27 Agosto 2002

Ping pong tra ministri sui provvedimenti per il controllo dei rincari

l governo tentenna: blocco delle tariffe?
No, vincoli per le compagnie su Rc auto

Ping pong tra ministri sui provvedimenti per il controllo dei rincari

E` bagarre su tutti i fronti, dopo l`annunciazione miracolistica di Silvio Berlusconi a Rimini di un blocco delle tariffe per l`anno prossimo. Non devono avergli creduto più di tanto le associazioni degli utenti, se le quattro lobby confluite nell`Intesa dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) hanno annunciato per il 12 settembre un`altra “astensione dagli acquisti“ da parte dei loro aderenti.
La confusione regna sovrana all`interno del governo, se i due ministri dell`Economia Giulio Tremonti e quello delle Attività produttive Antonio Marzano, sulla questione dei prezzi e delle tariffe, non fanno che rincorrere soluzioni diverse a ogni giro di dichiarazioni.

Infatti, se Tremonti accoglie l`esortazione del “capo“ e per “raffreddare“ i prezzi rilancia la linea del blocco tariffario (che dovrebbe riguardare tutto ciò che in varia misura rimane sotto il controllo pubblico: trasporti, luce-acqua-gas, eccetera), Marzano sollecita invece l`intervento del Parlamento per sbloccare la “riforma sulle Rc auto“ ferma al Senato, ovvero reclama un decreto che obblighi le compagnie a creare un sito internet per la trasparenza sui prezzi e per l`istituzione di una commissione presso il Ministero delle attività produttive «con il compito di monitorare gli aumenti dei prezzi fuori dal mercato e i tentativi di elusione da parte delle compagnie di assicurazione».

C`è poi il presidente della Commissione attività produttive della Camera, il cristiano democratico Bruno Tabacci, che sostiene l`impraticabilità di un blocco tariffario in nome del mercato e delle privatizzazioni; e c`è infine Alleanza nazionale che a Napoli si schiera con scooteristi e automobilisti, e parla apertamente di «disobbedienza civile verso le compagnie di assicurazione».

Sul blocco delle tariffe si sono scatenati tutti i gestori di servizi pubblici, semipubblici o semiprivatizzati: Autostrade, Ferrovie, Enel, Eni, Acea, Aem, eccetera; i quali, per bocca del presidente di Autostrade ed ex presidente dell`Eni Gian Maria Gros Pietro, fanno sapere che un intervento dello Stato, in tema di tariffe e quindi di profitti delle società in via di definitiva privatizzazione, non farebbe che scoraggiare gli investitori che si guarderebbero bene dal mettere i loro soldi in aziende su cui lo Stato può intervenire per frenarne lo sviluppo, soprattutto in una fase di «mancata crescita della domanda in generale».

Dall`altra parte, Altroconsumo sostiene che, ad esempio, in tema di tariffe telefoniche la Telecom continua a comportarsi come un monopolista «ben lungi dall`essere smantellato». L`associazione che edita l`omonima rivista in difesa dei consumatori, nel prossimo numero in edicola afferma che la bolletta del telefono in Italia è più cara del 46% rispetto alla Danimarca, del 35 più che nel Regno Unito, del 26 più che in Germania, del 12% più che in Francia. «Dal 1996 a oggi il canone Telecom è aumentato dell`80% – scrivono gli autori della ricerca – con la conseguenza che i costi fissi pesano sempre di più, soprattutto su chi il telefono lo usa poco».

E intanto la Confindustria ha messo le mani avanti, molto preoccupata per l`autunno che verrà e che potrebbe far lievitare le richieste di adeguamento salariale per i contratti in scadenza, che riguardano sei milioni di lavoratori (metà nella pubblica amministrazione). Ieri il vicepresidente Guidalberto Guidi ha minimizzato: «Questo terrore ferragostano per il rialzo inflattivo è una grande sciocchezza, ed è eccessivo il timore di nuovi rincari». Con una buona dose di cinismo Guidi ha ricordato anche che «I contratti si fanno sulla base dell`inflazione programmata, che non è quella attesa».

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