4 Ottobre 2019

Pil Italia rivisto al rialzo, ma è un’ illusione ottica l’ aumento del reddito delle famiglie

L’ Istat ha rivisto al rialzo le stime sulla crescita dell’ Italia, ma l’ aumento del reddito delle famiglie è un’ illusione ottica. Nel secondo trimestre di quest’ anno il pil è aumentato dello 0,1% sia rispetto al trimestre precedente sia nei confronti del secondo trimestre del 2018. La variazione congiunturale del pil diffusa il 30 agosto era risultata nulla e quella tendenziale pari a -0,1%. Il secondo trimestre di quest’ anno, ha ricordato l’ Istat, ha avuto una giornata lavorativa in più sia rispetto al trimestre precedente sia rispetto al secondo trimestre del 2018. La variazione acquisita per il 2019 è pari a +0,1%. Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna hanno registrato aumenti con una crescita dello 0,1% dei consumi finali nazionali e dello 0,4% degli investimenti fissi lordi. Mentre le importazioni e le esportazioni sono cresciute, rispettivamente, dello 0,9% e dell’ 1,2%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per +0,1 punti percentuali alla crescita del pil, con apporti nulli sia dei consumi delle famiglie e delle istituzioni sociali private sia della spesa delle amministrazioni pubbliche e di un +0,1 punti degli investimenti fissi lordi. Il contributo della domanda estera netta è stato positivo per 0,1 punti percentuali. Per contro, la variazione delle scorte ha contribuito negativamente alla variazione del pil per 0,2 punti percentuali. Si sono registrati andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto dell’ agricoltura e dell’ industria, con diminuzioni, rispettivamente, dell’ 1,3% e dello 0,5%, mentre il valore aggiunto dei servizi è cresciuto dello 0,3%. La revisione per l’ intero periodo della stima dei conti trimestrali è dovuta, ha segnalato ancora l’ Istituto di statistica, anche all’ eventuale introduzione delle modifiche dei modelli di trimestralizzazione e di destagionalizzazione che risultano necessarie per migliorare la robustezza statistica delle stime. “A salvare il pil è l’ agricoltura con un aumento dello 0,4% il doppio di quello dei servizi e in controtendenza rispetto al calo dell’ industria, -0,2%”, ha sottolineato la Coldiretti. Un risultato ottenuto “nonostante gli effetti del maltempo e delle quotazioni insoddisfacenti in alcuni settori per colpa delle distorsioni di filiera e le importazioni selvagge che fanno concorrenza sleale alla produzione nazionale perché vengono spacciati come Made in Italy per la mancanza di indicazione chiara sull’ origine in etichetta per tutti i prodotti”, ha aggiunto la Coldiretti. Quanto al deficit-pil nel secondo trimestre l’ indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al pil è stato pari all’ 1,1% (1,3% nello stesso trimestre del 2018). Il saldo primario delle amministrazioni pubbliche (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo con un’ incidenza sul pil del 3,2% (+2,7% nel secondo trimestre del 2018). Il saldo corrente delle amministrazioni pubbliche è stato anch’ esso positivo, con un’ incidenza sul pil del 2,3% (+2% nel secondo trimestre del 2018). L’ incidenza del deficit del conto delle amministrazioni pubbliche sul pil “è diminuita rispetto al corrispondente trimestre del 2018 grazie a una dinamica delle uscite meno accentuata di quella delle entrate con incrementi, rispettivamente, del 2% e del 2,5%”, ha spiegato l’ Istat. Invece nel primo semestre dell’ anno il deficit/pil è stato pari al 4% dal 4,2% di gennaio-giugno 2018, il dato semestrale più basso dal 2000. Questa settimana nella Nota di aggiornamento al Def il governo ha rivisto al rialzo l’ obiettivo di deficit per l’ anno in corso al 2,2% dal 2,04% negoziato con la Commissione europea lo scorso luglio. Infine, a fronte di una pressione fiscale salita nel secondo trimestre al 40,5%, +0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente (nei primi due trimestri era risultata pari al 38,6% del pil, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto ai 38,1 del 2018), il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,9% rispetto al trimestre precedente sia in termini nominali sia in termini reali. Tale incremento si è tradotto in un’ analoga crescita del potere d’ acquisto. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari all’ 8,9%, in aumento di 0,8 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Dunque il reddito disponibile delle famiglie ha segnato, dopo il calo della seconda parte dello scorso anno, “un progressivo recupero, che grazie alla dinamica quasi nulla dei prezzi al consumo, si è trasferito in crescita del potere d’ acquisto, con un’ accelerazione nel secondo trimestre. La risalita del reddito si è tradotta solo in parte in maggiori consumi, mentre è aumentata la propensione al risparmio”, ha avvertito l’ Istituto di statistica. “E’ solo un effetto ottico. La crescita del potere d’ acquisto dipende solo dal rallentamento dei prezzi. Purtroppo il dato significativo e preoccupante è che i consumi finali sono sempre al palo: salgono di un misero +0,1% sul trimestre precedente”, ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori. “Il rialzo del reddito disponibile, insomma, è troppo basso per indurre le famiglie a tornare spendere e, quindi, si traduce solo in un aumento della propensione al risparmio. Gli italiani hanno paura del futuro”, ha concluso Dona. Anche per il Codacons questi numeri sono frutto di un’ illusione ottica e non corrispondono a un reale arricchimento delle famiglie. “Reddito e potere d’ acquisto degli italiani crescono solo sulla carta e solo grazie alla frenata dei prezzi al dettaglio”, ha spiegato il presidente Carlo Rienzi. “L’ inflazione infatti è da mesi al palo, con un tasso di crescita praticamente nullo, e ciò si riflette sul dato relativo alla capacità di spesa delle famiglie, che appare sì in aumento, ma in modo del tutto artificioso. Non a caso la spesa per consumi risulta ferma rispetto al trimestre precedente e segna appena +0,1%”. “La strada per recuperare il gap con il passato è ancora molto lunga”, ha contestato Rienzi. “Basti pensare che tra il 2008 e il 2018, la capacità di spesa dei consumatori ha subito una drastica riduzione, accentuata nel periodo della crisi economica, e il saldo ad oggi risulta ancora negativo, con una perdita complessiva del potere d’ acquisto delle famiglie del -6,6% in 10 anni”. (riproduzione riservata)

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