatti irriducibili.Per la programmazione del Super-Giovedì, con anche i non più giovanissimi Federer, Djokovic e Nadal costretti – se vincitori al loro primo turno – a giocare due partite in un giorno, fra singolari e doppi (eh sì, ci sono anche i doppi) mi pare di aver contato 55 incontri.I possessori dei biglietti del giovedì non dovrebbero poter entrare prima delle 13, ma mi chiedo come si farà a far uscire i possessori dei biglietti del mercoledì dal Pietrangeli (per esempio) se i due match che si dovrebbero svolgere fra le 10 e le 13 non si fossero conclusi . Di solito 3 ore non bastano per due partite. Come faranno a non accavallarsi gli spettatori del giovedì con quelli del mercoledì? E come si procederà a far uscire da dove si saranno sistemati quelli del mercoledì? Mah, non invidio chi dovrà gestire il tutto e evitare proteste e assembramenti. Ogni match che finisse al terzo set invece di chiudersi in due sarà un colpo al cuore per chi dovrà mettere in campo i match a seguire. Sarà una giornata caotica? Vedremo.Non è la prima volta che accade, nei tornei non Slam in cui non esiste più il tre su cinque, che diversi giocatori debbano giocare due match nella stessa giornata . Certo la cosa non favorisce i più anzianie non solo nel giorno stesso in cui devono affrontare due partite invece di una, ma anche all’ indomani. I tempi di recupero per un trentaduenne non sono gli stessi di un venticinquenne. Abbiamo visto come fosse spento Tsitsipas rispetto alle normali performances nella finale di Madrid contro Djokovic, dopo che la sera prima aveva lottato fin quasi mezzanotte per aver ragione di Nadal. E era stata una partita sola. Sotto l’ aspetto tecnico-sportivo si potrebbero creare situazioni discriminante a favore di un tennista piuttosto che di un altro.Insomma, in questo caso non sarebbe colpa di nessuno. Il destino. Anche se anche semi chiedo tuttavia: ma perché non si è potuto programmare la partita di Federer, che a Madrid aveva perso già venerdì, o di Nadal che ha perso sabato, già fin dal martedì ? Era proprio impossibile imporlo, pretenderlo, quantomeno discuterne?Ricordo bene, fin da quando dirigevo il ben più piccolo torneo Atp di Firenze, che i tennisti di maggior nome, le teste di serie, premevano sempre per giocare il più tardi possibile. Anche se non sempre finiva loro per convenire. Un giorno di pioggia ed ecco che chi ha richiesto di non giocare prima di mercoledì (non so se qui a Roma ci sia stata esplicita richiesta in tal senso di Federer e Nadal) si ritrova a dover affrontare eventualmente 5 partite in 4 giorni se approda alla finale. Il tennista stesso, specie se non più giovanissimo, dovrebbe capire che può essere meglio cominciare un giorno prima piuttosto che rischiare di dover giocare due partite in un giorno. I tennisti hanno il coltello dalla parte del manico, gli organizzatori non se la sentono quasi mai di scontentarli. Federer ti fa capire che viene solo se non lo fate giocare prima di mercoledì (perché magari loha deciso Mirka)? E tu allora, prono, lo metti in campo al mercoledì. Che puoi fare altrimenti? Certi tornei sono più forti dei loro protagonisti. Ma sono pochi. Tutti gli Slam, certo, e solo i Masters 1000 più potenti, Indian Wells più degli altri.Voglio chiudere qui raccontandovi le difficoltà che Ubitennis incontra a Roma e in nessuna altra parte del mondo, in nessun altro torneo .Ubitennis non è una tv, non acquista e non ha diritti tv. Ma, esattamente come fa la FIT quando non possiede i diritti tv (non li possiede degli Slam, né dei 1000) può chiedere l’ autorizzazione all’ ATP, alla WTA e poi alle organizzazioni dei vari tornei, di poter introdurre i propri cameramen, le proprie telecamere . Si chiede l’ autorizzazione perché non la si ha. Ovviamente alle federazioni – anche se la FIT è la sola a possedere una propria tv – è difficile che un’ organizzazione dica di no all’ autorizzazione. Anche se ciò crea una discriminazione abbastanza ingiusta . La FIT intervista in tv i tennisti italiani, Ubitennis non può farlo in video, salvo che fuori dai cancelli dell’ impianto del torneo . Ma persuadere un tennista, anche il più gentile e disponibile che ha appena finito di giocare a venire anche fuori dai cancelli è tutt’ altro che semplice. Non si ha neppure voglia di rompergli le scatole, salvo che sia il giocatore stesso a tenerci. Diverso è però il caso degli stand-up, cioè quei video che ad esempio io e i miei collaboratori facciamo da tanti tornei per riassumere i fatti più importanti accaduti in quel giorno. Per Roma l’ ATP aveva concesso al sottoscritto e a Ubitennis non solo il permesso degli stand-up ma anche il permesso di fare dei video all’ interno degli stand di nostri sponsor FedEx e Emu purchè ovviamente non mostrassimo filmati di tennis giocato e garantissimo che non avremmo strappato giocatori alle sedi precostituite. Avevamo ringraziato, noi e gli sponsor. Ci siamo quindi comportati esattamente come si comporta la Fit in quei tornei in cui non ha i diritti.Così qui a Roma, una volta ricevuto l’ assenso dell’ Atp proprietaria del circuito, abbiamo chiesto alla FIT la regolare autorizzazione. Manco a dirlo l’ autorizzazione ci è stata negata . E negata anche ai loro e nostri sponsor che avrebbero voluto mostrare i loro stand ai nostri lettori. Gli sponsor hanno ricevuto una lettera in cui si diceva lapalissianalmente: Ubitennis non ha i diritti tv quindi non può usare telecamere all’ interno dell’ impianto del foro Italico.Che scoperta! Era appunto perché sapevamo di non avere i diritti che avevamo chiesto l’ autorizzazione. Noi e gli sponsor. Li avessimo avuti non avremmo avuto bisogno di chiederla!Come ho scritto più su all’ Australian Open e all’ US Open abbiamo chiesto l’ autorizzazione e ce l’ hanno data. A Parigi ci hanno detto che ce la daranno, forse già quest’ anno, oppure l’ anno prossimo per via dei tanti lavori ancora in corso quest’ anno a seguito della demolizione del vecchio Philippe Chatrier. A Wimbledon le cose si stanno sbloccando. A Roma finché c’ è questa gestione personalistica è impossibile essere ottimisti. Sarà mica perché Ubitennis è una voce autonoma, indipendente, critica? Scommettiamo – eh eh, lo so che non si potrebbe – che dell’ escamotage machiavellicamente pensato per non compensare gli sfortunati possessori dei biglietti del ground e del Grandstand non ne troverete alcuna traccia altrove? È dura per tutti lottare contro certa gente. Molti rinunciano. Io no.Penso che sarà difficile, altro esempio, che troviate scritto su siti federali ed allineati che lo strombazzatissimo presunto successo delle finali NextGen ATP di Milano avrebbe però comportato una perdita di oltre 4 milioni e mezzo di euro nel 2017 e più (piuttosto che meno) di altrettanti nel 2018 .E’ quanto si legge nel bilancio di previsione del 2018 sulla base di quanto accaduto nella prima edizione del 2017, sebbene più fortunata di quella del 2018 come spettatori e incassi.Nove-dieci milioni di perdita dunque? Ma secondo voi si può essere più ottimisti per l’ edizione del 2019 se, prevedibilmente, ventenni come Tsitsipas, De Minaur o Shapovalov, a Milano non verranno quasi di sicuro e chi sta loro dietro non li vale? A livello tecnico, ferme restando quelle regole delle Next-Gen che possono piacere ai ragazzini ma non agli altri, non si poteva avere protagonisti più qualificati di quelli che sono venuti. Eppure da una città con la provincia supera i 3,2 milioni di abitanti, ci si sarebbe potuti aspettare un numero di spettatori più alto. Per il prossimo futuro ci vorrebbe un Sinner fra i presenti, un Musetti o un Zeppieri, ecco, ma basterebbe?Alla luce di quanto riscontrato nel bilancio di previsione Next-Gen del 2018 io -che, voglio precisare a scanso di equivoci, sono supercontento perché le finali ATP saranno a Torino dal 2021 al 2025 anche se non mi aspetto che ci sia più Federer e forse neppure Nadalma magari Djokovic sì – ero diventato via via più ottimista sulle chances di Torino man mano che si allungavano i tempi per la decisione finale, in attesa di quelle garanzie che l’ ATP pretendeva. Chris Kermode, il CEO ATP, e i giocatori sapevano bene che l’ Italia nel dare la propria disponibilità all’ ATP per le finali Next-Gen di Milano (per le quali non c’ era tutta questa concorrenza qualificata) si era esposta a un notevolissimo sacrificio finanziario.A un discreto bagno di sangue aggravato anche dalla perdurante indisponibilità del Palalido che avrebbe dovuto essere pronto a prezzi inferiori rispetto a quelli della Fiera a Rho e con una situazione logistica molto più favorevole ai flussi di traffico milanesi e soprattutto extramilanesi. Ma pronto ancora non è.Insomma, per capire tante di quelle cose che accadono e che ci vengono presentate in un modo o in un altro, occorrerebbe sempre conoscere tanti retroscena. Ubitennis cerca di conoscerli e non li nasconde. Anche se a qualcuno dà fastidio. Ma è il nostro lavoro al vostro servizio.

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