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14 Dicembre 2019

Pioggia e scuole chiuse La scelta di Raggi che fa litigare Roma

la sindaca criticata: «la vita vale più delle polemiche»
Al mattino arriva il (non troppo) bonario sfottò di Beppe Sala via Instagram: «I milanesi non si spaventano per due fiocchi di neve, dai!». A Roma invece bastano quattro gocce di pioggia per restare in trappola tra un’ iperbole e un paradosso, sigillando scuole, parchi e cimiteri. L’ iperbole, nel più classico esempio da manuale, è: affogare in un bicchier d’ acqua. Il paradosso, nella capitale d’ Italia al tempo di Virginia Raggi, è che qui un’ iperbole va presa alla lettera. Noi romani anneghiamo davvero in poche sorsate di millimetri d’ acqua piovana che altrove valgono una scrollatina di ombrello. E soprattutto ci avveleniamo di polemiche su quella pioggia. Una decina di giorni fa, per effetto di caditoie e tombini cronicamente privi di manutenzione comunale, era bastato un acquazzone di stagione a trasformare piazze e vie in laghi e torrenti impossibili da guadare, col beffardo soprammercato dei sacchetti di rifiuti (mai smaltiti) a galleggiare immondi sopra le acque nere: un tale smacco al prestigio della Città eterna, e un così grave rischio per l’ incolumità dei suoi cittadini, da far sembrare quasi dettato dal buonsenso il provvedimento di ieri con cui la sindaca, a fronte di previsioni del tempo nuovamente avverse, ha lasciato a casa scolari e studenti di ogni ordine e grado. Il problema sta in quel «quasi», che fa tutta la differenza del mondo. La contingenza si è tradotta in un giorno di calvario per la Raggi che ieri è stata contestata dai presidi, dal Codacons, dalle famiglie (e a poco vale la sentita gratitudine di qualche ragazzino che avrà saltato il tema o il compito di matematica). Mario Rusconi, presidente dei presidi laziali, è andato giù duro: «Le scuole sono state chiuse per un po’ di pioggerella, con un danno di immagine gravissimo. Finirà come la favola di Esopo con il suo al lupo al lupo». Per il Codacons la scelta è «eccessiva e ingiustificata e ha gettato nel caos migliaia di famiglie». Molti genitori sono stati costretti a prendersi un giorno di permesso per stare a casa con i pargoli e non è servito a placarli l’ astuta foto diffusa dallo staff del Campidoglio che ritrae la sindaca come una qualsiasi delle tante romane ieri nei guai, al lavoro in Comune assieme al figlioletto, pure lui rimasto a spasso per effetto dell’ ordinanza di mammà (non molte hanno il privilegio di portarsi il bambino in ufficio, sicché la strategia della normalità s’ è tramutata in un boomerang). «La vita umana vale più delle polemiche», ha dichiarato a fine giornata una Raggi indispettita. Certo, a Ostia il vento è arrivato a 100 chilometri l’ ora. Certo, nel pomeriggio altri acquazzoni hanno sferzato pezzi di città, danneggiando anche il tetto dell’ Auditorium di Renzo Piano. E soprattutto un albero caduto sulla scuola media La Giustiniana, nel XV municipio di Roma, opportunamente vuota, ha permesso ai 5 Stelle di rovesciare le accuse sugli accusatori: «Guardate questa foto, vale più di mille parole. Soprattutto vale di più di quelle sprecate in inutili polemiche». Certo, se fosse usato lo stesso metro nelle città dell’ Italia settentrionale, si lascerebbero a casa gli studenti almeno per tre mesi l’ anno. Pesa, e si capisce in questa nostra repubblica giudiziaria, su tutti i primi cittadini l’ angoscia da procedimento penale dopo la tragedia di Genova di otto anni fa che costò la vita a quattro donne e due bimbe e una dura condanna alla sindaca Vincenzi per non aver chiuso le scuole nonostante l’ allerta meteo. Ma nel caso romano questa ritirata sul fronte della pioggia assume anche un altro sapore: quello della scelta, della prassi amministrativa che si spinge fino alla paralisi (in)felice. Se i tombini sono occlusi da fogliame e detriti, e dunque con le piogge trasformano la città in una trappola, non si puliscono i tombini: si chiude tutto e si ferma la città. Se l’ immondizia ci sovrasta, non si costruiscono inceneritori (come ora anche l’ Ama suggerisce): si punta su una differenziata che, anziché aumentare, decresce (chi volete faccia la differenziata in una città dove la spazzatura ha sommerso i cassonetti?). Se le strade sono piene di buche, si mette il limite di velocità a 30 chilometri l’ ora (sulla Cristoforo Colombo!) così chi si schianta lo fa sotto la propria responsabilità. Se le opere pubbliche attirano i corrotti, non si vigila sugli appalti: si rinuncia alle Olimpiadi. Metafora vivente della paralisi pentastellata, Virginia Raggi accompagna dunque Roma verso una dimensione premoderna, in controtendenza con tutte le metropoli del globo. Atràs, Pedro, indietro, con juicio: la prudenza è una virtù, ma non deve diventare una paura che immobilizza.
goffredo buccini

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