Pil, è profondo rosso ma l’industria si rialza
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fonte:
- La Provincia di Sondrio
ROMA Il Pil italiano va giù nei primi tre mesi dell’anno del 6% ma il "timido" segnale di ripresa, evocato da governo e imprese, trova la sua conferma nei dati Istat sulla produzione industriale di aprile: dopo 11 mesi di calo ininterrotto l’indice è infatti tornato positivo (+1,1%), controbilanciando in questo modo il pessimo risultato tendenziale della produzione, che mostra una caduta del 25,4% annuo. «Significa che ormai abbiamo passato il peggio», commenta il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, secondo il quale questo è «il segnale che si è interrotta la discesa». L’andamento congiunturale della produzione di aprile, tuttavia, è l’unico segnale positivo di una serie di dati diffusi ieri dall’istituto statistico che ha anche corretto, in negativo, il dato trimestrale sul Pil. Il prodotto interno lordo italiano nel primo trimestre 2009 è infatti calato del 6% rispetto allo stesso trimestre del 2008, e del 2,6% rispetto al trimestre precedente. Non solo. Se non dovesse intervenire una ripresa dell’economia nè un ulteriore rallentamento, a fine anno il Pil italiano, misurato dal cosiddetto "Pil acquisito", registrerebbe un calo del 4,7% rispetto al 2008. Il ministro dell’Economia Tremonti evita però di commentare la possibilità di una revisione delle stime del governo e chiede «prudenza». «Siamo ancora in terra incognita» spiega Giulio Tremonti, aggiungendo che «se sono obbligato a mettere un numero io rispetto la legge», ma che «il vero stimolo non è dare un bonus per comprare qualcosa, ma staccare la tv». I dati diffusi ieri su produzione e Pil a livello tendenziale si confermano però come i peggiori delle rispettive serie storiche. Il dato annuale della produzione (-25,4%) è il peggiore dal 1991. Anche il calo del Pil nel primo trimestre (-6%) è il peggiore dall’inizio della nuova serie storica, e cioè dal 1980. Aprile è stato un mese nero anche per la produzione di auto: l’indice grezzo è calato del 31,2% rispetto ad un anno fa; nei primi quattro mesi la riduzione è stata del 37,9%. Anche per questo la stessa Confindustria, che da tempo aveva segnalato il manifestarsi di primi segnali positivi, resta molto cauta. «La situazione è problematica e non si può dire che siamo fuori dalla crisi», avverte il presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, secondo la quale, nonostante «qualche piccolissimo segnale di miglioramento, la crisi c’è, è forte: bisogna – dice – dare risposte sia nell’emergenza, sostenendo il credito e gli ammortizzatori sociali, sia nel medio termine, con le riforme per ridare slancio alla crescita». Confindustria, inoltre, stima una nuova flessione della produzione industriale in maggio dell’1,2% su aprile. Pessimista il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che vede conferma per il Pil di «un risultato che a fine anno sarà molto pesante». La Cisl chiede urgentemente un incontro con il governo perchè, dice il segretario, Raffaele Bonanni, «al di là di ogni catastrofismo pregiudiziale è importante operare costruttivamente per frenare la caduta del Pil, riaprendo un circolo virtuoso dell’economia che il sindacato è pronto a sostenere assumendosi le sue responsabilità ». Per l’Ugl di Renata Polverini «l’ennesimo dato negativo" sul Pil richiede di mettere mano a nuove misure per evitare ulteriori perdite di posti di lavoro e stimolare i consumi». Chiede un tavolo con il governo anche la Uil, perchè «i dati Istat non fanno che confermare e fotografare in modo reale la situazione difficile dell’economia italiana». E il Codacons ricorda: «Chi considera la crisi ormai passata vive su un altro pianeta e non sa quello che dice. Ggli effetti della recessione si stanno riversando proprio ora sulla produzione industriale e, conseguentemente, sull’occupazione». Per questo l’associazione chiede al governo di rivedere la politica degli incentivi finora previsti, che «registrano un fallimento su tutti i fronti». «A dimostrazione dell’inefficacia dei provvedimenti finora presi basta citare il calo, reso noto ieri, della produzione di auto (ad aprile -31,2% sul 2008 e -37,9% nei primi 4 mesi dell’anno), per l’acquisto delle quali vi è teoricamente l’incentivo più consistente del governo. Ma nessun aiuto può indurre le famiglie senza soldi ad acquistare oggi dei beni durevoli non indispensabili».
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