16 Maggio 2013

Pil in calo da 21 mesi A marzo giù dello 0,5%

Pil in calo da 21 mesi A marzo giù dello 0,5%

ROMA Consumi in picchiata, produzione al palo, ordini che non arrivano, ripresa che non si vede. È lo scenario del 2013. L’ economia arranca e si registrano record storici: la peggior serie dal 1990 (7 di seguito), da quando le rilevazioni sono trimestrali e non annuali. PEGGIO DELLE STIME. Nel trimestre gennaio-marzo il pil chiude con -0,5%. Tradotto sull’ anno è -1,5% già acquisito, anche senza futuri interventi di politica economica. Peggio del -1,3% scritto dal governo Monti e ratificato dall’ attuale Parlamento. Confrontando gli andamenti precedenti, il rosso rallenta di qualche decimale: il calo si attenua rispetto all’ ultimo trimestre 2012 (-0,9). Meno forte rispetto all’ anno precedente, -2,3, contro -2,8%. ANCHE PARIGI IN RECESSIONE. E anche tra i partner europei non va proprio bene: la Francia vede la recessione con un calo dello 0,2% mentre in Germania la crescita c’ è, ma è decisamente più bassa delle previsioni, con uno striminzito 0,1%. Il potere di acquisto delle famiglie francesi ha registrato un calo record dello 0,9% nel 2012, ha annunciato l’ Istituto nazionale di statistica e studi economici. A fine marzo l’ Insee aveva valutato questo calo al 0,4% (anch’ esso un record). L’ istituto ha inoltre rivisto allo 0,4% il calo dei consumi dello scorso anno, precedentemente stimato allo 0,1%. TUTTA EUROPA NON VA. Insomma, in tutta Europa non va: nel primo trimestre del 2013 il pil dei 17 Paesi dell’ Eurozona ha registrato nel complesso una riduzione dello 0,2% rispetto all’ ultimo trimestre 2012, facendo così registrare il quarto calo consecutivo. Su base annua, ovvero rispetto al primo trimestre 2012, la flessione del Pil dell’ Eurozona è stata dell’ 1%. Nella Ue a 27 nel periodo gennaio-marzo di quest’ anno, il pil ha segnato -0,1% rispetto al trimestre precedente e -0,7 annuo. AGRICOLTURA ITALIANA. C’ è chi però nel Belpaese ‘navigà nella crisi meglio degli altri ed è l’ agricoltura. Se infatti il calo dello -0,5% dipende fondamentalmente da industria e servizi, l’ agricoltura, secondo la rilevazione Istat, continua a crescere. Fenomeno che gli esperti fanno risalire al «ritorno alla campagna» tipico della crisi. Ma la tendenza dipenderebbe anche da iniziative imprenditoriali che ne spingerebbero la crescita. Il dato dell’ Istat è «preliminare», e non c’ è ancora distinzione tra i settori: ma l’ agricoltura è l’ unica a crescere. I COMMENTI. Per Maurizio Lupi, ministro dei Trasporti la «priorità assoluta» è creare «condizioni per la crescita». Ma i dati sono pessimi, «gravi» li definisce Enrico Giovannini ministro del Lavoro, se si guarda la produzione industriale si vede che il peggio non è passato. Confindustria prevede per aprile una variazione nulla su marzo (era -0,8% su febbraio). Nel secondo trimestre la variazione congiunturale acquisita per la produzione è già -0,8%. E questo rende probabile un ulteriore calo nel trimestre in corso. Anche gli ordini, fatturato futuro, segnano cali. A parte le organizzazioni agricole che salutano la conferma del buon andamento del settore, gli allarmi si moltiplicano: la situazione è «drammatica» – ribadisce Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, il governo attui le misure annunciate. Confesercenti aggiunge: «a nessuno venga in mente di insistere sull’ aumento dell’ Iva dal 21 al 22%». Federconsumatori e Adusbef giudicano «estremamente preoccupanti» i dati, e il Codacons sollecita il governo Letta che «deve invertire la rotta andando a prendere i soldi, per una volta, da quelli che li hanno».

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