8 Agosto 2012

Pil, Italia in recessione: mai così male dal 2009

Pil, Italia in recessione: mai così male dal 2009

Michele Di Branco Roma. Una recessione senza fine. Continua e si aggrava il calo del prodotto interno lordo italiano. Nel secondo trimestre del 2012, il Pil è diminuito dell’ 0,7% rispetto al trimestre precedente e del 2,5% rispetto al secondo trimestre 2011. In parole povere, su base annua, il Paese sta vedendo andare in fumo circa 40 miliardi di euro di crescita. E per trovare un dato così negativo, è necessario fare un passo indietro di oltre tre anni. Per tornare così all’ annus horribilis per definizione. Quel 2009 nel quale l’ Italia, contagiata dalla crisi americana, perse il 5% del suo Pil. Un pessimo record, tutt’ ora imbattuto. Nella stima preliminare diffusa ieri (i dati definitivi saranno resi noti in autunno), l’ Istat ha sottolineato che, nel primo semestre dell’ anno, il Pil è calato dell’ 1,6% rispetto al secondo semestre del 2011. Il dato acquisito per il 2012 (che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri) è pari a -1,9%. La variazione congiunturale negativa è la quarta, dopo quelle registrate a partire dal terzo trimestre 2011 (-0,2%) e proseguite nel quarto trimestre 2011 (-0,7%) e nel primo trimestre 2012 (-0,8%). Tecnicamente si tratta dell’ abbondante conferma che siamo in recessione, considerato che due variazioni congiunturali consecutive negative sarebbero già sufficienti per pronunciare l’ odiosa parola. Il risultato tendenziale è il peggiore dal quarto trimestre 2009 (-3,5%) e il terzo calo consecutivo iniziato nel quarto trimestre del 2011. Il calo congiunturale, spiega l’ Istat, è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti e tre i grandi comparti che compongono l’ attività economica: agricoltura, industria e servizi. E non può certo consolare la circostanza che, nel secondo trimestre del 2012, ci sono state due giornate lavorative in meno rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in meno rispetto al secondo trimestre del 2011. Puntando i fari fuori dai confini nazionali, l’ istituto di statistica certifica che Pil è aumentato dello 0,4% congiunturale negli Stati Uniti ed è diminuito dello 0,7% nel Regno Unito. In termini tendenziali, invece il Pil è aumentato del 2,2% negli Stati Uniti ed è diminuito dello 0,8% nel Regno Unito. Il dato dell’ Istat sul calo della crescita in proiezione annuale (-2,5%) è la sostanziale conferma rispetto alle stime formulate da Bankitalia, Confcommercio e Confindustria, che parlano di una riduzione del Pil compresa tra il 2 e il 2,4%. Sembra così tramontato il relativo ottimismo del governo. Che nel Documento di economia e finanza di metà aprile aveva previsto un calo delle crescita limitato all’ 1,2%. Un risultato ormai non più a portata di mano. A meno di una ripresa economica che, a questo punto, appare davvero improbabile. I dati dell’ Istat «peggiori delle previsioni che già non erano buone» ha annotato Luigi Angeletti, hanno offerto al leader della Uil l’ occasione per tornare a criticare le scelte di politica fiscale del governo «che hanno reso la crisi in Italia più acuta rispetto a quella degli altri Paesi». Più ampio il ragionamento di Pierluigi Bersani. Il leader del Pd ha auspiscato l’ arrivo, dall’ Europa, di decisioni importanti. «Altrimenti ? ha ammonito ? continueremo a ballare, ma non solo ad agosto, anche a settembre. Mi aspetto che alla ripresa qualcosa succeda». Dura la Confcommercio secondo la quale, per far ripartire l’ economia, resta prioritaria una riforma fiscale capace di ridurre i costi degli adempimenti facendo emergere base imponibile in modo da tagliare le tasse. Sul versante dei consumatori, il Codacons chiede al governo un decreto per salvaguardare il potere d’ acquisto dei cittadini, eroso dalla recessione. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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