3 Novembre 2015

Pignatone depositerà la «lista dei 101» al maxiprocesso

Pignatone depositerà la «lista dei 101» al maxiprocesso

roma Funzionari pubblici e politici del Comune di Roma, ma anche imprenditori. Sono i 101 dal curriculum “opaco”, inseriti dal prefetto di Roma Franco Gabrielli nella lista annessa alla relazione della Commissione di accesso al Campidoglio, che sarà depositata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone al maxi processo previsto per giovedì prossimo. Ci sono gli indagati di entrambi i filoni d’ indagine della Procura capitolina su Mafia Capitale, ma anche soggetti che formalmente non hanno compiuto alcun reato, ma la cui condotta, è definita «censurabile». Perché ciò che emerge dagli atti è l’ esistenza di una vera e propria rete che, a vario titolo, ha dato un fattivo contributo alle cooperative riconducibili a Salvatore Buzzi, «braccio imprenditoriale» della presunta organizzazione mafiosa capeggiata da Massimo Carminati. Così si scopre che nel centrodestra, di fianco al nome dell’ ex sindaco Gianni Alemanno (indagato per corruzione), spunta la sua ex vice Sveva Belviso, non indagata ma ampiamente citata dagli indagati. Poi ancora, Giovanni Quarzo, Giordano Tredicine e Alessandro Cocchi. Nel centrosinistra, invece, l’ ex vice sindaco di Ignazio Marino, Luigi Nieri (non indagato), legato da un «rapporto» di amicizia, anche elettorale, con Buzzi. Poi la deputata Micaela Campana, anche lei estranea all’ inchiesta ma citata nelle intercettazioni dagli indagati, e il consigliere regionale Eugenio Patanè. Ma al di là dei politici la vera linfa dell’ organizzazione sono i funzionari pubblici del Campidoglio, quelli che materialmente predisponevano gli atti che di volta in volta sarebbero dovuti tornare utili al business del clan. Gli atti della direzione distrettuale antimafia e dei carabinieri del Ros, al comando del colonnello Giovanni Sozzo, hanno chiarito il ruolo di ogni singolo dirigente dell’ Amministrazione capitolina. È il caso di Mirella Di Giovine, direttore del Dipartimento patrimonio che, per l’ accusa, «compie atti contrari ai doveri dell’ ufficio consistenti nel promuovere, in sede di Assemblea capitolina, anche mediante emendamenti e deliberazioni di giunta», così da favorire la dismissione del patrimonio immobiliare del comune di Roma in favore del Gruppo29giugno, il cui ex amministratore è Buzzi. Brigida Paone, collaboratrice dell’ assessorato alla Casa (ex assessore Daniele Ozzimo, citato nella lista), chiede e ottiene l’ assunzione di sua figlia in una delle coop di Buzzi, dando in cambio vantaggi patrimoniali. «Ohi – dice la donna in una telefonata con Buzzi – Allora, guarda, è passata la delibera (…) quella del patrimonio, l’ abbattimento dei costi è del 40%, perfetto? Concordato anche con la Di Giovine, tutti quanti, oggi è passato all’ unanimità in Commissione consiliare». «Perfetto – risponde Buzzi – meglio di così». Infine c’ è il caso del dirigente del Dipartimento patrimonio del Comune, Mario Cola. Stando agli atti avrebbe avuto «utilità economiche» per consentire alle coop di Buzzi «di occupare un immobile dell’ Amministrazione capitolina in via del Frantoio». Insomma, il documento della Commissione chiarisce la situazione del Comune prima dell’ inchiesta Mafia Capitale. Intanto Codacons e M5S hanno depositato formale costituzione di parte civile al giudice Rosanna Ianniello del Tribunale penale di Roma. Nell’ atto affermano che Mafia Capitale ha causato un «danno patrimoniale e morale ai cittadini». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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